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Il 2020 resiliente dei minibond, tra pmi e garanzie pubbliche

Il 2020 resiliente dei minibond, tra pmi e garanzie pubbliche

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

25 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il Politecnico di Milano ha pubblicato il 7° report italiano sui minibond, titoli di debito emessi da società italiane non finanziarie di importo inferiore a 50 milioni di euro, non quotati su listini aperti agli investitori retail, che  rappresentano una forma di finanziamento alternativa e complementare al credito bancario

  • Il mercato di riferimento è l’ExtraMOT PRO, gestito da Borsa Italiana e pensato per la quotazione sul mercato obbligazionario non regolamentato dei titoli sotto i 50 milioni di euro. A fine anno è arrivato a contare 149 titoli emessi da 106 imprese, per un valore nominale complessivo di oltre 4,3 miliardi di euro.

  • Dal novembre 2012 al 31 dicembre scorso sono state 671 le imprese italiane che hanno collocato minibond, di cui 409 pmi (il 61%). Le emissioni di minibond effettuate dalle imprese sono state 1.005, per un valore nominale totale di 7,07 miliardi di euro, 2,53 miliardi se ci si limita alle pmi

Il mercato dei minibond si è mostrato in parte immune al covid: la raccolta è in calo, ma le emissioni sono stabili. Pmi, passaggio da garanzie private a garanzie pubbliche, eltif e pir sono le nuove direttrici dell’industria. E intanto la Campania ha superato la Lombardia

Il 2020 ha fatto incetta di vittime anche tra gli strumenti finanziari. L’industria dei minibond non rientra nel novero: l’impatto è stato attutito, grazie in particolare ad un numero sempre più alto di pmi che scelgono questo strumento per finanziarsi e alle garanzie pubbliche sottostanti che mitigano il rischio per gli investitori. Rispetto ai record del 2019, le emissioni sono calate leggermente (194 contro 205), mentre la raccolta si è fermata ai 920 milioni di euro. Un dato da leggersi alla luce dell’abbassamento del valore medio dei singoli deal che si è attestato a 4,95 milioni, certificando una maggiore emissione da parte delle pmi, la cui raccolta è stata invece ai massimi da tre anni (448 milioni).

Sono alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, presentato giovedì mattina durante un convegno online a cui hanno preso parte i numerosi partner della ricerca – ADB Corporate Advisory, Banca Finint, Cassa Depositi e Prestiti, Cerved Rating Agency, Epic SIM, Foresight Group, F&P Frigiolini & Partners Merchant, Mediocredito Trentino-Alto Adige, Orrick, Borsa Italiana, Innexta, BeBeez – per ragionare sulle opportunità e le sfide del futuro.

“Nel 2020 l’industria dei minibond italiani ha retto bene nonostante lo stress test della pandemia – commenta Giancarlo Giudici, responsabile dell’Osservatorio Minibond ed estensore del Report -. La raccolta infatti è di poco diminuita, più che altro perché è sceso il valore medio delle emissioni, e sono numerose le pmi che si sono avvicinate a questo mercato per la prima volta, anche grazie a operazioni di sistema come i basket bond regionali. Le sfide per il futuro sono tre: la sostenibilità del debito a valle dei risultati di bilancio, che inevitabilmente saranno più sfavorevoli rispetto alle aspettative; la capacità del sistema di trovare un nuovo equilibrio quando i provvedimenti emergenziali pubblici termineranno e potrebbe essere necessario prevenire un accumulo di crediti ‘unlikely-to-pay’; approfittare dei pir alternativi e degli eltif, ai nastri di partenza, per dare nuovo spessore al mercato con un salto di qualità che possa rinvigorire anche il mercato secondario”.

Le imprese emittenti

Le società emittenti nel 2020 sono state 176 (in calo dalle 183 del 2019), di cui 131 affacciatesi sul mercato per la prima volta: il 61,4% SpA,  il 36,4% Srl  e  il 2,2% società cooperative. Dal punto di vista dei ricavi ben 56 emittenti (28,9%) fatturavano meno di 10 milioni di euro prima del collocamento, certificando un presenza sempre più forte delle piccole imprese. Quanto al settore di attività, il manifatturiero è in testa con il 33% del campione, ma salgono commercio e attività professionali (entrambi al 9,8%) e costruzioni (8,8%). Rispetto alle motivazioni del collocamento, si conferma al primo posto l’obiettivo di finanziare la crescita interna dell’azienda (60,5%), seguito dalla necessità di ristrutturare le passività finanziarie (10,4%), di alimentare il ciclo di cassa del capitale circolante (soprattutto PMI) e le strategie di crescita esterna tramite acquisizioni (soprattutto grandi imprese).

L’emissione tipo del 2020

La raccolta nel 2020 è stata la più bassa dal 2016 attestandosi a 920 milioni di euro (contro i 1.223 del 2019), Uno dei motivi è il valore medio dei singoli deal, sceso nel secondo semestre al minimo storico di 4,59 milioni di euro. Tuttavia, limitatamente alle pmi la raccolta è ai massimi degli ultimi 3 anni: 448 milioni di euro, solo nel 2017 era andata meglio (549 milioni). Per quanto riguarda poi l’anatomia di queste emissioni, nel 2020 la scadenza media è stata di 5,47 anni, in aumento rispetto al 2019, la cedola è scesa al 3,61% rispetto al 4,34% dell’anno prima (anche per via delle numerose emissioni che prevedono garanzie pubbliche), e sono stati oggetto di rating solo nel 14% dei casi.

La Campania supera la Lombardia

A livello geografico ci sono importanti novità: il sud è andata meglio del nord in termini relativi. In testa per numero di emittenti (43, contro le 13 del 2019) infatti troviamo la Campania, che supera Lombardia (36) e Veneto (29), tradizionalmente le regioni più attive. Tale risultato si spiega in virtù del progetto Garanzia Campania Bond, basket bond promosso dalla finanziaria regionale Campania Sviluppo, da CDP, da Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno e Banca Finint. Con un’operazione di sistema simile, anche la Puglia è passata da 3 a 13 emittenti.

L’importanza della garanzia pubblica

Infine le garanzie sul rimborso del capitale, che possono dare maggiore sicurezza agli investitori, nel 2020 hanno interessato il 58% delle emissioni. La più diffusa (26%) è quella rilasciata dalle Regioni, soprattutto attraverso i basket bond in Campania e Puglia, seguita da quella eleggibile per il Fondo di Garanzia (21%) che però è rilasciata all’investitore. Nel 7% dei casi è stata offerta autonomamente dall’emittente, attraverso un pegno o fideiussione. In sintesi, lo scorso anno c’è stata soprattutto una ‘sostituzione’ delle garanzie private con quelle pubbliche.

Lorenzo Magnani
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