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Giustizia sociale? La soluzione è la finanza sostenibile

Giustizia sociale? La soluzione è la finanza sostenibile

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • S&P Global Ratings, nel report “Sustainable Finance Addresses Social Justice As COVID-19 Raises The Stakes”, ha evidenziato gli effetti dell’epidemia a livello di disuguaglianza e come sempre più cresca l’interesse per le emissioni sociali

  • L’emissione di social bond nel 2020 si stima essere di 100 miliardi, più di quattro volte rispetto alle emissioni del 2019. Dal 5% sul mondo del debito sostenibile le obbligazioni sociali arriveranno a pesare per il 20%

  • 500 milioni di studenti senza accesso all’istruzione, 1,6 miliardi di persone che hanno perso la loro fonte di reddito principali per via delle misure restrittive dei governi, 100 milioni di persone nella povertà più estrema. Il covid si fa sentire soprattutto nei paesi in via di sviluppo

Il covid-19 lascerà il mondo ancora più ineguale di come lo ha trovato. Dalla sanità all’educazione, le criticità sono molte. Ma finanza sostenibile ed emissioni sociali fanno sperare in un domani migliore

Da livellatore ad amplificatore di disuguaglianze il passo è breve. E così il covid-19, che inizialmente si pensava avere l’effetto di attenuare le differenze sociali, renderà i poveri ancora più poveri. Ma una speranza c’è e viene da dove meno lo si aspetta: la finanza, il regno per antonomasia dei ricchi. È quanto emerge dal report “Sustainable Finance Addresses Social Justice As COVID-19 Raises The Stakes”, a cura di S&P Global Ratings.

La finanza sostenibile al servizio del sociale

Se da una parte l’epidemia ha reso il mondo ancor più diseguale, dall’altra ha contribuito ad aumentare l’interesse di investitori, aziende e governi per la giustizia sociale. Secondo S&P Global, nel 2019 l’emissione di social bond, strumenti di raccolta capitale al fine di finanziare progetti di impatto sociale, pesava per appena il 5% sul mercato del debito sostenibile. Ad oggi le emissioni sociali risultano essere quattro volte superiori al dato dell’anno scorso e si stima che possano arrivare ai 100 miliardi di dollari entro fine 2020, dunque il 20% del debito sostenibile, che a sua volta raggiungerà il record di 500 miliardi dai 341 del 2019.Tra le iniziative più importanti sotto questo profilo da parte delle autorità, l’Unione Europea il 20 ottobre ha emesso social bond per 17 miliardi al fine di finanziare il SURE, programma di sostegno per mitigare il rischio di disoccupazione. Le richieste di sottoscrizione hanno superato 13 volte le emissioni.

Infine l’aumento della domanda si accompagna anche a un forte aumento dell’offerta. Il risultato è una grande varietà di declinazioni che assume il concetto di obbligazione sociale. Gli ambiti a più forte interesse sono lo sviluppo economico, le condizioni abitative, l’educazione, i servizi sanitari, ed infine le infrastrutture essenziali.

Finanza sostenibile
aumento negli anni dell'emissioni di social bond e composizione mercato delle obbligazioni sociale per ambito. Fonte: S&P Global Ratings

L’impatto del covid-19 in numeri

Il segno che lascerà il covid è profondo non solo in termini di vite e danni economici, ma anche perché la sua eredità sarà un mondo ancora più diviso. Non è vero innanzitutto che l’epidemia non guarda in faccia nessuno: i poveri muoiono più dei ricchi. Secondo uno studio dell’Imperial college e del WHO,  nei paesi a basso-medio reddito il quantile della popolazione più povera ha il 32% di probabilità in più di morire rispetto al quantile più ricco, per via del minore igiene e e della minore possibilità di accesso agli ospedali. Ma anche nei paesi sviluppati si può notare un fenomeno simile. Stando ai dati di APM Research Lab, negli Stati Uniti il tasso di morte per covid tra i neri è più di due volte superiore a quello dei bianchi. A livello di paesi avanzati e paesi in via di sviluppo la differenza nei tassi di mortalità può essere spiegata anche alla luce delle condizioni abitative. Se è vero che a livello globale il 90% dei casi covid è nei centri urbani, questo è soprattutto vero nei paesi emergenti. Secondo la World Bank in questi paesi più di un miliardo di persone abitano in baraccopoli o in altre condizioni abitative precarie, dove il ricovero in ospedale e il distanziamento sociale è impossibile.

La questione abitativa tuttavia non si è fatta sentire solo per il maggior rischio di contagio e di morte. Molte famiglie a basso-medio reddito, per via della crisi economica, devono fare i conti con sfratti o ritardi negli affitti. Il che renderà questa fascia di popolazione più povera, in parte anche per causa degli interventi dei governi. I lockdown generalizzati avranno infatti un effetto negativo soprattutto per i lavoratori del settore informale (62% della forza lavoro globale), che sono situati principalmente nelle economie in via di sviluppo. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima su 2 miliardi di lavoratori informali che 1,6 miliardi abbiano perso la loro principale fonte di reddito a causa delle misure di blocco, mentre la Banca Mondiale stima che nel 2020 ci saranno 100 milioni di persone nella povertà estrema. Questo rappresenta il primo aumento della povertà estrema globale dal 1998, annullando di fatto tutti i progressi compiuti dal 2017.

Infine i danni del covid si sono fatti sentire anche lato educativo. Secondo le Nazioni Unite a livello globale 500 milioni di studenti non hanno avuto accesso agli strumenti necessari per la didattica a distanza.

Lorenzo Magnani
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