PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Il gioco si fa duro: scendono in campo emergenti e oro

Il gioco si fa duro: scendono in campo emergenti e oro

Salva
Salva
Condividi
Giulia Schiro
Giulia Schiro

24 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • Pictet AM stima una probabilità di recessione globale intorno al 10% contro probabilità ben più elevate prezzate a inizio 2019 dai mercati

  • Il dollaro debole è lo scenario base su cui poggiano le strategie di Pictet AM sui mercati Emergenti

  • Gli asset rifugio torneranno comunque utili nel 2019 in un contesto di volatilità comunque elevata e fra questi riteniamo che l’oro potrà far registrare buone performance

Durante la tappa milanese del roadshow di Pictet Asset Management, Fabio Castaldi, senior investment manager, ha illustrato la view di mercato per il 2019 e la strategia dell’asset manager ginevrino per investire nell’anno appena iniziato, che vede in cima al podio emergenti e asset rifugio

Pur con le dovute cautele, il 2019 potrebbe vedere buone performance da parte dei mercati emergenti dopo un difficile 2018 su tutti gli attivi a rischio. Questo il parere di Fabio Castaldi, senior investment Manager di Pictet AM. L’esperto della casa di gestione svizzera ha spiegato le ragioni di questo “ottimismo” durante la tappa milanese del roadshow di Pictet Asset Management, illustrando per prima cosa lo scenario di riferimento.

Il contesto di mercato che ha chiuso il 2018 e aperto l’inizio d’anno vede come protagonisti rischi, sia economici che geopolitici, che hanno riportato in auge lo spettro recessione. Questo scenario è considerato eccessivo dagli analisti di Pictet AM, che stimano una probabilità di recessione non superiore al 10/15% contro livelli ben superiori prezzati dal mercato.

Stati Uniti

Sul fronte statunitense il primo elemento di disturbo si è rivelato a più riprese la comunicazione, contraddittoria in più di un’occasione, del presidente della Fed Jerome Powell in merito al ritmo della normalizzazione e al livello terminale dei tassi di riferimento della Fed. Opportunamente, a inizio gennaio, il presidente Powell ha confermato una pausa nei rialzi dei Fed Funds definendo la Banca Centrale paziente, che nel linguaggio della Banca Centrale lascia presagire tassi invariati possibilmente fino a giugno 2019.
Sul lato balance sheet, è questa la novità importante, Powell si è dichiarato più flessibile (rispetto al “pilota automatico” con cui aveva liquidato l’argomento a dicembre) pur non dando, al momento, alcuna indicazione numerica al riguardo.

La seconda turbativa per i mercati, sottolineata di recente anche dal Fondo Monetario Internazionale, è la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina: a inizio Marzo scade la tregua tariffaria tra i due attori protagonisti. Nonostante al momento sembri esserci un ottimismo diffuso sui mercato su un esito positivo nelle negoziazioni, sul tema più rilevante della proprietà intellettuale i progressi sembrano essere molto limitati.
A parere di Castaldi è molto probabile si concludano accordi per ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina attraverso l’impegno da parte di quest’ultima di aumentare sostanzialmente le importazioni (soia, petrolio etc) dall’America. Addirittura si parla di azzerare l’avanzo commerciale del Dragone entro il 2024 attraverso l’acquisto di beni made in Usa per un valore complessivo di oltre 1.000 miliardi di dollari, ma secondo l’esperto sono notizie utopiche: “vedo troppo ottimismo da parte del mercato riguardo ad una problematica che si trascinerà più a lungo, soprattutto rispetto al nodo cruciale del trasferimento della proprietà intellettuale”.
Secondo il Senior Investment Manager il rischio recessione è dunque da riconsiderarsi solo in caso in cui i leader dei due Paesi non riuscissero a trovare una soluzione quanto meno parziale sul tema delle tariffe. Un’escalation sulla trade war diventerebbe un grosso problema, perché potrebbe coinvolgere settori critici, come il settore auto, con implicazioni macroeconomiche molto rilevanti.
La mia impressione è che il mercato tatticamente possa registrare una correzione nelle prossime settimane su una delusione di questo tipo; strategicamente rimaniamo un po’ più costruttivi, non vedendo rilevante il rischio recessione negli Stati Uniti dove il mercato del lavoro americano è estremamente solido ”, conclude Castaldi.

Europa

Sulla sponda opposta dell’Atlantico la percezione del rischio politico non è mai stata alta come in questi ultimi mesi. La saga della Brexit sta toccando livelli di confusione mai visti: la vera impressione che si coglie è quanto sia difficile un’uscita ordinata e a condizioni accettabili per il Regno Unito, fermo restando che lo scenario di una hard Brexit non sia appetibile per nessuno.
Il caso inglese è la riprova di come sia difficile uscire anche solo da un’unione economica quale l’Unione Europea; ciò dovrebbe portare a riflettere coloro che sono tentati da questa strada alle prossime elezioni europee di maggio. Ritengo che le forze populiste antieuropeiste, pur progredendo nel prossimo Parlamento europeo, non otterranno il risultato che molti si attendono o temono”, commenta l’esperto di Pictet AM.
Quel che è vero, secondo Castaldi, è che i rischi politici in Europa sono già in buona parte prezzati dai mercati. Per quanto riguarda il Vecchio Continente, l’aspetto più preoccupante è il rallentamento macroeconomico osservabile nell’economia “locomotiva” – la Germania. Un’escalation della guerra commerciale potrebbe rivelarsi fatale per la Germania e quindi per l’Europa.
Anche in Italia sono state riviste al ribasso le stime di crescita da parte di Bankitalia e dall’Fmi e, secondo Castaldi, è difficile prevedere in questo contesto un cambio di direzione.

Seggi previsti per il Parlamento UE 2019 vs. 2014

Cina

Riguardo infine la Cina, l’impressione del Senior Investment Manager di Pictet AM è che le autorità cinesi stiano stimolando l’economia sia da un punto di vista fiscale che da un punto di vista monetario in maniera adeguata. Lo stimolo non è sicuramente della portata di quello visto nel 2016, ma l’obiettivo di stabilizzare l’economia cinese intorno a livelli del 6%-6,5% è realistico: “a nostro parere i timori di un hard landing della Cina sono eccessivi, ma si vedrà nei dati macro cinesi a partire dal secondo trimestre”, spiega Castaldi.
Il passaggio da economia basata sull’export a economia basata sui consumi interni è un processo sicuramente lungo, in cui certi eccessi del passato in termini di credito sono complicati e dolorosi da recuperare; riteniamo però che le autorità Cinesi siano in grado di gestire questa transizione e siamo più costruttivi sulla traiettoria macroeconomica di questo Paese rispetto a quanto lo sia il mercato”, conclude il Senior Investment Manager.

Dove trovare valore sui mercati

Nel contesto di una Fed accomodante è verosimile attendersi un dollaro più debole nel 2019”, afferma Castaldi, che continua “il dollaro debole è la base su cui impostiamo i nostri ragionamenti quest’anno e che ci portano a valutare con interesse l’investimento sui mercati emergenti”.
Gli Emergenti hanno già dimostrato solidità rispetto alla fragilità dei mercati core nei mesi recenti e, se sul tema del commercio si riuscirà a trovare un’intesa accettabile, la conseguente stabilizzazione dell’economia cinese riteniamo possa premiare tale classe d’attivo.

Come spiegato da Castaldi, nel 2018 è stato difficile trovare protezioni nelle tradizionali classi d’attivo definite di protezione, a cominciare dal mercato obbligazionario. Per il 2019 tale difficoltà permane anche se, a fronte di un rischio recessione, le obbligazioni (soprattutto negli Stati Uniti) potranno tornare utili, nonostante i rendimenti, ai corsi attuali, siano relativamente cari. In Europa, viceversa, la protezione è molto limitata con rendimenti prossimi allo zero e in un contesto in cui gli acquisti della Bce sono limitati al reinvestimento dei titoli in scadenza avendo, a fine 2018, posto fine al proprio programma di Quantitative Easing.

Resta interessante, secondo Castaldi, l’investimento nell’oro:riteniamo che possa performare bene nel 2019 in un contesto di incertezza e con la possibilità che i tassi reali americani scendano ulteriormente”.

A parere di Castaldi, nel 2019 sarà anche importante limitare l’esposizione ad asset illiquidi e la capacità di muoversi tatticamente ma, ancor più cruciale, sarà la capacità di gestire la volatilità e le inevitabili correzioni dei mercati attraverso opportune strategie di protezione.

Giulia Schiro
Giulia Schiro
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.