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Il 2019 sarà l’anno degli emergenti

23 Aprile 2019 · Redazione We Wealth · 2 min

  • May -Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet spiega come le obbligazioni dei mercati emergent sono in posizione ottimale, rispetto ai mercati maturi

  • Questo è legato all’andamento migliore che gli emergenti stanno avando rispetto ai paesi sviluppati

Il 2019 potrebbe essere l’anno del riscatto per i mercati emergenti. Dopo un 2018 non brillantissimo, quest’anno le performance potrebbero soprendere

“Le obbligazioni dei mercati emergenti sono in una posizione ottimale. Infatti, l’anno in corso potrebbe rivelarsi l’esatto contrario del 2018 che è stato un anno abbastanza complicato” dichiara May -Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet. Il giudizio positive è da ricollegarsi a due fattori:
• Anche se l’economia globale è in rallentamento, le economie emergenti stanno andando relativamente meglio rispetto alle controparti sviluppate,
• i governi di tutto il mondo stanno attuando politiche mirate a stimolare la crescita. Storicamente, gli attivi dei mercati emergenti tendono a sovraperformare in entrambi questi contesti economici.
La Barton spiega come l’indicatore anticipatore mondiale, che si occupa di prevedere cosa potrebbe succedere alla crescita globale, ha registrato una brusca tendenza al ribasso dal picco del 2017. Ma, sebbene le previsioni si siano indebolite anche per i mercati emergenti, il grosso del rallentamento globale è riconducibile alle economie sviluppate.

La serie di rialzi dei tassi operata dalla Federal Reserve statunitense fino allo scorso dicembre, l’atteggiamento belligerante del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo al commercio mondiale, i cambiamenti nella domanda globale di automobili, oltre a problemi più legati a singoli Paesi come l’incertezza politica di Italia e Regno Unito, hanno fatto sì che le economie sviluppate scalassero una marcia.

Per contro, il grosso del rallentamento dei mercati emergenti si è concentrato in Turchia e Argentina – due Paesi che hanno sofferto ferite economiche autoinflitte.

Di conseguenza, il differenziale di crescita delle economie emergenti rispetto alle controparti sviluppate è aumentato considerevolmente lo scorso anno fino a raggiungere un divario che è adesso ai massimi dal 2013.

La Fed ha inoltre tirato il freno a mano sulla politica di restringimento monetario. Non solo la Banca Centrale ha smesso di rialzare i tassi – crescono le aspettative secondo cui la prossima mossa sarà un taglio – ma ha anche messo prematuramente fine alla riduzione del bilancio. Questa svolta accomodante dovrebbe sostenere la crescita negli Stati Uniti più avanti nel corso dell’anno. Ma per adesso, potrebbe segnare la fine della forza inarrestabile del dollaro.

Al momento, le valute dei mercati emergenti sono prossime al valore di massima sottovalutazione rispetto al dollaro da almeno vent’anni a questa parte. Complessivamente, questi fattori dovrebbero contribuire a sospingere le valute dei mercati emergenti e, pertanto, le obbligazioni sovrane dei mercati emergenti denominate in valuta locale – in quanto una porzione importante del rendimento su questi titoli di debito tende ad essere trainata dai movimenti di cambio.

La Barton spiega però come non è solo la Fed ad avere iniziato a reagire al rallentamento globale. La Banca Centrale Europea sta riprendendo le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine per le banche (Tltro – targeted longer-term refinancing operation), nell’ottica di sostenere l’economia dell’eurozona, attualmente in arresto.

Ma ancora una volta, è la Cina la principale fonte di stimoli derivanti da una politica monetaria aggressiva. Con l’obiettivo di far ripartire i prestiti ai privati, infatti, la People’s Bank of China ha ridotto di cinque volte il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche nel corso del 2018; e ulteriori tagli sono previsti nei prossimi mesi. Contemporaneamente, il governo cinese ha bruscamente aumentato gli investimenti in infrastrutture, dopo averli tagliati nel 2018.
In termini più generali, le obbligazioni dei mercati emergenti dovrebbero essere sostenute da condizioni locali migliori. Politiche macroeconomiche prudenti e, soprattutto, la relativa aggressività delle banche centrali dei mercati emergenti suggeriscono che le economie dei mercati emergenti dovrebbero essere meno volatili rispetto al passato.

Redazione We Wealth
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