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Italia, buone notizie da S&P: rating fermo e outlook su

Italia, buone notizie da S&P: rating fermo e outlook su

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

23 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Al governo italiano l’agenzia riconosce l’efficacia delle misure fiscali, pari al 6,1% del pil. Giudizio positivo anche sulla bozza di bilancio per il 2021, riconosciuta incentivante della crescita

  • S&P stima che il prodotto interno lordo italiano si contrarrà del 9% quest’anno. Risalirà poi al 6,4% nel 2021, a patto che entro la seconda metà dell’anno sia disponibile un vaccino efficace

  • L’Italia fra il 2015 e il 2019 ha registrato un avanzo primario (esportazioni superiori alle importazioni) che ha consentito al governo di stabilizzare il debito

  • Nello stesso arco di tempo è diminuito il debito del settore privato (famiglie, imprese, settore finanziario) attestandosi al livello più basso fra tutte le economie avanzate

L’agenzia S&P apre la stagione dei rating con una notizia tanto positiva quanto inattesa per l’Italia. Nessun declassamento, nessuna prospettiva plumbea sul nostro debito sovrano. Anzi

Giunge inattesa da New York una buona notizia: per l’agenzia S&P il rating del debito sovrano italiano rimane stabile a BBB. E le prospettive sul nostro merito creditizio migliorano da “negative” a “stabili”.

S&P: sul rating e l’outlook dell’Italia influiscono positivamente anche Bce e Ue

Certo, permangono “le incertezze macroeconomiche”. Ma le misure di stimolo intraprese per contrastare la crisi pandemica dall’Italia, dalla Bce e dall’Unione europea, offrono al governo “un’opportunità per riavviare la crescita economica e per invertire il deterioramento dei risultati di bilancio”. La nota di S&P è netta nel suo giudizio positivo. Al governo italiano l’agenzia riconosce l’efficacia delle misure fiscali, pari al 6,1% del pil. Giudizio positivo anche sulla bozza di bilancio per il 2021, riconosciuta incentivante della crescita, con stimoli che si aggirano intorno al 7% del deficit. Applausi all’Europa per il suo fondo di ripresa, pacchetto con una capienza del 12,5% del pil della Penisola.

S&P stima che il prodotto interno lordo italiano si contrarrà del 9% quest’anno. Risalirà poi al 6,4% nel 2021, a patto che entro la seconda metà dell’anno sia disponibile un vaccino efficace contro la pandemia covid-19. Le seconde ondate del coronavirus fanno però rivedere al ribasso i rischi a livello globale. E pil del Belpaese non tornerà ai livelli del 2019 fino al 2023.

Le altre due maggiori agenzie internazionali di valutazione del debito, Fitch e Moody’s, collocano invece il nostro paese nella fascia appena inferiore, BBB- (Fitch) e Baa3 (Moody’s). Gli osservatori non erano ottimisti, anche alla luce del recente declassamento del debito pubblico del Regno Unito (ora a Aa3).

Alla diramazione della comunicazione, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha commentato che “la decisione di alzare l’outlook dell’Italia assunta da Standard & Poor’s conferma la solidità delle misure eccezionali adottate dal governo”. Non solo. Essa evidenzia anche “l’importanza del vero e proprio cambio di paradigma avvenuto nell’Unione Europea per contrastare l’emergenza covid”.

Uno sguardo agli ultimi cinque anni

Fra il 2015 e il 2019, la crescita italiana si è attestata in media appena sotto il 2%. Si tratta del dato più basso fra tutte le economie avanzate, escludendo Svizzera e Giappone. Nonostante però una crescita che la stessa S&P definisce “anemica”, l’Italia fra il 2015 e il 2019 ha registrato un avanzo primario (esportazioni superiori alle importazioni) che ha consentito al governo di stabilizzare il debito al 133% nel 2019. Nello stesso arco di tempo, è diminuito il debito del settore privato, attestandosi al 172% del pil nazionale nel primo trimestre 2020. Si tratta del dato più basso fra le economie avanzate. Negli Usa infatti il totale del debito privato (famiglie, imprese, settore finanziario) raggiunge il 236% del prodotto nazionale, nell’area euro il 290% (primi tre mesi 2020). Il debito privato italiano è diminuito più rapidamente di quanto non sia aumentato quello pubblico durante la crisi.

L’irrompere del coronavirus ha innescato l’acceleratore sul tasso di risparmio delle famiglie, portandolo al 19,3% nel secondo trimestre dell’anno, rispetto a una media di lungo periodo del 10,1%. Per contro, le imprese hanno subito una severa crisi di liquidità, e si sono dovute indebitare. La spesa pubblica è invece esplosa, e il deficit di bilancio è destinato a deteriorarsi nel 2020 in misura grosso modo pari all’aumento del risparmio delle famiglie.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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