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Fondo Monetario Internazionale: il 2018 in cinque tabelle

20 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 2 min

  • Dopo l’inizio baldanzoso del 2018, crescita e scambi a livello globale si sono ridotti

  • Una delle ragioni fondamentali del rallentamento risiede nelle tariffe commerciali

In attesa del World Economic Outlook Update di gennaio 2019, il Fondo Monetario Internazionale riassume il 2018 in cinque tabelle, fra crescita più lenta, tariffe commerciali e tassi in salita

Le tabelle del Fondo Monetario Internazionale

Dopo una rapida crescita nel 2017, la produzione industriale e gli scambi si sono ridotti nel corso del 2018. E così pure la fiducia delle imprese, come illustrato in figura.

I dazi

Uno dei motivi dietro a questa perdita di impulso della crescita economica globale è stata naturalmente la guerra commerciale. Iniziata da Donald Trump e continuata di rimbalzo dalla Cina. Di consegueza, la crescente retorica protezionista sugli scambi commerciali ha significato maggiore incertezza nelle politiche del commercio internazionale. Con un peso notevole sulle future decisioni di investimento.

Tassi in salita

I tassi

Nonostante il disturbo creato dai dazi del presidente, l’economia degli Stati Uniti nel 2018 è cresciuta. Principalmente grazie allo stimolo fiscale composto da tagli alle imposte e aumento della spesa. Di conseguenza, la Federal Reserve ha messo in atto una politica monetaria restrittiva, continuando ad aumentare i tassi di interesse. Di contro, i  tassi Usa a lungo sono aumentati ad un ritmo inferiore. Il motivo risiede nel fatto che gli investitori vedono elementi di rischio nella crescita futura, considerando i treasury un bene rifugio.

Proprio grazie alla crescita economica superiore a quella degli altri Paesi e ai tassi di interesse in aumento, il dollaro Usa si è apprezzato contro le altre valute mondiali nel 2018. Di questo, hanno fatto le spese i titoli delle economie emergenti.

Infatti, alcune fa le economie emergenti più vulnerabili ne hanno fatte pesantemente le spese. Il motivo è che gli investitori non sono stati più proni ad accettare quel livello di rischio e volatilità. E la maggior parte di questi Paesi hanno subito i costi più alti dei loro prestiti denominati in dollari.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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