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Frontiera ed emergenti, continua il sell-off

05 Settembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Quali sono i fattori che stanno causando il deflusso, spesso ingiustificato, dall’azionario emergente e di frontiera?

  • La prima parte dell’anno ha però registrato cambiamenti epocali

  • Sarà possibile selezionare almeno in parte le realtà più affidabili e redditizie

Le azioni dei mercati di frontiera ed emergenti continuano a registrare vendite a causa di molti fattori geopolitici. Ma i loro multipli registrano circa il 25% di sconto sui mercati sviluppati ed è allo studio un modo per selezionare le società più affidabili

Venti di frontiera

Gli ultimi mesi sono stati piuttosto travagliati per la maggior parte dei mercati emergenti e di frontiera. I relativi indici Msci hanno infatti registrato rispettivamente una contrazione del 2,5% e 10,1%.

Le cause del sell-off

La geopolitica attuale non è delle più stabili e le dispute commerciali scatenate e protratte dagli Usa non hanno certo aiutato. Anzi. Queste turbolenze hanno innescato un sentiment negativo diffuso, il quale è ricaduto e ricade pesantemente sui mercati emergenti e di frontiera. Così, un rafforzamento del dollaro e un irrigidimento delle politiche monetarie globali stanno provocando la fuoriuscita dei flussi dai mercati emergenti.

Nemmeno l’Europa è esente

Il complesso percorso della Brexit e i più deboli indicatori economici in Europa non hanno di certo aiutato il contesto. Inoltre, nel secondo trimestre, alcuni mercati sono stati duramente colpiti da specifici sviluppi interni, come le elezioni in Turchia e le conseguenti sofferenze economiche, il brusco rallentamento della crescita in Brasile e il picco dell’inflazione.

Il ritorno della volatilità sul mercato azionario

La volatilità del mercato azionario è tornata e alcune valute sono state sottoposte a forti pressioni, come ad esempio il peso argentino, la cui caduta ha portato il governo del Paese a chiedere al Fmi l’accelerazione verso la seconda parte dell’accordo di salvataggio precedentemente stipulato.

Ma lo scenario è completamente cambiato

In termini di riforme e sviluppi dei mercati azionari, il secondo trimestre sarà ricordato come una fase storica. In questo periodo infatti è finalmente avvenuta l’inclusione delle azioni A shares, le azioni cinesi onshore, all’interno dell’indice Msci.

Risale inoltre a questo periodo la decisione del riequilibrio dell’indice per garantire la promozione dell’Argentina allo status di mercato emergente e inoltre. Anche il mercato saudita è stato poi incluso nell’indice dei mercati emergenti.

La posizione di East Capital

Parla Peter Elam Håkansson

(Chairman and Chief Investment Officer di East Capital)

Tutti gli investitori, inclusa East Capital, “stanno seguendo da vicino il lancio, in sospeso, del China Depositary receipts, con la prima serie di società da selezionare tra le industrie strategiche emergenti. Questo è un luogo in cui la geopolitica e lo sviluppo dei mercati finanziari convergono, dal momento che i cinesi hanno ora compreso chiaramente che la guerra commerciale riguarda sempre più le tecnologie o che controllerà i motori di crescita di domani”.

“La lista delle incertezze è estesa: la Brexit si avvicina alla scadenza, i processi di sicurezza obsoleti vengono messi in discussione, il commercio globale colpito dalle tariffe “forfettarie”. Le elezioni in Pakistan e Brasile sono tutti tra gli eventi che monitoriamo. L’ambiente attuale è davvero sfidante, ma ci piace concentrarci su ciò che indica la bussola. I mercati emergenti e di frontiera sono valutati in modo attraente, con multipli di circa 25% di sconto sui mercati sviluppati, mentre i fondamentali macroeconomici, inclusi crescita, inflazione ed equilibri esterni nella maggior parte dei mercati rimangono sani. Sul campo, continuiamo a trovare investimenti entusiasmanti e sostenibili che costituiscono il nucleo dei nostri portafogli”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale