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Il novembre nero, in attesa dell’Opec e della ripresa

Il novembre nero, in attesa dell’Opec e della ripresa

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

30 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dopo il crollo di marzo e il riassestamento autunnale nell’ultimo mese il prezzo di Brent e Wti, sostenuti dall’annuncio dei vaccini, è aumentato di quasi il 30%

  • Tra oggi e domani si terrà la riunione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio in cui si deciderà se prolungare il taglio della produzione di petrolio

  • Secondo Filippo Diodovich, senior startegist di Ig, una fumata bianca potrebbe portare il prezzo del petrolio a 47 dollari al barile mentre al contrario un mancato accordo riporterebbe il corso del Wti a 42

Il novembre nero è di buon auspicio per un 2021 all’insegna della ripresa dei corsi petroliferi. Nel mentre l’Opec+, il cui esito potrebbe portare nel giro di poche ore il prezzo del petrolio a 47 o farlo sprofondare a 42 dollari

L’annuncio dei vaccini non è stato solo una panacea per i malori che i mercati hanno lamentato ad inizio autunno. A beneficiare più di tutti del cambio di passo è stato il petrolio. 27,4% è stato l’incremento del prezzo a novembre sia di Brent che di Wti, che hanno chiuso rispettivamente il mese da record a 47,8 e a 45,4 dollari al barile. A confermare il trend positivo dell’oro nero o a riportarlo negli inferi dicembre si apre con la riunione dell’Opec. Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

Nel segno dell’Opec+

Tra oggi e domani si tiene la riunione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) da cui dipende il corso del petrolio per i prossimi mesi. Un rinnovato prolungamento dei tagli alla produzione sosterebbe, per via dell’offerta minore alla domanda in ripresa, prezzi del petrolio al rialzo. Al contrario un aumento della produzione potrebbe vanificare in parte l’effetto della ripresa economica. Cosa aspettarsi? We Wealth lo ha chiesto a Filippo Diodovich senior strategist di IG Italia “Nelle ultime settimane è aumentato il dissenso tra i vari membri del cartello. Iraq, Iran, Emirati Arabi e Nigeria hanno sottolineato le difficoltà delle loro economie in merito al prolungamento dei tagli alla produzione anche nel 2021. Le attese sono per un compromesso per una estensione dei tagli da 7,7 mln di barili al giorno, con la possibilità che i grandi paesi produttori possano aumentare la propria quota di tagli” afferma Diodovich secondo il quale c’è da aspettarsi una reazione molto diversa dei mercati a seconda dell’esito. “In caso di accordo sui tagli alla produzione ci aspettiamo un lieve rialzo dei prezzi del greggio (WTI Light Crude) a 47 dollari al barile. In caso di fallimento nelle trattative dell’OPEC+, il ribasso dei prezzi petroliferi potrebbe essere molto forte, fino a 42 dollari al barile.”

Questione di vaccini e ripresa

Al di là dell’esito dell’Opec, dal lato della domanda c’è una certezza. Se i vaccini saranno distribuiti, il covid debellato e la ripresa economica prenderà forma, il prezzo del petrolio potrà contare su  una forte pressione al rialzo. “La nostra view sul petrolio nei prossimi mesi è positiva perché crediamo che l’approvazione dei vaccini Pfizer e Moderna, che dovrebbe avvenire prima della fine dell’anno, porterà a una nuova ondata di acquisti sul greggio. L’approvazione, unita ad una efficiente distribuzione dei vaccini nel primo trimestre 2021, dovrebbero infatti portare a un forte allentamento delle misure restrittive generando un aumento della mobilità e un maggiore ripristino delle attività produttive a piena capacità” conclude Diodovich.

Lorenzo Magnani
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