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Inflazione in vista: quali sono gli strumenti per proteggersi?

Inflazione in vista: quali sono gli strumenti per proteggersi?

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

24 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nelle ultime settimane si è assistito ad un intensificarsi del sell-off  sui bond governativi. Il decennale del Tesoro americano è salito dallo 0,9% di inizio anno al 1,4% di mercoledì

  • Secondo Giacomo Alessi, senior fixed income analyst di Marzotto Sim, inflation-linked, high yield, convertibili e subordinate sono le obbligazioni che più coprono dal rischio inflazione

Gli investitori vedono l’inflazione all’orizzonte: obbligazioni inflation-linked, high yield e convertibili sono gli strumenti di debito per coprirsi

I prezzi scendono e i tassi si alzano: il mercato obbligazionario globale sta subendo il peggior inizio di anno dal 2015. La fiducia circa distribuzione vaccinale e dunque crescita economica si accompagna alla convinzione che l’inflazione è pronta per far la propria ricomparsa in scena. Scenario supportato lato monetario: la massa in circolazione è ai massimi storici e le banche centrali non sembrano intenzionate ad alzare i tassi. Come gli investitori si possono difendere da questo scenario?

Nelle ultime settimane si è assistito ad un intensificarsi del sell-off (svendita, ndr) sui bond governativi. ll rendimento del Tesoro Usa a 10 anni mercoledì è balzato sopra l’1,4% (dallo 0,9% di inizio 2021) per la prima volta dall’inizio della crisi del coronavirus, facendo salire i rendimenti dei titoli britannici, francesi, tedeschi e italiani e non solo. Il rendimento del Bund decennale tedesco è salito dal -0,62% di metà dicembre allo -0,29% di mercoledì. Il rendimento delle obbligazioni a 10 anni dell’Australia ha già superato il livello pre-pandemia e mercoledì è salito di altri 0,05 punti percentuali raggiungendo l’1,61%, mentre il Giappone questa settimana ha toccato lo 0,1% per la prima volta dal 2018. A livello aggregato l’indice Bloomberg Barclays Multiverse, indice che replica 70 mila miliardi di dollari di debito ha perso l’1,9% dalla fine dello scorso anno in termini di rendimento totale. Se sostenuta, questa sarebbe la peggiore performance trimestrale dalla metà del 2018 e la più brusca battuta d’arresto nel primo trimestre dell’anno da sei a questa parte.

Tale dinamica è da attribuirsi al fatto che gli investitori si aspettano un aumento dei prezzi nei prossimi mesi, anche alla luce del fatto che le banche centrali non sembrano intenzionate ad alzare i tassi d’interesse. Tale aspettativa è fondata. Martedì il presidente della Fed Jerome Powell ha così commentato in un discorso al Congresso: “L’economia è molto lontana dai nostri obiettivi in ​​materia di occupazione e inflazione, ed è probabile che occorrerà del tempo per ottenere ulteriori progressi sostanziali”. Le autorità monetarie dunque più che temere l’inflazione, la auspicano. Gli investitori quali strumenti hanno a disposizione per proteggersi?

Le inflation-linked per restare a galla

Secondo Giacomo Alessi, senior fixed income analyst di Marzotto Sim, restando in ambito obbligazionario ci sono diversi strumenti per proteggersi da un ritorno dell’inflazione. Il primo e più adeguato sono le inflation-linked, obbligazioni che pagano la cedola e rimborsano il capitale in funzione del livello dei prezzi nel sistema. “Le prime obbligazioni di questo tipo sono state le Gilts emesse dalla Bank of England negli anni ’80. Nel corso degli anni questo mercato si è molto sviluppato: quasi tutti i governi ad oggi emettono questo tipo di obbligazioni. Il mercato di riferimento sono i Tips statunitensi, ma anche alcuni paesi europei sono in una posizione di avanguardia. L’Italia è uno dei pochi paesi che emette due tipi diversi di bond legati all’aumento dei prezzi: il Btpei, legato all’inflazione europea, e il Btp Italia, legato all’inflazione domestica. Sono inoltre inflation-linked uniche nel loro genere perché c’è un floor deflativo, ovvero se ci dovesse essere un evento deflativo nel corso della vita del bond, questo non si svaluterebbe”.

High yield e convertibili una buona opzione

Una seconda opzione sono i titoli high yield. “In questo caso la scelta più oculata sarebbe quella di prendere esposizione su titoli a più alto rendimento con duration bassa” continua Alessi che aggiunge: “titoli BB o BB+ con una scadenza non superiore ai cinque anni sono ideali: sfruttano il maggiore appetito per il rischio che si verifica quando c’è inflazione e prottegono da eventuali rialzi dei tassi di interesse nel breve periodo”. Terza opzione sono obbligazione strutturate, come le convertibili e le subordinate, a patto di un’attenta analisi sul singolo emittente: “Le prime beneficerebbero di un sottostante – l’azionario – che dovrebbe performare con un ritorno dell’inflazione. Le seconde, essendo strumenti con più alto livello di rischio incorporato, si dovrebbero apprezzare per via dei maggiori acquisti”. Per uno strumento obbligazionario da sovrapesare, ve n’è uno da sottopesare. “Le obbligazioni da cui stare lontani sono le governative, che presumibilmente continueranno ad essere oggetto di sell-off, e quelle a tasso variabile, dato che le banche centrali non sembrano essere intenzionate ad aumentare i tassi nei prossimi anni”.

I vantaggi di etf e fondi comuni

Infine, il canale d’investimento migliore per gli investitori retail per esporsi sull’obbligazionario, sono gli etf e i fondi comuni. “Rispetto a un acquisto diretto del titoli, queste soluzioni hanno due vantaggi: permettono una diversificazione, fondamentale per certi strumenti come l’high yield, dove il rischio di default è maggiore, e hanno un prezzo di accesso molto inferiore rispetto ai singoli titoli”.  Infine, secondo Alessi, materie prime e azionario (al netto di un aumento dei tassi) saranno le due asset class che più proteggeranno dall’aumento dei prezzi.

Lorenzo Magnani
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