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Kuwait, un’economia oltre il petrolio

Kuwait, un’economia oltre il petrolio

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

10 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nel 2017, il 70,1% del Pil del Kuwait veniva generato direttamente o indirettamente dall’industria del greggio. Nel 2018 questa cifra è scesa al 62,7%

  • Il 2020 sarà l’anno dell’inclusione del Kuwait all’interno dell’indice Msci relativo ai Paesi emergenti

  • Il “Kmefic Ftse Kuwait Equity Ucits Etf” investe nelle aziende di più grandi dimensioni e più liquide del mercato azionario kuwaitiano

Il Kuwait sta puntando a un’emancipazione dal mercato del petrolio, focalizzandosi sul settore bancario e sul turismo. L’obiettivo è diventare la capitale finanziaria del Medio Oriente e attrarre investimenti esteri diretti nel settore. Ma cosa c’è ancora da fare? Intervista ad Adel Fahed Al Humaidhi, ceo di Kmefic

Il Kuwait sta lavorando a una vera e propria emancipazione dal mercato del petrolio, puntando sul settore bancario e sul turismo. Sulla scia del “Kuwait National Development Plan 2035”, un pacchetto di stimoli introdotto dal governo nel 2017, il Paese ha infatti dato il via a una serie di progetti con l’obiettivo di diversificare la propria economia, entrati in parte in fase esecutiva solo recentemente. Tra questi, lo Sheik Jaber Al-Ahmad Al-Sabah Causeway, un ponte che collega la capitale Kuwait City con l’area settentrionale meno sviluppata di Subiyah. Ma in che misura il Paese dipende ancora dal mercato del petrolio e cosa dobbiamo aspettarci dal 2020 in questo senso? Lo spiega Adel Fahed Al Humaidhi, ceo di Kmefic (Kuwait & Middle East Financial Investment Company). Un’occasione anche per presentare Kmefic Ftse Kuwait Equity Ucits Etf (KUW8), un Etf lanciato ad aprile su Borsa Italiana tramite la piattaforma HANetf ed esposto unicamente a società del Kuwait non petrolifere.

In che misura il Paese dipende ancora dal mercato del petrolio?

“Il fatto che il Paese sia il settimo al mondo per riserve petrolifere fa sì che l’economia sia sempre stata storicamente incentrata su questo settore. Nel 2017, il 70,1% del Pil veniva generato direttamente o indirettamente dall’industria del greggio. Già nel 2018 questa cifra è scesa al 62,7%. La direzione del governo è dunque chiara ma è anche certo che, quando il prezzo del petrolio sale, una percentuale significativa dell’aumento dei ricavi delle società si riferisca al petrolio. In ogni caso, il Kuwait sta cercando di posizionarsi su altri settori, ad esempio quello bancario. Il Paese mira infatti a essere la capitale finanziaria del Medio Oriente e attrarre investimenti esteri diretti nel settore.

Il tentativo di diversificare l’economia riguarda anche il turismo, con infrastrutture potenziate o di nuova edificazione come l’aeroporto e il più grande porto della regione, costruito con capitali cinesi e cruciale per la logistica delle merci via mare nella regione. Il porto, infatti, fa parte della Belt & Road Initiative cinese che coinvolge il Paese come parte della Nuova Via della Seta”.

Cosa prevede per il 2020 in questo senso?

“Il 2020 sarà l’anno dell’inclusione del Kuwait all’interno dell’indice Msci relativo ai Paesi emergenti. Come diretta conseguenza, prevediamo 2,8 miliardi di dollari di flussi passivi in entrata nel Kuwait intorno alla metà del 2020. Questi flussi seguono quelli conseguenti l’inclusione tra i mercati emergenti anche da parte di S&P e Ftse, e portano il totale in entrata a quasi 10 miliardi. Tutto ciò senza considerare invece i flussi attivi”.

Passiamo a KUW8. Perché scegliere una piattaforma come HANetf?

“La risposta breve è per via dei costi. Lanciare un Etf in Europa con le proprie forze è economicamente dispendioso. Avevamo anche parlato con un provider più grande ma il costo era troppo alto, c’erano problemi legati al seed capital e prevedeva anche grandi investimenti da parte nostra. Con la piattaforma di HANetf abbiamo potuto creare un Etf a costi contenuti, non era necessario un upfront capital per farlo muovere inizialmente. A seguito del lancio, il fondo ha iniziato a muoversi da subito raggiungendo i 40 milioni di masse in meno di un mese. Quindi, aver scelto HANetf ci ha consentito di arrivare al punto di pareggio (break-even) in tempi brevissimi, rendendo per noi immediatamente finanziariamente sostenibile l’investimento”.

In quali società investe il fondo?

“Investiamo nelle aziende di più grandi dimensioni e più liquide del mercato azionario kuwaitiano, quelle che hanno fondamentali solidi. Escludiamo le small cap perché si tratta di aziende che possono avere problemi di liquidità. Per quanto riguarda i settori, tra i più rappresentati in questo momento abbiamo i titoli bancari, ma abbiamo posizioni anche nella logistica, istruzione, telecomunicazioni e infrastrutture/edilizia”.

Cosa può rappresentare in tema di diversificazione?

“Dal punto di vista di un investitore, il nostro Etf consente di arrivare a un mercato che di solito non è considerato e a cui è difficile accedere per investitori non istituzionali. Abbiamo creato questo strumento per garantire un accesso facile dall’Europa al Kuwait. Oltretutto, trattandosi di aziende quotate, non fanno parte dell’industria petrolifera che è invece di proprietà statale”.

Ci sono italiani che investono in questo prodotto?

“L’interesse da parte degli investitori europei si è manifestato subito e in modo forte. In meno di un mese abbiamo raccolto 40 milioni di masse sui tre principali listini europei di Londra, Milano e Francoforte. In particolare i flussi si sono visti da Londra, in quanto hub per fondi più specializzati su mercati emergenti e di frontiera, ma italiani e tedeschi si sono subito appassionati al tema e al caso di investimento, specie dopo l’annuncio dell’inclusione del Kuwait tra i mercati emergenti da parte di Msci”.

Quali sono gli obiettivi del fondo?

“Come società emittente dell’Etf, il nostro obiettivo è dare la possibilità all’investitore italiano ed europeo di trarre beneficio della crescita molto forte che ci si aspetta da un Paese in piena fase espansiva, con grandi prospettive sia nella regione sia a livello mondiale. Attraverso il fondo è possibile avere un accesso facile ed efficiente dal punto di vista dei costi al mercato azionario di un Paese altrimenti difficilmente accessibile e a una storia di crescita che prevediamo essere dirompente”.

Rita Annunziata
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