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Investimenti di frontiera, Russia ancora zarina

Investimenti di frontiera, Russia ancora zarina

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • A cinque anni dall’irogazione delle sanzioni Usa, la Russia spicca come uno dei pochi grandi mercati emergenti che può vantare un surplus “gemello”, per parafrasare l’opposta situazione americana

  • Il tasso di interesse ufficiale è ancora oggi superiore al 7%. L’elevato rendimento dei titoli ha sostenuto il rublo, anche grazie alle scelte degli investitori internazionali

  • Il governo può attingere ai notevoli risparmi fiscali, così come la Banca Centrale di Russia gode di ingenti riserve monetarie. La questione però, come sempre nei mercati, non è “dove si è”, ma “dove si sta andando”. Ecco le prospettive

Fra le destinazioni per gli investimenti di frontiera, si staglia ormai da qualche anno la Russia, contro ogni più funesta aspettativa dovuta alle sanzioni. E sembra che di nubi all’orizzonte non ce ne siano. L’analisi tecnica è di Alberto Boquin, research analyst di Brandywine Global (affiliata Legg Mason)

Nel 2014 il crollo del prezzo del petrolio unito alle sanzioni americane scioccarono i mercati russi. Il cambio dollaro-rublo passò da 35 a 85 e lo spread dei bond in dollari si allargò dai 200 ad oltre 550 punti base.

In quel frangente, la politica russa rispose con rigore e decisione, adottando politiche fiscali e monetarie stringenti di successo. L’economia e i mercati tornarono subito in sesto.

Gli investimenti in Russia, a cinque anni dalle sanzioni

Oggi, la Russia “spicca come uno dei pochi grandi mercati emergenti che può vantare un surplus sia fiscale che nelle partite correnti”, dice Alberto Boquin, research analyst di Brandywine Global (affiliata Legg Mason). Una situazione che beffardamente potrebbe essere parafrasata come “surplus gemello”, per sottolineare l’opposto frangente Usa.

Da inizio 2019 il rublo è stata la valuta più performante in termini di rendimento totale tra quelle dei mercati emergenti. A riprova dell’ottimo quadro creditizio russo, i rendimenti obbligazionari in valuta locale stanno toccando nuovi minimi.

Investimenti in Russia, oggi: qualche caveat

Ma, “la domanda non è tanto da dove veniamo, ma dove stiamo andando“, sottolinea Boquin. Sono in aumento infatti i segnali che indicano come la politica economica stia per cambiare orientamento, potenzialmente a discapito del prezzo degli asset. Ecco perché.

L’impatto della Banca Centrale di Russia sugli investimenti

La Banca Centrale di Russia gode oggi di una solida credibilità grazie al modo in cui ha reagito alla crisi del 2014.  A fine 2014, aveva innalzato il tasso di riferimento al 17%, per poi passarlo al più “normale” 11% nel 2016.

Da allora, l’allentamento monetario è stato molto graduale. Il tasso di interesse ufficiale è infatti ancora oggi superiore al 7%. L’elevato rendimento dei titoli ha dunque sostenuto il rublo, anche grazie alle scelte degli investitori internazionali, al di là delle incertezze geopolitiche.

Al momento, la politica monetaria potrebbe diventare molto meno restrittiva, se l’inflazione scendesse al di sotto del target del 4%. “Il 2020 sarà probabilmente un altro anno di moderata inflazione, grazie agli effetti di base favorevoli dovuti all’aumento dell’imposta sul valore aggiunto deciso quest’anno”.

Ad ogni modo, la Banca Centrale russa gode di un margine di manovra per avviare un importante ciclo di allentamento, con i tassi che probabilmente raggiungeranno il 5,5% entro l’estate 2020. Il previsto allentamento monetario avrà un impatto favorevole sulla crescita dell’economia russa, pagando sulle prime lo scotto di un’erosione al supporto al rendimento del rublo, probablimente.

La bilancia dei pagamenti russa resterà in equilibrio?

Le dinamiche della bilancia dei pagamenti hanno iniziato a invertirsi. Dopo un forte declino nel 2014-15, le importazioni sembrano sembrano essere destinate ad aumentare. Le esportazioni non energetiche sono migliorate con decisione dalla metà del 2016, ma stanno calando per la debolezza dell’Europa, principale mercato di sbocco della Russia.

Il principale bene di esportazione del Paese, l’energia, ha un prezzo incerto in quanto le preoccupazioni per la domanda globale fanno da contrappeso ai tagli Opec. Non giocheranno poi a favore del reddito delle società russe i pagamenti dei dividendi. Per questo, gli analisti prevedono che il surplus della bilancia commerciale diminuirà dal 7% del Pil a quasi il 4% entro il 2020.

Mosca, notturno

Le prospettive attuali, in sintesi

La Russia rimane però in una buona posizione per gli investimenti. Il governo può attingere agli ingenti risparmi fiscali per investire in infrastrutture e spronare la crescita economica. I prestiti risultano inoltre più convenienti, dopo “anni di dolorosa riduzione della leva finanziaria”. La Banca Centrale può inoltre contare su ampie riserve monetarie in caso di un’altra crisi. Resta da capire “in che misura queste buone notizie siano già incorporato nel rublo e, soprattutto, cosa ci riserverà il futuro”.

Vasilij Kandinskij, Mosca. Piazza Rossa, 1916. © State Tretyakov Gallery, Moscow, Russia
Vasilij Kandinskij, Mosca. Piazza Rossa, 1916. © State Tretyakov Gallery, Moscow, Russia
Teresa Scarale
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