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Investimenti esteri in Italia, tra chi resta e chi fugge

Investimenti esteri in Italia, tra chi resta e chi fugge

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

26 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 16,2% degli operatori internazionali nutre sfiducia sulla tenuta del sistema economico italiano

  • Secondo Guido Rosa di Aibe, prevale una sospensione del giudizio, a fronte di un contesto difficile da prevedere e da interpretare con chiarezza

  • L’84% ritiene verosimile l’ipotesi di estensione del controllo sulle imprese italiane da parte dei soggetti esteri

Gli investitori esteri guardano con attenzione l’evolversi del contesto economico e politico italiano. Secondo una ricerca dell’Aibe, il 38,8% prevede un moderato deflusso di capitali in attesa della ripartenza entro la fine dell’anno. Circa un terzo, invece, ritiene plausibile un afflusso verso i settori favoriti dalla pandemia

Nonostante la particolare esposizione alla pandemia e i rigidi effetti delle misure di contenimento del contagio sul tessuto imprenditoriale italiano, gli osservatori e gli operatori internazionali guardano con fiducia al Paese. Solo il 16,2% è incerto sulla tenuta del sistema economico e sulla ripresa della forza produttiva nel medio termine. Alla luce di questo scenario, qual è l’impatto del covid-19 sui flussi di investimento in ingresso e in uscita?

Secondo un’indagine dell’Associazione italiana delle banche estere in collaborazione con Censis, che ha coinvolto un panel di società finanziarie, fondi d’investimento e imprese multinazionali, il 38,8% degli intervistati prevede un moderato deflusso di capitali dall’Italia in attesa della ripartenza entro la fine dell’anno. Circa un terzo, invece, prospetta un moderato afflusso di risorse verso i settori maggiormente favoriti dalla pandemia in termini di orientamento della domanda interna, come il farmaceutico-medicale e l’alimentare. Resta un 16,3% che ritiene invece plausibile un forte deflusso di capitali a causa della sfiducia nel recupero della forza produttiva nel medio termine e un 12,2% che invece prospetta un moderato deflusso di capitali in particolare dai settori più colpiti dalle misure di lockdown.

“La crisi ha messo in evidenza la fragilità del funzionamento istituzionale interno dello Stato, sottolineando una marcata conflittualità e concorrenzialità tra i diversi livelli di governo – commenta Guido Rosa, presidente di Aibe – Questo non è un messaggio positivo per gli investitori esteri che stanno osservando con particolare attenzione l’evolversi del contesto economico e politico del nostro Paese”. Ciononostante, spiega, prevale una “sospensione del giudizio, a fronte di un contesto difficile da prevedere e da interpretare con chiarezza”. Una “valutazione fredda e razionale degli effetti della pandemia sull’economia italiana, senza eccessivi allarmismi, ma lontana dall’elargire facili rassicurazioni”.

Made in Italy sotto la lente

Secondo lo studio, inoltre, la riduzione della capitalizzazione delle imprese italiane potrebbe favorire le acquisizioni. L’84% degli intervistati, infatti, considera la debolezza attuale comel’occasione per i soggetti esteri di estendere il controllo non solo sulle imprese del made in Italy, come quelle appartenenti al settore manifatturiero e all’agroalimentare, ma anche su quelle a maggiore profittabilità.

Italia settima nella classifica delle misure più efficaci

Gli operatori internazionali sono stati poi interrogati sulle politiche e gli strumenti dispiegati dai singoli governi a livello globale per contrastare l’emergenza, tenendo conto da un lato della capacità dei sistemi sanitari di fronteggiare la pandemia e dall’altro del trade off tra contenimento del contagio e tenuta del sistema produttivo. In questo contesto, l’Italia guadagna il settimo posto della classifica con l’11,4% dei consensi. Al primo posto si posiziona invece la Germania, ritenuta la migliore nazione in termini di risposta al contagio per il 93,2% degli intervistati. Seguono la Corea del Sud e la Cina, che guadagnano rispettivamente il 79,5% e il 50%. Sul versante opposto, le misure poste in essere dai governi di Spagna e Regno Unito sono considerate le più inefficaci.

Fra le misure europee si prediligono gli eurobond

A livello europeo, invece, il 58% degli intervistati ritiene utili gli eurobond, anche se un certo grado di fiducia è attribuito al Meccanismo europeo di stabilità (34,7%). Un terzo del panel, invece, punta l’attenzione sulle potenzialità della Banca europea degli investimenti, accompagnato da poco meno di un quarto che ritiene rilevante estendere l’intervento della Banca centrale europea nell’acquisto di titoli di debito pubblico.

Rita Annunziata
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