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Franklin Templeton, l’isterismo sulla curva dei rendimenti

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Redazione We Wealth
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28 Agosto 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Per il manager “i dati dell’economia non comunicano in alcun modo che gli Stati Uniti, o l’economia globale, si stiano avvicinando a una recessione”

  • “Ritengo che la curva del rendimento dei Treasury non abbia alcun valore come predittiva di una recessione”, spiega Desai

La curva dei rendimenti? Non sta dicendo nulla riguardo a ciò che possiamo attenderci per l’economia reale. Parola di Sonal Desai, cio di Franklin Templeton fixed income. Per il manager una recessione è ancora lontana

“L’inversione della curva del rendimento ha polarizzato recentemente l’attenzione della stampa finanziaria, che l’ha interpretata come un’avvisaglia di un prossimo malessere per l’economia”. Sonal Desai, cio di Franklin Templeton fixed income inizia la sua analisi relativa all’andamento della curva dei rendimenti inquadrando l’attuale contesto informativo in cui si muovono gli investitori.

“Da parte mia – spiega però Desai – vedo una chiara contraddizione tra il risalto dato da tanti operatori di mercato e commentatori all’aggravarsi dell’incertezza economica, e il fatto che allo stesso tempo sembrano considerare le curve del rendimento piatte o invertite come anticipatrici infallibili di una recessione”.

“Lo ritengo del tutto errato; secondo me la curva del rendimento non ci sta dicendo nulla riguardo a ciò che possiamo attenderci per l’economia reale”, sottolinea il manager.

“È vero che – aggiunge – il protrarsi dell’incertezza relativa al commercio sta esercitando un certo impatto sul sentiment delle imprese. Ora tuttavia abbiamo convissuto con quest’incertezza per quasi tre anni, e l’impatto sull’economia è stato molto modesto. L’economia statunitense sta resistendo bene, e attualmente beneficia di una Federal Reserve degli Stati Uniti (Fed) più accomodante”.

“La Cina ha dato segni di una certa debolezza, ma non di un brusco rallentamento; e i dati più recenti mostrano che il calo delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti è stato compensato da un aumento delle esportazioni verso il resto del mondo. In Europa la debolezza è più pronunciata, particolarmente in Germania, come abbiamo visto dai dati del prodotto interno lordo comunicati recentemente, ma tutt’altro che al collasso”, ricorda Desai.

L’economia statunitense invece “continua a creare posti di lavoro a ritmo sostenuto, anche se il tasso di disoccupazione è già sceso al valore più basso degli ultimi 50 anni. I salari e gli stipendi dei dipendenti sono saliti del 4,7% nel 2017, 5% nel 2018 e 5,1% nel primo semestre di quest’anno. I consumi delle famiglie alimentano l’economia, e il tasso di risparmio delle famiglie a giugno di quest’anno è decisamente sano: 8,1%”, prosegue Desai.

“In poche parole: i dati dell’economia non comunicano in alcun modo che gli Stati Uniti, o l’economia globale, si stiano avvicinando a una recessione”, sottolinea ancora il manager. Secondo Desai “i mercati dei titoli di Stato continuano ad essere distorti dal ruolo più importante che continuano a svolgere le banche centrali. Adesso inoltre la Fed ha tagliato i tassi d’interesse e segnalato la possibilità di ulteriori tagli; la Banca centrale europea ha aperto la porta a un ripristino del quantitative easing. Le grandi banche centrali sostanzialmente stanno invitando gli investitori a ignorare i dati economici e puntare su rendimenti più bassi”.

“Ritengo pertanto – continua – che i mercati obbligazionari stiano puntando sulla Fed, e questa ha appena assunto un atteggiamento accomodante, ignorando i dati economici. Tuttavia puntare sulla Fed non ci dà alcuna indicazione riguardo alla direzione attuale dell’economia. In altre parole, ritengo che la curva del rendimento dei Treasury non abbia alcun valore come predittiva di una recessione”.

“Non è altro che un buon indicatore dell’impostazione accomodante della Fed, per il momento, e un segno di un certo panico nei mercati. I mercati e la Fed sembrano scrutarsi reciprocamente, alimentando le rispettive paure e ignorando completamente che cosa stia avvenendo effettivamente nell’economia reale”, conclude Desai.

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