PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Il private equity si fa in Asia, ora più di ieri

Il private equity si fa in Asia, ora più di ieri

Salva
Salva
Condividi
Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

20 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • “Asian Private Equity: it’s time” è la conferenza che si è tenuta a termine della financecommunity week, evento digitale che nell’ultima settimana ha ospitato dirette su temi finanziari

  • Alla tavola rotonda, tra gli altri, hanno partecipato Dario Tossetti, fondatore di Tosetti Value, Lorenza Vincenzi, senior economist di Prometeia, Giacomo Stratta, fondatore di Fenera Sgr e Faris Ayoub fondatore di Cassia

L’Asia attrae sempre più investimenti e non per ultimi quelli di private equity. I catalizzatori sono lo sviluppo e una domanda sostenuta da un trend secolare: l’urbanizzazione. L’exit è buono, ma rivolgersi a chi è più esperto è sempre una buona idea

Si è tenuta giovedì, a conclusione della financecommunity week, la conferenza dal titolo “Asian Private Equity: it’s time”. Al centro del dibattito la grande opportunità che il mercato asiatico, in particolare quello cinese, offre in tema di private equity.  Riprendendo le parole d’apertura; “L’Asia per noi occidentali è stata sempre percepita come una grande fabbrica individuata nella Cina, poi è divenuta un grande ufficio grazie all’India ma solo ora abbiamo percepito come sia anche un enorme opportunità di investimento”.

Lo sviluppo asiatico secondo diverse prospettive

Dalla demografia alla scolarizzazione, passando per accumulazione di capitale e solidità delle istituzioni l’Asia è una delle poche regioni del mondo a crescere non solo in termini di pil. Paesi come la Cina e la Corea sono già sulla frontiera tecnologica, altre economie meno sviluppate sono comunque in fase di catching-up. La diretta conseguenza è quella illustrata da Lorenza Vincenzi, senior economist di Prometeia. Delle prime venti economie nella classifica del Global Innovation Index, indice sviluppato dalla Wipo che cattura tutte le variabili di sviluppo, cinque sono asiatiche. In questo scenario, stando ai dati di Prometeia, l’Asia conterà per il 38% del pil mondiale, allungando su Europa e Stati Uniti fermi rispettivamente al 22%.

Il megatrend primo è l’urbanizzazione

Ciò che sta più di tutti guidando il percorso di crescita dell’Asia è il fenomeno dell’urbanizzazione, a detta di Giacomo Stratta, fondatore di Fenera Sgr. I dati parlano chiaro. Negli ultimi vent’anni sono nate 120 metropoli come San Francisco. Di città così grandi negli Stati Uniti se ne contano solamente dieci. Questa emigrazione di massa ha permesso a molte persone di trovare lavoro e accumulare denaro, con la conseguenza della creazione di una nuova classe sociale media molto giovane e figlia di una precedente generazione che ha risparmiato tantissimo. I consumi dunque stanno aumentando moltissimo, soprattutto verso beni  voluttuari a marginalità e rotazione molto alta. In Cina la spesa in questi beni risulta essere del 30%, mentre più o meno metà dei consumi totali sono online. Dati impressionanti, se si considera che negli Stati Uniti 9 volte su 10 gli acquisti vengono fatti ancora in negozio. Il risultato è oggi la Cina conta il 50% dell’ecommerce mondiale. Dieci anni fa tale quota era irrisoria.

Il private equity in Asia

Sviluppo da tutti i punti di vista e aumento fortissimo dei consumi, soprattutto online, gettano le basi a investimenti in private equity molto proficui. Ma, come ha affermato Faris Ayoub fondatore di Cassia, un buon quadro macro non basta: “vent’anni fa le società per lo più si quotavano e non avevano bisogno di capitale private. Oggi invece molte si rivolgono al private equity, e l’exit è reso molto più facile”. Bisogna comunque stare attenti a non improvvisare, come sottolinea Dario Tosetti, fondatore del family office Tosetti Value. “Il mercato asiatico è meno trasparente rispetto ai mercati occidentali. È dunque fondamentale rivolgersi ad esperti” ha commentato Tosetti, che ha evidenziato inoltre come gli investimenti dei family office siano ormai per il 21% in private equity seguendo per lo più una strategia di everaged buyout in Europa, mentre in Asia vadano di più growth e venture capitalism.

Da un punto di vista di opportunità invece secondo Fenera sgr si possono tratteggiare a livello di paese tre categorie: paesi sviluppati (Giappone, Sud Corea, Singapore, Australia),  in via di sviluppo (Cina, India, Thailandia) ed emergenti (Indonesia, Malesia Vietnam, Fillipine, Cambogia). I primi sono mercati stabili, con forte liquidità e attività di M&A vivace, dove le opportunità migliori sono in termine di spin-off. I secondi invece sono mercati ad elevatissima crescita dove gli investimenti seguono una strategia growth. I terzi infine sono mercati in cui il mercato del private equity non si è ancora strutturato.

Mercato del private equity in Asia per paese. Fonte: Fenera Sgr
Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
Condividi l'articolo