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La prossima crisi internazionale partirà dall’Italia

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

28 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Se il governo italiano vuole sforare (le regole dell’Ue) lo faccia, ma poi ne pagherà le conseguenze. L’importante è evitare uno scontro con l’Europa, perché questo darebbe l’impressione che lo si voglia usare come scusa per un’altra cosa (l’uscita dell’Ue)” dichiara Cottarelli

  • Secondo Passera l’attuale governo deve cercare di spingere sugli investimenti a livello nazionale e lo deve fare fianco a fianco dell’Europa, se nei prossimi anni vorrà contare qualcosa nello scenario internazionale economico

L’Italia non deve cercare lo scontro con l’Europa se non vuole buttare benzina sul fuoco. La prima prova sarà proprio la lettera che la Commissione Ue invierà al Belpaese questa settimana

“Siamo noi la fonte dello shock internazionale”. Cosi Carlo Cottarelli descrive il futuro dell’Italia post elezioni europee. Durante il convegno: “Finalmente una nuova stagione per finanziare le Pmi?” organizzato da Classeditori, Cottarelli ha spiegato come l’Italia non debba cercare lo scontro con l’Europa se non vuole diventare una scheggia impazzita nei prossimi mesi. “Ho sempre pensato che per poter ricadere in una situazione simile a quella del 2011 ci volesse uno shock esterno, – dichiara Cottarelli– qualche evento internazionale (crisi sulla negoziazione dei dazi, una guerra in Iran). Adesso mi viene qualche dubbio che forse siamo noi la fonte dello shock internazionale. Non è detto che sia così. Credo che potremmo andare in quella direzione se nelle discussioni con l’Europa si iniziano ad usare dei toni sbagliati. Se il governo italiano vuole sforare (le regole dell’Ue) lo faccia, ma poi se ne pagheranno le conseguenze. L’importante è evitare uno scontro con l’Europa , perché questo darebbe l’impressione che lo si voglia usare come scusa per un’altra cosa (l’uscita dell’Ue)”.

Le preoccupazioni legate ad un possibile futuro scontro con la Commissione Ue sono dunque legate all’esito delle recenti elezioni europee, che hanno visto vincere la Lega. “Salvini si sente ancora più legittimato di tirare dritto e sfidare l’Europa sui conti pubblici, che vuol dire non aumentare l’Iva e ridurre le tasse – tuona Cottarelli–  È una strategia che reputo molto rischiosa, spero che il governo la gestisca minimizzando i rischi (reazione molto forte dei mercati finanziari, legata all’aumento dello spread e alla situazione di incertezza del sistema paese)”. Inoltre, sottolinea Cottarelli, la possibilità che “le regole sui conti pubblici europei vengano cambiate, è pari a zero”. E questo perché, secondo il Direttore dell’osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, il fonte sovranista non ha fatto grandi passi avanti all’interno del Parlamento Ue. Cauto e poco ottimista si mostra anche Corrado Passera, amministratore delegato di Illimity. Una cosa è certa: il governo non deve cercare lo scontro con l’Europa. “Sarebbe da piccola classe dirigente andare a scontrarsi sui numeretti e non sulla sostanza. L’Europa, e l’Italia per prima ha bisogno di una nuova grande fase di investimenti se vogliamo che ci sia crescita e occupazione. Investimenti che devono essere in innovazione, in formazione di capitale umano e in infrastrutture. Questo è il vero tema”. Secondo Passera dunque l’attuale governo deve cercare di spingere sugli investimenti a livello nazionale e lo deve fare a fianco dell’Europa, se vorrà contare qualcosa nello scenario internazionale economico futuro. “Se passeremo – e conclude Passera– i prossimi mesi a parlare di ridurre le tasse e aumentare le spese correnti, ma non credo che succederà perché è poco saggio,  ci metteremmo in una situazione di grande difficoltà”.

E i moniti di Cottarelli e Passera arrivano proprio a distanza di qualche giorno dall’arrivo della famosa letterina dall’Ue sul debito pubblico italiano. Giuseppe Conte e Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, ne parleranno probabilmente al Consiglio europeo del 28 maggio e poi, da mercoledì, ogni giorno sarà buono per chiedere al governo italiano chiarimenti sul progressivo aumento del rapporto debito-Pil. La lettera arriverà sicuramente entro questa settimana e da quel momento partirà un fitto dialogo tra Roma e Bruxelles che potrebbe portare, nel caso di scontro estremo tra le due parti, fino all’ipotesi di deposito cauzionale (che potrebbe trasformarsi in una sanzione) pari allo 0,2% del Pil (3,5 miliardi di euro). “Parlare ora di una possibile multa miliardaria – dichiara Salvini – è effettivamente prematuro perché la partita è in realtà ancora tutta da giocare e l’incertezza del momento, in Italia come in Europa, si è vista anche sui mercati, inizialmente poco mossi, ma innervositi nel corso delle ore proprio dalla sostanziale ambiguità della situazione.

 

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