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G20, occhi puntati su Cina e Usa: escalation o pace

G20, occhi puntati su Cina e Usa: escalation o pace

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • A maggio le trattative si erano interrotte con Trump che aveva aumentato le tariffe dal 10% al 25% per circa 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, con l’annuncio di Google che non avrebbe più rilasciato aggiornamenti Android per Huawei, rendendo di fatto inutilizzabile il suo sistema operativo

  • Gli scenari secondo la maggior parte degli analisti sono tre, con la netta preponderanza di uno su tutti. I funzionari americani e cinesi sono già al lavoro da diverso tempo nei colloqui propedeutici all’incontro fra i due presidenti, e una promessa a Trump è già stata strappata

  • Ognuno dei tre outlook presenta delle implicazioni diverse per l’asset management. In virtù di questo, si tratta di uno dei G20 più importanti degli ultimi anni

In prossimità del G20, due è il numero che conta: Cina e Usa. I due giganti dell’economia mondiale troveranno un accordo commerciale reale oppure partirà l’escalation? Se lo chiedono gli investitori di tutto il mondo, col fiato sospeso

G20 Usa e Cina, tre scenari possibili

Il G20 di Osaka del 28 e 29 giugno 2019 vede protagoniste assolute Cina e Usa, da quasi due anni ormai sul piede di guerra per quanto riguarda gli scambi commerciali e soprattutto il predominio tech mondiale (qui la view di un importante portfolio manager intervistato in esclusiva da We Wealth). Questo G20 è uno dei più importanti degli ultimi anni. Darà l’impronta alla futura direzione dei negoziati e determinerà i trend di mercato e le reazioni delle banche centrali nelle prossime settimane e, forse, in tutto il secondo semestre dell’anno Per mesi gli investitori sono rimasti col fiato sospeso e adesso sembra giunta l’ora della verità. Di fatto le due più importanti economie globali restano bloccate in una guerra commerciale che non accenna a terminare. A maggio le trattative si erano interrotte con Trump che aveva aumentato le tariffe dal 10% al 25% per circa 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. La ritorsione della Cina non si era poi fatta attendere, con un aumento a sua volta delle tariffe.

Ecco gli scenari secondo alcuni analisti.

L’accordo

Lo scenario dell’accordo commerciale prevede che le nuove tariffe siano abolite. Secondo Anthony Chan, chief Asia investment strategist di Union Bancaire Privée (Ubp), questa probabilità è del 20%. Si tratterebbe però di mezzo gaudio. Nel caso vengano riprese le trattative commerciali infatti, il potenziale di rialzo sarebbe comunque limitato a causa delle attuali tariffe e delle relazioni non risolte. Ad ogni modo, i funzionari americani e cinesi sono già impegnati nei colloqui prima dell’incontro fra i due presidenti. Il che alimenta qualche speranza. Sia la Cina che gli Usa, ognuno per motivi diversi, vorrebbero raggiungere un accordo. A Trump inoltre prese non indebolire l’economia statunitense prima delle presidenziali 2020.

L’escalation

E’ anche possibile una completa rottura delle relazioni tra i due paesi, con una vera e propria escalation delle tensioni. A questo scenario, sempre Anthony Chan di Ubp, dà il 30% di probabilità. I temi caldi sono non solo le tariffe in generale, ma soprattutto la questione del trasferimento tecnologico. “Potrebbero essere imposte nuove tariffe dagli Usa su parte o tutti i restanti 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi durante il terzo trimestre dell’anno”, dice Hervé Chatot, multi asset fund manager, La Française Am. In questo scenario la fiducia delle aziende si deteriorerebbe rapidamente, trascinandosi l’economia globale. Tale situazione implicherebbe un lungo periodo di incertezza. Gli asset rischiosi subirebbero un selloff  e i beni rifugio vivrebbero un forte rally, cosa che già sta accadendo con l’oro.

Il nulla di fatto fra Usa e Cina dopo il G20

Al momento, l’alternativa (ancora) più plausibile è un “cessate il fuoco” con probabilità del 50% secondo Anthony Chan, Chief Asia Investment Strategist at Union Bancaire Privée (Ubp). L’analista aggiunge che “il risultato più probabile della riunione del G20 è una tregua prolungata, con una ripresa dei negoziati, ma con il mantenimento di tutte le tariffe esistenti”. Visione questa, condivisa anche da Hervé Chatot, multi asset fund manager, La Francaise Am, per cui “l’esito più probabile è quello di un cessate il fuoco, con entrambi i paesi desiderosi di riprendere i colloqui”.

Questo esito sarebbe ancora market friendly, ma si tratta di uno scenario già scontato dai mercati. Il mercato azionario Usa è infatti vicino ai livelli record. Quindi c’è poco margine per un rimbalzo sostanzioso. E in generale, non si prevede un forte rally sui mercati azionari sviluppati. Questo esito dovrebbe risollevare soprattutto gli asset emergenti. Ne beneficerebbero forse i nomi più legati al commercio, quelli che avevano sofferto e sotto-performato durante le ultime settimane.

Per la maggior parte degli analisti lo scenario meno probabile è quello di una escalation. Ma con Trump non si può mai sapere. E intanto, l’attesa estenua il mercato e rallenta le economie.

Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, rileva che secondo il South China Morning Post l’incontro Xi/Trump del G20 sarebbe stato concordato sulla base di un impegno formale di Trump a sospendere l’estensione dei dazi su ulteriori 300Mld$ di beni cinesi. Una precondizione che Trump di fatto avrebbe accettato, pena il rifiuto di Xi a sedersi per il confronto. La notizia ha infervorato gli animi comportando un marcato calo del Bitcoin e una buona sessione asiatica sui listini azionari nella giornata di giovedì 27 giugno 2019
Teresa Scarale
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caporedattore
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