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G20, il coronavirus riscrive la finanza mondiale

G20, il coronavirus riscrive la finanza mondiale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

23 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • La frenata del Pil mondiale a causa del coronavirus sarà a “V” o a “U”. In ogni caso è già in atto

  • Al G20 il ministro Gualtieri chiede “di lavorare da subito a misure economiche coordinate e adeguate ad affrontare in modo tempestivo le conseguenze economiche del coronavirus”

  • Il Fmi mantiene per ora un atteggiamento ottimistico, limando la crescita globale per il 2020 dello 0,1%. Però ammette pure che sono allo studio scenari catastrofici

  • Ignazio Visco: “L’epidemia rischia di trasformarsi in pandemia […] e le notizie più recenti fanno temere che andrà peggio”

Dalla tech tax al cambiamento climatico, il coronavirus spazza le istanze dell’ultimo G20 finanziario di Riyad e prende prepotentemente la scena. E intanto il Fondo monetario si prepara ad attingere al suo Fondo catastrofi

Il coronavirus spazza tutti gli altri tavoli tematici del G20

A “V” o a “U”? Questa è l’incognita che ha attanagliato il summit finanziario del G20 di Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, nel weekend del 21-23 febbraio 2020. Perché ormai non è più questione di “se” e “quando”, ma di come avverrà la frenata del Pil mondiale. Le due lettere disegnano i possibili andamenti della crescita globale di qui ai prossimi mesi. La prima ipotesi, più ottimistica, suppone una caduta repentina della crescita, seguita da un’altrettanto rapido recupero. La seconda invece prevede una frenata più lenta e duratura.

Sarà quindi una caduta repentina seguita da un rapido rimbalzo? Oppure assisteremo a una frenata relativamente lenta della crescita economica e poi a una ripresa graduale? Secondo il segretario del Tesoro Usa Steven Mnuchin, l’impatto del coronavirus sull’economia sarà più chiaro “in tre o quattro settimane” (ai microfoni di Cnbc al margine del G20).

L’effetto coronavirus sul G20 di Riyad

Anche Roberto Gualtieri, ministro dell’economia italiano, a latere dei lavori, dichiara di aver “informato il G7 e il G20 della situazione e delle decisioni adottate in Italia”, chiedendo inoltre “di lavorare da subito a misure economiche a livello internazionale, coordinate e adeguate ad affrontare in modo tempestivo ed efficace le conseguenze economiche del virus nel caso la crisi si aggravi”. Si appella alla cooperazione e al coordinamento anche Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo monetario internazionale. “Serve una cooperazione globale” per far fronte alla “tragedia umana” del coronavirus, già causa di una limatura al ribasso delle stime di crescita per il 2020.

Fmi: l’ottimismo fa (ancora) prevalere una previsione a “V”

Al G20, il Fondo monetario internazionale fa ancora prevalere una visione relativamente ottimistica sull’andamento della crescita di qui ai prossimi mesi, limandola per il 2020 al 3,2%. Appena 0,1 punti in meno, riducendo quella cinese dal 6 al 5,6%.

Ma…

Si tratta solo dello scenario più roseo, che vede una ripresa già nel secondo trimestre, avverte Kristalina Georgieva. Tuttavia “guardiamo anche a scenari più preoccupanti, in cui la diffusione del virus continua più a lungo e si fa più globale, con conseguenze più durevoli sulla crescita”. Per questo il Fondo monetario è pronto, se fosse necessario, anche ad attingere al suo Fondo catastrofi per aiutare i paesi più deboli e vulnerabili.

Anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha espresso (a Bloomberg) la sua visione in merito. “E’ ancora impossibile valutare compiutamente l’impatto del coronavirus, visti i molti fattori di incertezza […]”, tuttavia “con l’allargarsi dell’epidemia che rischia di trasformarsi in pandemia e l’accelerazione dei contagi in Italia, la preoccupazione è alta”. Le notizie più recenti inoltre “fanno temere che andrà peggio“.

Le perdite già in atto

Intanto, le ripercussioni del diffondersi del coronavirus (e del panico a esso collegato) sono pesanti.

Le vendite di auto in Cina hanno registrato un tonfo del 92% (Federazione cinese dei costruttori di automobili Cpca), con Geely che si è organizzata per vendere online le sue auto. Le borse si sono chiuse in flessione venerdì 21/2/2020 (Milano -1,2%, -0,5% l’indice Stoxx 600). L’International Air Travel Association (Iata) ha rese note le proiezioni per il 2020: per la prima volta dal 2009 il settore aereo subirà una contrazione, con mancati ricavi pari a 29,3 miliardi di dollari.

Gli ultimi dati economici più recenti raccontano di un tonfo (-6,3% su base annua) del Pil in Giappone. La Germania è in stagnazione. Francia e Italia erano in territorio negativo già nel quarto trimestre 2019. I titoli Usa trentennali hanno toccato il minimo dei rendimenti, il che è segno di sfiducia degli investitori. Sempre negli Usa, l’indice Pmi ha segnalato una contrazione dell’economia per la prima volta dal 2013.

Altro che lusso

All’epoca della Sars la Cina contava solo per il 4% del Pil mondiale. Oggi pesa quattro volte di più: il 16%. L’effetto sul commercio e sul benessere globale non si riduce quindi solo a una contrazione della domanda dei beni di lusso o di piacere (viaggi, auto, cinema, mostre…). Un congelamento della crescita cinese vuol dire congelamento per tutta l’economia mondiale.

Goldman Sachs prevede una crescita media pari a zero nel settore lusso per il 2020. Il 2019 aveva visto invece un +5%. Gli analisti prevedono però che di questo procrastinare gli acquisti beneficerà il 2021, per cui le stime di crescita del settore sono state alzate da +6% a +8%. Gli analisti di Goldman sono ottimisti, ritenendo che “la domanda comincerà a migliorare a metà 2020, con un periodo di ripresa nel quarto trimestre”.

Non tutti i leader del mondo economico finanziario condividono però tanto ottimismo. Il coronavirus rischia di infettare la crescita economica di tutto il pianeta e soprattutto le aspettative per un periodo non breve.

Teresa Scarale
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