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Goldman Sachs, covid-19: 5 lezioni dall’esperienza cinese

Goldman Sachs, covid-19: 5 lezioni dall’esperienza cinese

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

24 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le misure restrittive per contenere la diffusione del virus e la ripresa economica post-lockdown in Cina forniscono una roadmap utile per gli altri paesi

  • Le 5 lezioni dall’esperienza cinese secondo Goldman Sachs

Dall’impatto della pandemia di covid-19 e la risposta della Cina di fronte all’emergenza, si possono trarre alcune importanti lezioni. Ecco quali sono secondo Goldman Sachs

La Cina, primo paese ad aver sperimentato il grave impatto economico della pandemia di covid-19, fornisce una “roadmap” utile per gli altri paesi. Questo, nonostante le differenze strutturali rispetto ad altre regioni del mondo come Usa ed Europa. Lo sostiene un recente report di Goldman Sachs, che fa il punto sull’esperienza cinese sia dal punto di vista dell’impatto delle misure restrittive per contenere la diffusione del virus che della ripresa economica post-lockdown, traendo 5 lezioni da ciò che è accaduto nel paese del Dragone.

Lo studio della banca d’affari americana si focalizza su 5 aree specifiche: controllo del virus, impatto economico, processo di ripresa, inflazione e risposte politiche. Tuttavia, Goldman Sachs sottolinea che non tutte le lezioni dalla Cina si applicano ad altri paesi, vista l’unicità dell’esperienza cinese, alla luce dell’assetto istituzionale, le norme culturali e pratiche specifiche.

1. Controllo del virus: i nuovi casi hanno raggiunto il picco a due settimane dallo shutdown, ma la seconda ondata rappresenta un rischio

L’esperienza della penisola dell’Hubei, epicentro dell’epidemia e di altre regioni in Cina, suggeriscono che il distanziamento e il controllo delle attività sono efficaci nel rallentare la diffusione del virus. Tuttavia, una seconda ondata sembra rappresentare un rischio reale ed è improbabile che le restrizioni scompaiano completamente fino a quando il virus non verrà eliminato a livello globale.

“Sebbene l’esperienza cinese nel contenere il virus sia stata incoraggiante – evidenzia il report – vale la pena notare che alcuni degli strumenti a disposizione dei policymaker potrebbero non essere disponibili in altri paesi. Ad esempio, i cittadini (ndr, cinesi) sono tenuti a mostrare un codice di autorizzazione sanitaria sui loro telefoni per accedere ai mezzi pubblici e alle strutture. La tecnologia di sorveglianza e i big data consentono al governo cinese di monitorare i singoli spostamenti e utilizzare il contact tracing, contribuendo a contenere il virus ma ciò potrebbe non essere disponibile o accettato in altri paesi”.

2. Impatto economico: lo stop improvviso ha colpito maggiormente il settore dei servizi

Le misure di lockdown hanno causato un forte rallentamento dell’economia cinese. Un crollo delle attività che a febbraio ha raggiunto il picco con un calo del 30-50% su base annua che ha interessato molteplici settori. Il settore dei servizi (in particolare, quelli che coinvolgono  viaggi, riunioni e interazioni faccia a faccia) è stato particolarmente colpito. Anche il consumo di beni discrezionali e durevoli è risultato tra i più colpiti dall’impatto del covid-19.

“Una differenza tra la Cina e altri paesi nell’epidemia di covid-19 è che il controllo della distanza sociale e delle attività sono stati implementati a partire dal nuovo anno lunare, quando le attività economiche sono stagionalmente deboli in Cina” spiega il report, sottolineando che per questa ragione la Cina registrerà una minor perdita di Pil nel 2020.

3. Processo di ripresa: veloce ma finora irregolare

Alla fine di febbraio, i policymaker cinesi hanno iniziato a spostare la loro attenzione sul riavvio dell’economia, circa 10 giorni dopo il picco di nuovi casi. La ripresa è stata relativamente rapida a marzo, soprattutto nel settore industriale. La normalizzazione della produzione / offerta è stata più rapida rispetto alla vendita / domanda. Inoltre, i consumi online e di fascia alta hanno sovraperformato. “Sebbene l’attività industriale cinese si sia ripresa rapidamente dopo l’inizio dei riavvii, altri paesi potrebbero osservare un processo più lento” evidenzia lo studio di Goldman Sachs.

4. Inflazione: aumento della pressione disinflazionistica

Lo shock sia dal lato della domanda che dell’offerta causato dalla pandemia ha reso l’impatto sull’inflazione difficile da prevedere ex ante. Tuttavia, gli esperti di Goldman Sachs si attendono nei prossimi mesi un aumento della pressione disinflazionistica:”la forte contrazione della domanda esterna probabilmente costringerà alcuni esportatori a vendere prodotti sul mercato domestico, esercitando una pressione al ribasso sui prezzi interni”.

 

5. Risposte politiche: prima la liquidità e poi lo stimolo della domanda

Nel corso dei primi due mesi della crisi, i policymaker cinesi si sono concentrati principalmente sul fornire liquidità e il finanziamenti a famiglie e imprese. Più recentemente invece, sono state messe in atto politiche per stimolare la domanda come, ad esempio, investimenti in infrastrutture ma anche l’utilizzo di nuovi approcci come buoni sconto per incoraggiare gli acquisti di beni e servizi da parte delle famiglie.

Virginia Bizzarri
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