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Il mental accounting di Dustin Hoffman

Il mental accounting di Dustin Hoffman

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Titta Di Girolamo
Titta Di Girolamo

22 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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L’economia comportamentale a volte dimentica il “mental accounting”. Così come le aziende, anche le persone categorizzano le proprie finanze per grandi aree: i soldi da risparmiare, le spese alimentari, i costi legati alla vettura

Di tutte le anomalie nel vaso di Pandora dell’economia comportamentale, il mental accounting è fra le più comuni in pratica ma anche fra le più trascurate dalla divulgazione scientifica. Così come le aziende mantengono l’accounting delle loro attività in varie categorie, allo stesso modo le persone categorizzano le proprie finanze per grandi aree: i soldi da risparmiare, le spese alimentari, i costi legati alla vettura.

Queste categorie mentali sono in generale utili, ma a volte hanno effetti paradossali: ci sono ad esempio un gran numero di persone che allo stesso tempo risparmiano e mantengono un debito alto sulla propria carta di credito. Dick Thaler, che è stato il primo a mostrare come questa anomalia sia centrale nelle scelte quotidiane e di lungo periodo come il risparmio pensionistico, la spiega spesso con un aneddoto raccontato da Gene Hackman sul suo amico Dustin Hoffman. Quando ancora erano giovani attori e squattrinati, Hoffman gli aveva chiesto un prestito e Hackman aveva acconsentito. Andato però nella cucina di Hoffman aveva trovato vari vasetti pieni di soldi, con affissi dei cartellini che ne indicavano la funzione (“affitto”, “luce e gas”, …) e aveva chiesto all’amico perché mai avesse voluto un prestito se aveva tanti soldi nei vasetti. E Hoffman aveva indicato un vasetto vuoto con su scritto “cibo”.

Il motivo per cui questa anomalia è centrale in vari processi è che, come sembra fare Dustin Hoffman, ignora una delle caratteristiche più evidenti del denaro: la fungibilità. I soldi sono sempre soldi, eppure abbiamo la tendenza a categorizzarli in conti separati. Il bonus non ci sembra una parte dello stipendio ma un regalo in più che si può usare per togliersi qualche sfizio.

Sembriamo spendere con più facilità dalla carta di credito che in contanti: la spesa finisce nella cifra mensile della carta e l’importante è che questa cifra sia più o meno simile ogni mese. Il denaro è anche l’unità di misura degli investimenti e il mental accounting è tra le anomalie che spiegano la tendenza a vendere stock vincenti e tenersi stock in perdita.

Supponiamo per esempio di dover sostenere una spesa inaspettata e di avere le azioni di due imprese. La prima impresa l’abbiamo comprata a 300 e ora è a 280, la seconda l’abbiamo comprata a 310 e ora è a 350. Istintivamente non abbiamo dubbi: il matrimonio di nostra figlia lo paghiamo vendendo le azioni della seconda impresa, su cui abbiamo già guadagnato. Meglio chiudere la posizione in verde che quella in rosso, ci dice l’istinto per il quale le imprese sono in due account separati: il raziocinio ci consiglierebbe invece di ristudiarci i bilanci, analizzare le sensitività della domanda, riflettere sul quadro macroeconomico. Il prezzo del nostro acquisto non è probabilmente un indicatore rilevante della redditività futura dei titoli.

La nostra incapacità a ricordarci della fungibilità del denaro ha anche delle conseguenze di lungo periodo. Negli studi osservazionali, ad esempio, si nota che la propensità a consumare delle famiglie varia a seconda del conto in cui si trovano i soldi: è molto alta per il contante e il conto corrente, è quasi zero per il conto di risparmio con cui si pagherà la propria pensione o l’università dei figli. Nel modello classico del ciclo vitale, ogni aumento alla ricchezza, sia esso un bonus, una vincita alla lotteria o un contributo alla pensione, si trasforma in uno stesso aumento di consumo: incoraggiare conti di risparmio non ha nessun effetto sulla capacità delle famiglie di risparmiare di più.

Per via del mental accounting, invece, incoraggiare le famiglie a spostare soldi dal conto corrente al conto di risparmio tende a far diminuire i consumi, come si vede nei dati reali. Un altro esempio noto viene da chi lavora in condizioni d’incertezza ma fissa un target giornaliero di performance. Prendiamo un pescatore che esca tutti i giorni: se ogni giorno vuole pescare almeno dieci chili, i giorni che c’è poco pesce lavorerà molto a lungo. Sebbene fissarsi un target e cercare di evitare di chiudere la giornata in verde possa aiutarlo a motivarsi, il pescatore fa l’esatto contrario di quello che suggerisce un modello razionale di sostituzione inter-temporale: meglio lavorare meno nei giorni in cui c’è poco pesce e il più possibile nei giorni ce n’è di più.

Questo approccio al lavoro è stato studiato per varie categorie; un esempio noto e discusso è quello dei tassisti di New York, che spesso affittano macchine alla giornata e si danno dei target di guadagno giornalieri: un approccio che finisce per ridurre il loro reddito annuo e spiega in parte la difficoltà di trovare un taxi a New York nei giorni in cui piove. Ci sono forme di mental accounting che derivano dal pensare al portafoglio d’investimento non come ad unicum ma diviso per asset class o per livelli di rischio. Per esempio possiamo comprare delle azioni nel nostro account azionario che hanno delle sensitività ai tassi d’interesse tali da renderci la vita più complicata quando sommate ai rendimenti nell’account obbligazionario, ma non ce ne accorgiamo perché pensiamo alle asset class come a dei contenitori separati.

È anche molto comune pensare ad una parte del portafoglio come sicura e un’altra come speculativa e investire poi ignorando il rischio che i due conti perdano negli stessi scenari. Ed è anche comune che ogni account abbia un periodo di valutazione diverso: guardiamo al conto delle scommesse tutti i giorni, ma all’andamento dei nostri risparmi pensionistici una volta l’anno; e queste valutazioni degli account su orizzonti temporali diversi inducono scelte d’investimento differenti.

Il mental account è una forma di framing, un modo di mettere in una cornice le nostre esperienze per poterle distinguere dalle altre e categorizzarle. È un’epistemologia istintiva: bisogna poter mettere delle parentesi intorno agli eventi per potersi orientare nel mondo. A volte questa operazione va fatta coscientemente: ci dobbiamo sforzare di isolare i fenomeni e guardarli a uno a uno. Altre volte ha effetti indesiderati e perdiamo di vista l’insieme: lo sforzo cosciente dev’essere allora quello di astrarre, riflettere e associare. Come piccoli uomini davanti alle ombre di una caverna, ci muoviamo a tentoni, e ogni passo è un’occasione per riflettere su come procedere.

*con questo pseudonimo, preso a prestito da un film di Paolo Sorrentino, si firma un importante gestore italiano della City

Titta Di Girolamo
Titta Di Girolamo
*Con questo pseudonimo, preso a prestito dal protagonista di un film di Paolo Sorrentino ("Le conseguenze dell'amore", 2004, interpretato da Toni Servillo) si firma un importante gestore italiano che, laureato a pieni voti in una dellepiù importanti università statunitensi, lavora attualmente nella city.
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