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Investimenti e mosse: come evitare gli errori?

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Giovanni Sebastiano Cozza
Giovanni Sebastiano Cozza

04 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 min
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L’apprendimento passa attraverso quattro livelli. Tuttavia, ci sono situazioni in cui sarebbe meglio evitare a priori gli errori o quanto meno limitarli. Per esempio, nella scelta di un investimento finanziario, imparare “provando sulla propria pelle” non è certo la soluzione migliore, perché si può rischiare di bruciarsi

I bambini sono eccezionali. Per loro non esiste la parola fallimento. Loro provano e riprovano, fino a quando non imparano una nuova competenza. Prendiamo ad esempio un bimbo di 15 mesi che sta imparando a camminare. All’inizio fatica semplicemente a stare in piedi, con il suo equilibrio precario. E appena accenna un primo passo, si ritrova con il sederino per terra. Ma a lui poco importa: si rialza come se nulla fosse e ci riprova. Un passo, sedere per terra. Due passi, sedere per terra. Tre passi, sedere per terra. Fino a quando capisce come bilanciare bene il proprio peso e impara a camminare, e poi a correre.

Le cadute del bambino sono importati perché è attraverso i suoi errori che può comprendere cosa deve correggere. E come per il bambino, così è per l’adulto. L’apprendimento passa per un processo di fare-sbagliare-correggersi.

Quando abbiamo imparato ad andare in bici non abbiamo letto un libro o visto un grafico. I nostri genitori ci hanno messo in sella e hanno aspettato che cadessimo. Erano lì a controllare che non ci facessimo male, ma ci hanno lasciato cadere e provare tutte le volte che ci erano necessarie per imparare a stare in equilibrio sui pedali. Ci hanno anche dato preziosi consigli per migliorare. Citando il poeta William Butler Yeats: “L’educazione non è il riempimento di una pentola ma l’accensione di un fuoco”.

A conferma di ciò, gli studiosi di scienze umane hanno analizzato le fasi dell’apprendimento e sono arrivati a schematizzare il processo di acquisizione di competenze in quattro fasi ben distinte e sempre presenti. Non importa se dobbiamo imparare un’abilità pratica, una ricetta di cucina o una serie di nozioni. Le fasi sono sempre le stesse quattro. Sono conosciute anche con il nome di “livelli di competenza” e insieme costituiscono la cosiddetta “matrice dell’apprendimento”:

Fase 1 – Incompetenza inconscia

Non so di non sapere. È la fase in cui un individuo non è nemmeno consapevole di ignorare l’esistenza di un problema o di una propria lacuna. Per superare questa fase è necessario che qualcuno faccia notare questo alla persona, oppure che la persona, agendo casualmente, entri in una nuova situazione per cui a un certo punto si accorge di non sapere – o saper fare – qualcosa.

Fase 2 – Incompetenza consapevole

So di non sapere è la seconda fase. È la fase in cui può subentrare un po’ di stress o di preoccupazione per il fatto che ora l’individuo si accorge che non sa fare una certa cosa e comprende la necessità di imparare a farla. Questa fase è quella in cui l’individuo decide di progredire e di trasformare il suo “vorrei” in un “voglio”.

Fase 3 – Competenza consapevole

So come si fa, ma mi serve impegno per farlo nel modo giusto. Qui si entra nella fase pratica. È il momento dell’apprendimento vero e proprio attraverso il provare e riprovare. Le prime volte si eseguirà quel determinato compito in modo macchinoso e con non poca fatica, occorrerà pensare a ogni precisa fase e passaggio d’esecuzione del compito stesso. E il feedback onesto dei nostri genitori ci aiuta a vedere più velocemente dove migliorare. Ma più ci si cimenta nella pratica, più diventerà automatico.

Fase 4 – Competenza inconscia

Di esercitazione in esercitazione, a un certo punto la persona riuscirà ad automatizzare i processi necessari a cimentarsi in quella determinata abilità, poiché il cervello ha registrato l’abilità a livello inconscio. È quello che ad esempio accade a chi guida l’auto e non pensa più al movimento dei suoi piedi tra frizione e acceleratore.

La matrice dell’apprendimento ci permette di fare esperienza diretta e di imparare dai nostri errori. Tuttavia, ci sono situazioni in cui sarebbe meglio evitare a priori gli errori, o quanto meno limitarli. Nella scelta di un investimento finanziario, ad esempio, nessuno si sognerebbe di investire parte del proprio capitale se non conosce il mercato, accettando il rischio di perdere buona parte dei propri risparmi.

In questo contesto, imparare “provando sulla propria pelle” non è certo la soluzione migliore, perché si può rischiare di bruciarsi.

In tal caso, sarebbe bene farsi guidare da qualche esperto che possa guidarci e segnalarci la strada giusta prima di sbagliare. Un bravo consulente finanziario può svolgere questa funzione: può guidarci nelle quattro fasi dell’apprendimento relative alla materia finanziaria e portarci a sviluppare un’educazione sempre più consapevole delle dinamiche dei mercati, limitando le nostre “cadute”. Un po’ come quel genitore che tiene la bicicletta del figlio sotto controllo e afferra il sellino prima che il bimbo perda l’equilibrio e si sbucci un ginocchio.

Vediamolo ora dal punto di vista pratico.

Molte persone sono ancora nella fase 1, quella in cui non sanno di non sapere che… ci sono diversi modi di investire i propri risparmi e farli fruttare, molto più che tenerli fermi su un conto in banca.

Il consulente finanziario può metterli a conoscenza di ciò, trasferendo concetti e dando consigli. Questa è la fase in cui la asimmetria conoscitiva tra i due soggetti è importante.

A questo punto, il cliente può intraprendere un rapporto di collaborazione con il proprio consulente, il quale lo educherà a comprendere il mercato.

Di consulenza in consulenza, il cliente può ogni volta imparare qualcosa della materia, finché arriverà a capire di più quali sono i prodotti migliori per il suo profilo personale. Questa è la fase 3, in cui il potenziale investitore comincia a poco a poco a distinguere le opportunità dai rischi del mercato e a colmar la asimmetria conoscitiva.

Quando poi la persona interessata a investire ha chiaro il panorama di possibilità per fare fruttare al meglio i suoi risparmi, a quel punto il consulente potrà semplicemente aiutarla a investire nel modo migliore, stavolta attraverso un dialogo tra due soggetti consapevoli. Non ci sarà più bisogno che il consulente spieghi – ad esempio – “Perché è giusto acquistare uno strumento in fasi di ribasso”, perché il cliente ha ormai acquisito la competenza di base. Magari, sarà il cliente a scegliere quale tra due strumenti acquistare, anche sulla base dei suoi valori (se crede nella green economy, difficilmente acquisterà un titolo petrolifero).

Ecco dunque che un consulente finanziario può essere la soluzione per guidare ogni persona attraverso un apprendimento progressivo della materia finanziaria, senza però incorrere in rovinose cadute che potrebbero costare caro, in tutti i sensi.

Non c’è apprendimento senza un feedback onesto da parte di una persona esterna.

Giovanni Sebastiano Cozza
Giovanni Sebastiano Cozza
Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.
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