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Italiani: il 41% vuole un consulente finanziario

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

10 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Gli italiani scelgono il consulente a seguito della segnalazione ricevuta dalla propria banca

  • Il 18% circa ritiene che il servizio del consulente sia prestato a titolo gratuito

Cultura finanziaria scarsa, ma in miglioramento rispetto all’anno scorso. La quota di coloro che rispondono correttamente a domande su conoscenze finanziarie di base oscilla dal 38 al 60%. I dettagli nel 7° rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane

Il 41% degli italiani si affida al consulente nelle scelte di investimento. Dato in crescita rispetto all’anno scorso quando ci si era fermati al 30%. Scende invece la percentuale di chi dichiara di prendere le decisioni finanziarie da solo (29%).

Da sottolineare come poco meno del 60% del campione dichiara tuttavia di consultare familiari e amici prima di effettuare una scelta (percentuale in crescita dal 45% rilevato nel 2019). E dunque, secondo il 7° rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane presentato il 10 dicembre, coloro che ricorrono al servizio di consulenza hanno una minor quota di attività finanziarie liquide. Inoltre, gran parte degli investitori intervistati (85%) dichiara di monitorare i propri investimenti; solo il 49% sostiene però di farlo più di due volte in un anno. Nel 50% circa dei casi il controllo viene svolto autonomamente (33% tra coloro che si ricorrono al servizio di consulenza).

Secondo la ricerca gli italiani scelgono il consulente a seguito della segnalazione ricevuta dalla propria banca, mentre il principale disincentivo è rappresentato dalla sfiducia, seguito dalla convinzione che il servizio non sia necessario alla luce del limitato ammontare delle somme investite e della mancata percezione del valore aggiunto del servizio stesso. Per quanto riguarda la remunerazione del servizio, il 18% circa ritiene che questo sia prestato a titolo gratuito mentre il 40% pensa che venga remunerato solo dall’intermediario per conto del quale opera. Inoltre solo il 32% degli individui intervistati è disposto a pagare per il servizio. Gli investitori che si avvalgono della consulenza dichiarano di seguire i consigli del professionista, che rimane uno dei principali punti di riferimento nei casi in cui non si comprenda appieno il contenuto delle raccomandazioni espresse. La maggior parte degli intervistati afferma di avere contatti con il professionista almeno una volta l’anno sebbene circa il 40% indichi di non aver avuto interazioni con il proprio consulente nemmeno durante le fasi di maggiore turbolenza sui mercati.

La pandemia ha però portata alla ribalta sempre più i fattori Esg nel suo complesso (non solo con il focus sull’ambiente). Questa tendenza può essere osservata anche nelle emissioni di obbligazioni Esg censite da Borsa Italiana a partire dal 2017 che, dopo la lenta crescita osservata negli ultimi anni, hanno segnato una forte accelerazione nel 2020. Gli emittenti sono rappresentati principalmente da organismi sovranazionali, mentre il coinvolgimento del settore privato sembra ancora piuttosto limitato.

Quanto alla nazionalità, gli emittenti italiani, sebbene numerosi, sono poco rilevanti in termini di ammontare emesso. I titoli green e sustainable rappresentano il 95% del totale delle emissioni e nel 90% dei casi sono quotati sul Mot. La maggior parte dei bond Esg sono di tipo plain vanilla (89%) con un lotto minimo che nel 67% dei casi risulta superiore ai 1.000 euro.

Tornando con il focus sugli investitori, i dati dell’osservatorio su conoscenze, possesso e attitudini degli investimenti sostenibili e socialmente responsabili (Sri) mostrano che si tratta di alternative ancora poco conosciute. Nel 2020, infatti, meno del 30% degli investitori dichiara di conoscere gli Sri sebbene tale quota risulti in crescita rispetto alle rilevazioni precedenti. Tale percentuale sale al 70% circa se si considerano coloro che dichiarano di averne sentito parlare, sia pure approssimativamente. L’interesse degli intervistati in questa tipologia di investimento risulta elevato tra coloro che affermano di conoscere la materia, specie tra gli investitori. Tuttavia gli Sri risultano ancora poco diffusi, sebbene sia in aumento rispetto al 2019 la quota di coloro che rispondono di aver ricevuto una raccomandazione all’investimento in Sri dal proprio consulente.

La maggior parte degli intervistati associa gli Sri al rispetto di valori etici e sociali. Gli aspetti puramente finanziari sono citati meno di frequente, sebbene tra i fattori che possono rendere attrattivo l’investimento vengano segnalati incentivi fiscali e riduzione del costo, seguiti dalla raccomandazione esplicita del consulente e dalla disponibilità di una certificazione che confermi la natura Esg dell’investimento.

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