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Giugno: ecco le scadenze fiscali

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Redazione We Wealth
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05 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo il centro studi di Unimpresa, gli incassi attesi con i versamenti estivi d’imposta ammontano a 28,9 miliardi complessivi. Di questi, 11,1 miliardi si riferiscono all’Irpef, 16,3 miliardi all’Ires e 1,3 miliardi alla cedolare secca

  • Lo studio pone anche un focus sull’Irap. E dunque attenzione per i possibili effetti distorsivi che ci potrebbero essere

A giugno i contribuenti dovranno pagare: l’Ires, l’Irpef, e la cedolare secca sugli affitti. La scadenza è prevista per fine mese. Il tutto porterebbe ad un ammontare di circa 29 miliardi di euro

Ecco le scadenza fiscali per giugno 2020. In questo mese i contribuenti italiani dovrano versare nelle casse dello Stato l’Ires, l’Irpef, e la cedolare secca sugli affitti. La scadenza è prevista per il 30 giugno. Questo quanto segnala il centro studi di Unimpresa secondo cui l’acconto per l’imposta sul reddito delle società vale 10,2 miliardi e il saldo 6,1 miliardi; l’imposta sul reddito delle persone fisiche ha un saldo da poco più di 5 miliardi con un acconto da circa 6 miliardi, mentre il versamento sulla tassa delle locazioni ammonta a 1,3 miliardi.

Secondo i calcoli del centro studi di Unimpresa, gli incassi attesi con i versamenti estivi d’imposta ammontano a 28,9 miliardi complessivi. Di questi, 11,1 miliardi si riferiscono all’Irpef, 16,3 miliardi all’Ires e 1,3 miliardi alla cedolare secca. Per quanto riguarda l’Irpef, 5,1 miliardi sono a saldo delle competenze 2019 e 6,07 miliardi in acconto sul 2020; per quanto riguarda l’Ires, 6,1 miliardi sono a saldo dello scorso anno e 10,2 miliardi in acconto su quest’anno. Per quanto riguarda i saldi, la cifra in ballo, tra Irpef e Ires, è pari a 11,2 miliardi, mentre gli acconti valgono, tra Irpef e Ires, 16,3 miliardi.

Sono cifre rilevanti, che potrebbero dare ossigeno alle famiglie e alle imprese, contribuendo a far ripartire i consumi, gli investimenti delle aziende, il pagamento di stipendi e di fornitori. Le imposte si dovrebbero pagare quando è possibile. Se è vero, infatti, che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributive, è vero anche che, in tempi drammatici come questi, i contribuenti non hanno affatto capacità contributive. Per tale motivo i rinvii vanno fatti in ragione di una ripresa economica vera e ponderata”, sottolinea Unimpresa.

Lo studio riporta poi anche un focus sull’Irap: “lo sconto dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) ha effetti distorsivi importanti: chi ha avuto un incremento del reddito nel 2019, avrà beneficio immediato, mentre chi ha ottenuto un calo del fatturato dovrà fare i conti con il recupero del credito che maturerebbe da questa agevolazione (a causa dei maggiori acconti versati l’anno precedente). Sempre con riferimento all’Irap gli imprenditori sono in attesa di chiarimenti certi circa l’applicazione contabile di questa agevolazione e la gestione del secondo acconto previsto per il mese di novembre 2020”.

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