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Frame AM, il 2018 tra gli anni peggiori per l’industria del risparmio gestito

Frame AM, il 2018 tra gli anni peggiori per l’industria del risparmio gestito

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • A fine 2018 il bund tedesco e il T bond si sono rivelati investimenti protettivi

  • L’errore principale degli investitori è stato quello di puntare sul settore value rispetto al growth

  • Nel 2019 i settori maggiormente a rischio sono quelli che presentano multipli alti

Nel suo outlook di inizio anno, Michele De Michelis, cio di di Frame Asset Management, precisa che gli unici a essersi salvati nel 2018 sono coloro che hanno tenuto cash in dollari o che hanno investito in bund tedeschi

Il 2018 si è concluso, ma restano le perplessità. Nel suo outlook di inizio anno, Michele De Michelis, cio di Frame Asset Management, delinea infatti lo scorso anno come uno degli anni peggiori per l’industria del risparmio gestito.
Molte – quasi tutte – le asset class hanno evidenziato delle perdite significative. Gli unici che si sarebbero salvati sarebbero coloro che hanno tenuto cash in dollari o che hanno investito in titoli di stato decennali tedeschi. Un numero, di fatto, difficile da delineare.
“Il Bund tedesco è arrivato intorno area 0,8%, mentre il T bond ha superato ampiamente nel corso dell’anno il 3,2%, ma poi entrambi sono stati oggetto di flight-to-quality. A fine 2018, si sono rivelati investimenti protettivi non solo rispetto ai mercati azionari globali, ma anche rispetto ai corporate bond sia investment grade che high yield”, spiega infatti De Michelis.

Secondo quest’ultimo, l’errore principale degli investitori è stato quello di puntare sul settore value rispetto al growth, soprattutto nel mercato americano. Mentre infatti a inizio anno il settore value sembrava essere giunto al traguardo, il settore growth “ha continuato a sovraperformare il value quando gli indici salivano, e quando invece scendevano non s’è verificato alcuno switch, se non giusto negli ultimi giorni di dicembre dove finalmente sono giunti i primi segnali interessanti di inversione del trend”.

“Se dovessi definire il mercato finanziario nel 2018, la parola scelta sarebbe erratico”, aggiunge De Michelis, approfondendo le dinamiche di causa-effetto che hanno caratterizzato l’intero anno.
Prima fra tutte, le elezioni italiane di marzo e le conseguenze sul comportamento del Ftse mib e dei btp. Dopo un rialzo iniziale fino a maggio, infatti, entrambi sono crollate in maniera violenta.

Ma come affrontare il 2019 dopo un anno tanto negativo per l’industria della gestione del risparmio?
Innanzitutto, senza fasciarsi la testa prima di rompersela. Se è vero che la crescita economica sta rallentando, è anche vero che il recupero sia già in atto. Bisogna però fare attenzione.
Secondo De Michelis, i settori maggiormente a rischio “sono quelli che presentano multipli alti e che scontano scenari futuri estremamente ottimistici”.
Lasciando da parte le imprese particolarmente innovative, che hanno una potenzialità di crescita elevata nel futuro, De Michelis privilegia il settore value rispetto al growth anche all’inizio di questo nuovo anno.
Inoltre, “bisognerà tornare a privilegiare sia azioni che obbligazioni di società con bilanci sani, magari con business noiosi, ma in buona salute finanziaria, che siano in grado di reggere un’eventuale armageddon del credito”, conclude De Michelis.
Intanto, bisogna scongiurare l’avvenire di nuove dinamiche cause effetto che possano ricadere pesantemente sul mercato, in attesa di un accordo tra Cina e Stati Uniti, e nella speranza di una “Brexit ordinata” e una politica fiscale espansiva in Europa.

Rita Annunziata
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