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Italia, la nuova regina dell’Ue

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

11 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Gli ultimi risultati elettorali hanno fatto capire all’Ue che le insoddisfazioni nazionali hanno un peso. “Il nuovo Consiglio sarà migliore del precedente” afferma Matteo Villani Head of Asset Management Italy di Vontobel

  • Qualunque sia il successore di Mario Draghi dovrà attuare una politica di continuità con il passato. Le condizioni economiche non permettono di essere troppo aggressivi

Il predominio franco tedesco è giunto al capolinea. L’Italia, se in grado, potrebbe cogliere l’opportunità e diventare il nuovo perno dell’Ue. Ecco la view di Matteo Villani, Head of Asset Management Italy di Vontobel

L’asse franco-tedesco si sta deteriorando. I due paesi non avranno più lo stesso peso all’interno dell’Unione europea. L’Italia potrebbe dunque approfittare della situazione per giocare un ruolo più dominante all’interno dell’Ue.

Dalle ultime elezioni europee, la Lega ne è uscita rafforzata. Villani, cosa ci dicono questi risultati elettorali?

Siamo usciti con un risultato elettorale che sull’Europa non ha una grande significanza, perché i partiti euroscettici sono rimasti lì, la chiave di lettura è quella nazionale. La vittoria della Lega fa sì che si aprano due scenari: o un maggior peso politico nell’attuale governo, oppure le elezioni anticipale. Che cosa vuol fare (Salvini) è difficile da anticipate, e quale sia la scelta migliore è difficile da dire. Sono però decisioni che devono essere prese nel prossimo mese e mezzo.

I nuovi assetti all’interno del Parlamento Ue potrebbero rendere più difficili la gestione della Brexit e l’elezione del successore di Mario Draghi?

Su Draghi è complicato, soprattutto l’individuazione della persona. Ma la politica che farà il successore dell’attuale Presidente della Bce dovrà essere in continuità con il passato, perché l’Europa non cresce. La locomotiva tedesca, a cui tutti sono attaccati, sta tirando il fiato e hanno anche loro dei problemi, quindi ci vogliono degli stimoli. La Brexit è ancora un dilemma all’interno dell’Ue. Quello che ci ha insegnato è quanto sia difficile scendere dal carro. Se un paese che ha una sua moneta ha questa difficoltà, immaginiamoci noi… . Dalle urne, inoltre è uscito un messaggio molto chiaro. In Ue si devono tener conto dei fenomeni disgreganti che ci sono all’interno dei singoli paesi. E credo che questo farà sì che il Consiglio che ne uscirà sarà migliore del precedente.

La Germania continuerà ad essere la locomotiva dell’Europa o ci saranno dei nuovi equilibri?

L’asse forte franco-tedesco si è andato deteriorando. La Francia ha i suoi bei problemi, in Germania c’è una situazione di forte evoluzione. E i due non avranno più un peso forte in Ue. L’Europa dovrà avere più orecchie, e ascoltare anche i paesi euro periferici. In più, con il fatto che il Regno Unito se ne va, ed era più di matrice liberale (poca assistenza ai paesi in difficoltà), potrebbe nascere un Unione europea più sensibile ai problemi nazionali.

E l’Italia potrebbe riuscire a ricavarsi un posto maggiore?

Me lo auguro, di fatto dobbiamo andare per gradi. Quello su cui oggi c’è la consapevolezza è che c’è stato un momento di disaffezione e sono avanzati gli euroscettici, ora il fenomeno sembra contenuto. E questo lo vedo già come una forma positiva.

Tra i nomi dei possibili successori di Draghi c’è il tedesco Weidmann . Questo potrebbe essere negativo per l’Italia?

L’Italia è un paese troppo importante per permetterci un deterioramento forte. Chi prenderà il posto di Draghi potrà essere più falco nelle dichiarazioni ma più colomba nei fatti. Oggi economicamente non ci sono le condizioni per essere troppo aggressivi. Siamo in una fase finale di ciclo. Il vero problema è che mentre la Fed ha avuto un ciclo di rialzi, e quindi può usare le politiche monetarie per ribassare e spingere, la Bce no. Quindi dovrebbe allargare il Qe per poter creare stimoli.

La guerra commerciale tra Usa e Cina continua a giocare un ruolo importante sugli assetti globali. Che ruolo avrà l’Ue?

L’Europa è il coccio tra i due pesi, perché è a forte trazione di esportazione. Questa guerra commerciale è un’altra spada di Damocle che ci può penalizzare specialmente sul tema delle tariffe sulle auto. Anche se ci sarà un accordo la guerra tariffaria resterà ancora per molto tempo, questo sarà il nuovo paradigma.

Nei prossimi mesi vede più inflazione, stagnazione o deflazione per l’Ue?

Inflazione non ce la facciamo a farla partire. Deflazione non vorrei essere così pessimista. Sono più per la stagnazione. Vedo poca crescita e prezzi che non partono con problemi strutturali. Il vero dramma è che ci troviamo a competere tra incudine martello (Usa e Cina) che usano politica monetaria e fiscale a loro piacimento. Noi abbiamo una politica monetaria ma manca quella fiscale. Questa potrebbe essere la svolta.

Giorgia Pacione Di Bello
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