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George Floyd, ecco perché Wall Street non reagisce

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

04 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Solo nella notte di mercoledì sono stati arrestati a New York 90 manifestanti

  • Alla fine del 1968, l’anno degli omicidi di Martin Luther King e Robert F. Kennedy, l’S&P 500 sfiorò quasi il +11%

  • “Il mercato azionario è sostenuto dagli stimoli monetari della Federal Reserve e dalle politiche economiche del Congresso”, spiega Filippo Diodovich

Mentre le proteste per l’omicidio di George Floyd in Minnesota continuano a infiammare le strade statunitensi, i mercati finanziari sembrano non udirne i contraccolpi. Le radici della calma di Wall Street potrebbero risiedere nella storia, ma non solo. Ne parliamo con Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia

Le proteste continuano a infiammare le strade statunitensi dopo che dieci giorni fa il 46enne afroamericano George Floyd ha perso la vita in circostanze sospette durante un controllo di polizia a Minneapolis, in Minnesota. Mentre ancora riecheggia lo slogan “black lives matters”, secondo le dichiarazioni del capo della polizia Terrence Monahan riportate dall’Agi solo nella notte di mercoledì sono stati arrestati a New York 90 manifestanti, contro i 280 di martedì sera. Eppure, i mercati finanziari sembrano non udire i contraccolpi delle proteste, spostando piuttosto lo sguardo verso la riapertura delle attività economiche nella seconda metà dell’anno.

Secondo un’analisi di DataTrek Research ripresa dal Financial Times, alla fine del 1968, l’anno degli omicidi di Martin Luther King e Robert F. Kennedy, con i conseguenti tumulti civili e politici, l’S&P 500 sfiorò quasi il +11%. Allo stesso modo, nel 1992 il listino statunitense chiuse l’anno in territorio positivo nonostante i disordini legati all’assoluzione dei poliziotti di Los Angeles che aggredirono il tassista afroamericano Rodney King. Nel 1998 e nel 1999, invece, il processo di impeachment di Bill Clinton per falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia legato alla denuncia della giornalista Paula Jones per molestie sessuali, ha visto l’S&P 500 chiudere entrambi gli anni superando il +20%. Infine, la recente protesta “Occupy Wall Street” contro gli abusi del capitalismo finanziario nel 2011 è stata accompagnata dalla salita del listino del 4,5%.

Questi esempi mostrerebbero come i mercati azionari riflettano il contesto economico e societario sottostante, piuttosto che uno sconvolgimento sociale o politico. Ma non è solo la storia a incidere oggi sull’ottimismo degli investitori. “Qualche settimana fa l’Economist ha pubblicato una vignetta, abbastanza indicativa della situazione attuale, che raffigurava New York divisa in due – spiega Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia – C’è una grossa differenza tra le quotazioni di Wall Street e l’andamento dell’economia reale”. Secondo l’esperto, se le rivolte popolari hanno un grande impatto sull’andamento delle presidenziali americane, con Donald Trump che perde consensi rispetto all’avversario democratico Joe Biden, i numeri dell’economia reale sono “particolarmente preoccupanti per l’economia americana”. Solo nell’ultima settimana, infatti, sono pervenute 1,9 milioni di richieste per accedere al sussidio di disoccupazione, portando il totale dall’inizio della pandemia a oltre 42 milioni. Eppure, gli indici stanno tornando verso i massimi.

“Gli acquisti sul mercato azionario sono stati fenomenali soprattutto dal 24-25 marzo, quindi ben prima della riapertura delle attività economiche – continua Diodovich – Il mercato azionario è sostenuto dagli stimoli monetari della Federal Reserve e dalle politiche economiche del Congresso, che spingono gli indici verso l’alto. In più i mercati azionari stanno scontando il fatto che i numeri dell’economia dovrebbero migliorare nella seconda metà dell’anno grazie alla riapertura delle attività”.

Tutto questo, precisa, nella speranza che non ci sia una seconda ondata di contagi. Se alcuni analisti parlano infatti di una ripresa a V, secondo lo strategist un tale scenario è difficilmente realizzabile. “Una ripresa a V implica che tutto ritornerà come prima in pochi mesi, ma anche soltanto dal punto di vista psicologico questo non è possibile”, spiega Diodovich, che conclude: “Potrà riprendere l’offerta dei beni e dei servizi, ma per la domanda ci vorrà più tempo. Per questo motivo, la ripresa probabilmente non sarà a V, ma a U o a L”.

Rita Annunziata
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