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Finlay (Investec Am): "Scegliere le società che battono le turbolenze"

Finlay (Investec Am): "Scegliere le società che battono le turbolenze"

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Aprile 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Secondo il manager, l’incertezza degli ultimi mesi è dipesa soprattutto dal conflitto commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina

  • Per Finlay, le aziende di qualità con determinate caratteristiche possono ancora generare rendimenti sul mercato azionario

  • L’approccio del fondo Global Franchise è di tipo bottom-up, basato su un portafoglio che ha dai 25 ai 40 titoli

Come tenere la rotta in uno scenario torbido, dove i segnali di miglioramento si intervallano alle incertezze dell’economia e ai cicli di mercato? Parola a Neil Finlay, product specialist del fondo Investec Global Franchise di Investec Am

Puntare sulle imprese che mostrino qualità intrinseche e che abbiano una scarsa sensibilità alle turbolenze dell’economia e ai cicli di mercato. In uno scenario torbido, caratterizzato da segnali di miglioramento ma anche dal persistere di una forte incertezza sui mercati, per Neil Finlay, product specialist del fondo Investec Global Franchise, è questa la strategia giusta per non perdere la rotta.

Abbiamo visto un rallentamento dell’economia di Cina e Stati Uniti e potremmo dire che l’economia globale è in rallentamento. Dove stiamo andando?

Innanzitutto c’è molta incertezza sui mercati. Abbiamo assistito a un indebolimento generalizzato della crescita a livello globale e su questo sono concordi le stime delle principali istituzioni, dal Fmi alla Banca Mondiale. Il nostro team di investimenti, per questo, è sempre più focalizzato sul cercare di ridurre l’incertezza, un obiettivo che si ottiene guardando le cose con estrema attenzione, concentrandosi sulle singole società che hanno una maggiore capacità di recupero in tempi di incertezza e mostrano elementi difensivi, ma anche prospettive di crescita strutturale. Penso che sia un approccio chiave in tempi incerti e instabili.

Da cosa dipende questo stato di incertezza?

La maggior parte dell’incertezza degli ultimi mesi è dipesa dal conflitto commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina. Quando sembra che i due Paesi si avvicinino a un potenziale accordo, la situazione si carica nuovamente di tensione. Pensiamo che le frizioni andranno avanti e che non riguarderanno solo Stati Uniti e Cina. Un altro aspetto da considerare è che oggi sulla Cina si sia fatto molta più leverage (ricorso al debito come fonte di finanziamento ndr) rispetto al passato, quindi la crescita del Paese da diversi anni a questa parte è stata alimentata dal credito e le capacità di Pechino di continuare in questa direzione sono limitate.

Per questo nel complesso vediamo un indebolimento della crescita in Cina e pensiamo che sia potenzialmente destinato a continuare. Ma la cosa importante penso che resti il fatto che sia la crescita in Cina, sia quella degli Stati Uniti, sia quella dell’economia globale sia incerta. Ed è molto molto incerto l’ambiente in cui ci troviamo in questo momento, anche politico: l’abbiamo appena visto in Francia, ma anche nel Regno Unito con la Brexit e negli Stati Uniti con il recente shutdown.

Cosa possiamo aspettarci dalla Fed negli Stati Uniti?

Penso che dato il quadro economico piuttosto torbido, la Fed abbia già agito in modo abbastanza significativo nel 2018, riducendo il suo bilancio e alzando i tassi. Ora si è spostata chiaramente verso una posizione più accomodante. Non gestendo il portafoglio con un’ottica di breve termine non cerchiamo di fare previsioni per i prossimi mesi, però riteniamo che ci siano chiari segnali del fatto che la Fed diventerà ancora più accomodante e che la crescita globale, a partire da quella degli Stati Uniti sia più incerta. Non crediamo che la Fed adotterà un approccio più aggressivo nel prossimo futuro.

Passando all’Europa, la Bce dovrebbe preoccuparsi per Brexit o è solo ‘rumore’ per nulla?

Brexit costituisce una grande preoccupazione perché senza un accordo si avrà un forte impatto sulla crescita nel Regno Unito e in Europa. Ue e Uk sono partner commerciali molto stretti, uno scenario di no deal – oggi più lontano – avrebbe un grande impatto economico sull’Europa. Alle preoccupazioni di tipo politico si aggiungono le considerazioni sulla crescita europea ed è per questo che anche la Bce sta assumendo un atteggiamento di politica monetaria molto accomodante ma molto allentato.

Per quanto riguarda l’azionario, la vostra view è positiva?

Il quadro resta complesso. Per quanto riguarda gli Stati Uniti le imprese non saranno più sorrette dallo stimolo fiscale dello scorso anno ed è già evidente che la spinta iniziale stia iniziando a svanire. Penso che sui mercati si inizieranno a vedere previsioni degli utili ridotte. Credo anche che per le aziende sarà abbastanza difficile mantenere alte le aspettative di crescita. Però ritengo che si possano ancora avere rendimenti sull’azionario. È necessario seguire quella che riteniamo che sia la strategia giusta: scegliere le imprese che abbiano una scarsa sensibilità alle turbolenze dell’economia e ai cicli di mercato. Crediamo che anche in ambienti economici sfavorevoli le aziende di qualità con determinate caratteristiche possano ancora fare bene. Si tratta delle aziende che hanno vantaggi competitivi durevoli, quelli che chiamiamo beni intangibili.

Ovvero?

Caratteristiche specifiche che nel tempo proteggono le società da minacce competitive e consentono di sostenere alti livelli di redditività nel lungo periodo, anche in periodi di incertezza dell’economia e dei mercati. Il nostro approccio è correlato a un sistema bottom-up: valutiamo caratteristiche che riteniamo producano un vantaggio competitivo duraturo rispetto a quelle di altre società. Pensiamo ad esempio a una società come Visa, in cui il fondo Global Franchise detiene la posizione più consistente (8%). L’anno scorso 125 miliardi di transizioni sono passate attraverso la sua rete.

Un numero che dà un’idea precisa della forza del modello di business societario e dell’effetto della sua rete. È molto difficile per qualsiasi concorrente spodestare la sua posizione dominante e anche i pagamenti digitali dei nuovi competitor tecnologici sono ancora elaborati attraverso la rete Visa. È una società che ha un giro di affari molto alto ed elevate probabilità di proseguire una crescita di lungo periodo, se si pensa che circa tre quarti delle transazioni a livello globale avvengono ancora in contanti anziché in carta.

Neil Finlay, product specialist del fondo Investec Global Franchise di Investec Am
Neil Finlay, product specialist del fondo Investec Global Franchise di Investec Am

Quale lezione possiamo imparare da un fondo come Global Franchise che ha performato molto bene negli ultimi anni?

Avere una visione a lunghissimo termine. Il mercato può essere davvero ossessionato da fattori a breve termine, quali potrebbero essere i risultati trimestrali. Molti investitori sono concentrati su quello che accade nel breve termine, sulle notizie corporate che influenzano il sentiment e la volatilità dei mercati e non vedono i ritorni in ottica di lungo periodo. Quando invece si adotta una visione di lungo termine e si ragiona in termini di società di qualità, il mercato tende a credere che le società con alti profitti saranno nel tempo raggiunte e superate da altre realtà. È una convinzione spesso errata, perché le società che oggi sono dominanti nel settore grazie a determinate caratteristiche lo saranno ancora per molto tempo. Si tratta di selezionare le realtà che hanno quello che noi chiamiamo un vantaggio competitivo duraturo. Nel caso di una società farmaceutica potrebbe essere un brevetto, nel caso di Visa la sua rete ecc.

Qual è la strategia di investimento del fondo?

Il nostro approccio è di tipo bottom-up, basato su un portafoglio che ha dai 25 ai 40 titoli. Consideriamo come fattori macro e micro, tassi di interesse, crescita economica, valute, prezzi delle materie prime, possono influenzare i modelli di business delle singole società, la sostenibilità della redditività aziendale e l’industria nel suo complesso. Altri elementi fondamentali sono il livello di indebitamento delle stesse aziende e l’allocazione del capitale: valutiamo con interesse quelle che hanno una allocazione di risorse nella parte ricerca e sviluppo superiore alla media del settore. La nostra strategia permette di contenere il rischio al ribasso per via della concentrazione in imprese di alta qualità con caratteristiche difensive che al contempo generano rendimento. In questo modo si ottiene un buon equilibrio tra l’approccio difensivo nei mercati difficili e una crescita non correlata al ciclo economico, ma di natura strutturale.

In che modo state seguendo l’evoluzione tecnologica?

Abbiamo aumentato la nostra esposizione alla tecnologia negli ultimi anni. Anche se non ci piace valutare un titolo su base puramente settoriale, la tecnologia è un tema su cui abbiamo puntato molto. Un esempio è Asml, un’azienda piuttosto complessa con sede nei Paesi Bassi specializzata in apparecchiature litografiche. Troviamo che per determinate caratteristiche di progettazione e produzione di chip siano di gran lunga i leader nel proprio settore.

Francesca Conti
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