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Follower. La People's Bank of China non lo è della Fed

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Luglio 2018
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  • La decisione della Banca Popolare Cinese di non alzare i tassi come la Fed ha sorpreso tutti

  • Questa condotta però è da ascrivere ad una questione tutta interna al Paese di Mezzo

Anthony Chan, chief Asia Investment Strategist di Union Bancaire Privée – UBP, cerca di interpretare le ultime (non) mosse della Banca centrale cinese. La quale non ha seguito la Fed, come tutti invece si sarebbero aspettati. Non si tratta però di una mossa irrazionale…

L’Aquila grida senza sosta e il Dragone pare dormire. Ma è sonno orientale, vigilissimo. Anzi, è in virtù di questo “sonno” che la Banca popolare cinese non si è fatta follower della Federal Reserve, sembrando stare ferma.

L’analisi di un “insider”

Anthony Chan, chief Asia Investment Strategist di Union Bancaire Privée, ammette che la posizione di politica monetaria della PBoC è diventata all’improvviso molto più difficile da interpretare. L’altra settimana infatti la banca centrale della Cina ha deciso di non seguire la Federal Reserve nel rialzo dei tassi. Questo ha sorpreso i mercati. Che invece si aspettavano un atteggiamento da vero e proprio follower del “leader” Fed. Come dovrebbero dunque interpretare i mercati la decisione della PBoC di non seguire l’aumento di 25 punti base della Fed?

Le mosse della PBoC

L’opinione generale è che la PBoC potrebbe volere irrigidire il sistema del credito. Questo per dare un prezzo ad alcuni rischi di credito nel sistema, soprattutto alla luce della recente volatilità delle obbligazioni dei mercati emergenti e dei mercati obbligazionari e dei prestiti cinesi e delle crescenti preoccupazioni circa il credit default.

Tuttavia, ad aprile la PBoC ha tagliato il proprio coefficiente di riserva obbligatoria. Cogliendo i mercati alla sprovvista e segnando un ritorno a una posizione di politica monetaria più morbida. La Banca centrale cinese infatti, dopo questa manovra, è stata piuttosto accomodante nelle sue operazioni di mercato aperto, con frequenti iniezioni nette di denaro per assicurare una disponibilità sufficiente di liquidità.

Questo tipo di confusione tuttavia non è insolito per la Cina – infatti, osservando più attentamente, la decisione della PBoC di non seguire la Fed è molto sensata.

Leader, non follower

La questione centrale è quella della “doppia finanza” cinese. Da un lato c’è il mercato dei dei prestiti ufficiali, dall’altro quello dei prestiti ombra, che la PBoC sta ora combattendo. Per questo motivo, il costo del denaro deve rimanere basso. Le imprese hanno necessità di finanziarsi, e devono farlo tramite i canali ufficiali.

A maggio, i dati monetari hanno mostrato una contrazione generale consistente della finanza ombra. Invece, la crescita dei prestiti bancari è rimasta stabile.  Secondo l’analisi di Ubp, il forte calo dei crediti ombra e il recente aumento dei credit default nazionali sono ampiamente attribuibili all’inasprimento delle norme e dei regolamenti finanziari.

Allo stesso tempo, l’attuale RRR della Cina al 16%, resta uno dei più elevati al mondo. Per questo motivo, è altamente probabile che la banca centrale troverà il modo di ridurre al minimo l’impatto derivante dalla stretta creditizia indotta dalla nuova regolamentazione. Questo, grazie a ulteriori tagli al coefficiente di riserva obbligatoria nel secondo semestre del 2018.

Un taglio dal livello attuale a uno del, per esempio, 5-6% restituirà al sistema bancario circa 18,5 mila miliardi di renminbi (o 2,9 mila miliardi di dollari) di nuova liquidità.

Teresa Scarale
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