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Il rally del petrolio mostra già la sua debolezza

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

17 Maggio 2018
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  • Il prezzo del petrolio potrebbe essere già arrivato al giro di boa

  • Fra contango e backwardation, quali sono i segnali da cogliere

I prezzi del petrolio hanno raggiunto i massimi livelli da quattro anni a questa parte. Da inizio anno l’andamento della materia prima ha registrato un aumento dl 17%. Ma il giro di boa sarebbe già dietro l’angolo

prezzi del petrolio hanno raggiunto i massimi livelli da quattro anni a questa parte. Da inizio anno l’andamento della materia prima ha registrato un aumento dl 17%. Un anno fa il Wti (petrolio americano) veleggiava sui cinquanta dollari al barile. Invece il Brent, ossia l’europeo, si aggirava sui cinquantadue dollari. Oggi 17 maggio 2018 il Brent ha toccato quota 80 dollari per la prima volta dal 2014. Il rally del greggio si deve sicuramente all’accresciuta domanda di un’economia mondiale in crescita. Ma anche ai timori per l’offerta e alle preoccupazioni per i rischi geopolitici globali. Nonché anche alla raffica di tagli decisi da Opec e Russia. E non è finita.

Courtesy Pictet Asset Management

Il fattore Iran. Gli esportatori del Paese sono sul piede di guerra dopo il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare. La reimposizione delle sanzioni costituisce un’ulteriore pressione al rialzo dei prezzi dell’energia.

Il Venezuela. L’offerta petrolifera del paese sudamericano sta soffrendo le intemperie politiche del paese, con le confische di barili e impianti all’ordine del giorno.

Alcuni analisti (per esempio Pictet) sottolineano tuttavia come il differenziale di prezzo fra Brent e Wti si sia allargato. Lo spread ha superato gli otto dollari, il massimo da tre anni a oggi. Inoltre, le quotazioni americane sono interessate dal fenomeno del contango: il prezzo del petrolio a pronti è inferiore a quello futuro. Non accade lo stesso per il Brent europeo. Qui, la situazione è invece di backwardation. Il prezzo spot è superiore ai prezzi futuri impliciti nei corrispondenti contratti futures.

Stando agli economisti, i due fenomeni potrebbero preconizzare un giro di boa, o per lo meno un periodo di elevata volatilità, per i mercati del greggio. I rincari del Brent stanno infatti già facendo diminuire la domanda di molte qualità di petrolio indicizzate al combustibile europeo.

Secondo Richard Mallison di Energy Aspects, si sta assistendo a una modifica strutturale nel livello dei prezzi. Questi resteranno alti per tutto l’anno corrente e pure per il 2019. Voleatilità a parte, non si tratta di un fenomeno momentaneo dunque.

Del resto i titoli energetici hanno performato molto bene nel primo trimestre 2018. Martijn Rats di Morgan Stanley evidenzia che l’obiettivo di risparmiare sui costi di gas e petrolio si combina ora con l’aumento dei prezzi. “Un mix potente” dice. “Permette alle compagnie petrolifere di fare molte cose nello stesso momento. Pagare dividendi, ricomprare azioni, pagare i debiti”. Tutti esisti molto benvenuti.

La risalita dei prezzi del greggio è robusta. Ma non bisogna trascurare la questione del risparmio sui costi dell’energia. Ieri 16 maggio 2018 l’International Energy Agency ha infatti rivisto al ribasso la sua previsione per il 2018. Il numero di barili domandati al giorno è sceso da un milione e mezzo a un milione e quattro.

Teresa Scarale
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