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I soldi non fanno la felicità nel lungo periodo

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

17 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Nel breve periodo più aumentano i soldi e più la curva della felicità sale

  • Ma nel lungo questo trend si inverte

Se si pensa che per essere felici bisogna essere ricchi ci si sbaglia. Uno studio dell’università della California mostra infatti come la ricchezza e la felicità non crescono assieme nel lungo periodo

I soldi non fanno la felicità nel lungo periodo. A dirlo è l’ultimo lavoro condotto dall’università della California ad opera di Richard Easterlin e Kelsey J.O’Connor. Secondo i due studiosi le curve della felicità e del reddito non solo correlate sul lungo termine. Significa dunque che al crescere della ricchezza, ad un certo punto, la felicità non aumenta di conseguenza. Relazione opposta si trova invece nel breve periodo.

In questa ipotesi le due variabili viaggiano fianco a fianco. E infatti se la ricchezza diminuisce si flette anche la felicità e viceversa.  Nel breve periodo, le persone tendono, quando vedono il loro reddito crescere paragonarsi agli altri. E dunque il trovare persone con una situazione economica “peggiore” rispetto alla loro da gratificazione. Ma con il passare del tempo questo confronto svanisce, e la soddisfazione di avere sempre di più diminuisce.

“Possiamo vedere la differenza tra le relazioni di felicità a breve e a lungo termine. Si noti che i picchi e le depressioni sia nella felicità che nel reddito si verificano contemporaneamente: nel breve periodo, felicità e reddito fluttuano insieme. Come il reddito va su e giù, la felicità segue l’esempio. Ma se adattiamo una linea di tendenza a ciascuna serie per identificare la tendenza di lungo periodo (le linee spezzate), risulta che la tendenza al rialzo del reddito non è accompagnato da una corrispondente tendenza al rialzo nella felicità” si legge dal report.

La teoria si applica però anche a livello di paesi. E infatti lo studio ha analizzato dati per oltre 120 paesi di tutte gli spettri economici. I risultati hanno mostrato come quando il Pil è cresciuto, il benessere soggettivo della popolazione non è necessariamente migliorato (visione a lungo termine). E dunque non è sempre vero che i paesi più sviluppati e dunque ricchi hanno una popolazione molto più felice rispetto a quelli in via di sviluppo. Una crescita economica, nel breve porta benessere e soddisfazione ma ne lungo la curva del sentimento si appiattisce sempre di più.

Il lavoro dei due accademici riprende il paradosso di Easterlin che affermava come in un determinato momento la felicità varia direttamente con il reddito, ma nel tempo questa non tende al rialzo in corrispondenza dell’aumento di ricchezza. Il paradosso è stato formulato nel 1974 da Richard A. Easterlin, il primo economista a studiare i dati sulla felicità, ma a causa dei limiti dei dati, le prove iniziali delle serie temporali erano limitate agli Stati Uniti. Da allora, e anche questo recente studio ha contribuito, è stato dimostrato che il paradosso esiste, grazie all’analisi di diversi paesi in giro per il mondo (in questo studio si sono analizzati più di 123 paesi più o meno sviluppati per un arco temporale di circa 14 anni).

Giorgia Pacione Di Bello
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