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Fmi: rallenta la crescita globale, Italia resta ultima in Ue

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Francesca Conti
Francesca Conti

23 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dopo il +3,8% del 2017 e il +3,6% del 2018, l’Fmi stima che il Pil mondiale cresca 3,2% quest’anno e del 3,5% il prossimo

  • I rischi che porteranno a un ulteriore rallentamento dell’economia globale includono “ulteriori tensioni commerciali” in grado “di minare la fiducia e rallentare gli investimenti”

  • L’Fmi ha migliorato dello 0,3% a +2,6% le sue stime sulla crescita degli Stati Uniti nel 2019 e ha lasciato a un +1,9% quelle per il 2020

  • Per la Cina il fondo stima un rallentamento del Pil al 6,2% per il 2019 e al 6% nel 2020, 0,1 punti percentuali in meno per entrambi gli anni rispetto alle stime di aprile

I venti contrari che soffiano sull’economia globale sono ancora più forti di qualche mese fa. Per questo l’Fmi taglia le stime di crescita per il 2019-2020. Un cauto ottimismo regna sull’Europa, ma nel continente l’Italia resta in ultima posizione

I venti che trascinano al ribasso l’economia globale sono già noti. Ma oggi sono ancora più forti di qualche mese fa. E questo – in termini di Pil – non può che comportare un taglio alle previsioni di sviluppo globale. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita mondiali per il 2019 e il 2020 nell’aggiornamento al suo World Economic Outlook, un rapporto la cui ultima edizione è stata diffusa in primavera. Dopo il +3,8% del 2017 e il +3,6% del 2018, il Pil mondiale è atteso crescere del 3,2% quest’anno e del 3,5% il prossimo. Si tratta di una riduzione di 0,1 punti percentuali per ognuno dei due anni.

I rischi che porteranno a un ulteriore rallentamento dell’economia globale, spiega il Fmi, sono aumentati rispetto allo scorso aprile e includono “ulteriori tensioni commerciali e sul fronte tecnologico in grado di minare la fiducia e rallentare gli investimenti”. Dal punto di vista degli investitori, il Fmi teme in particolare “un’avversione al rischio prolungata che espone le vulnerabilità finanziarie accumulate nel corso degli anni grazie a tassi di interesse bassi, tensioni geopolitiche e un aumento di pressioni disinflative”. Ma anche una Brexit senza accordo potrebbe scatenare una corsa al ribasso. Tra gli altri rischi, l’Fmi cita il cambiamento climatico, quelli politici e le guerre.

Dati del World Economic Outlook - Fmi
Dati del World Economic Outlook - Fmi

Un cauto ottimismo sull’Eurozona

Nei confronti dell’Eurozona il Fmi mostra segnali di cauto ottimismo. Il fondo ha lasciato infatti invariate le sue stime sulla crescita per il 2019, alzando leggermente quelle per il 2020. Il Pil dell’eurozona è visto espandersi quest’anno dell’1,3% e il prossimo dell’1,6% (lo 0,1% in più rispetto alle stime primaverili). L’Fmi prevede inoltre che la crescita acceleri nell’eurozona per il resto dell’anno in corso e nel prossimo, con una ripresa della domanda dall’estero e il venire meno di fattori temporanei incluso il calo delle immatricolazioni tedesche e le proteste francesi dei Gilet Gialli (anche se non vengono citati esplicitamente).

L’Italia resta il fanalino di coda dell’Ue

Le stime del Fmi sulla crescita italiana per il 2019 restano invariate. Una notizia positiva solo per metà: se è vero che per l’anno in corso il Pil è previsto ancora crescere dello 0,1% dopo un +0,9% registrato nel 2018, la crescita del Paese mantiene il ritmo più lento in Europa. Il fondo ha anche tagliato le sue previsioni per il prossimo anno, per il quale è atteso un +0,8%, lo 0,1% in meno rispetto alla previsione fornita l’ultima volta lo scorso aprile. Stando al fondo, “l’incertezza sull’outlook fiscale è simile a quella riscontrata ad aprile, con un impatto sugli investimenti e la domanda interna”.

I preparativi per la Brexit spingono al rialzo le stime Uk

La corsa delle aziende e dei consumatori britannici a fare scorte di prodotti in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha spinto il Fmi a migliorare leggermente le stime di crescita del Paese per il 2019. L’economia Uk è attesa espandersi dell’1,3% nel 2019, lo 0,1% in più rispetto ai calcoli fatti lo scorso aprile. Per il 2020 le previsioni sul Pil sono rimaste a un +1,4%. “La revisione al rialzo – spiega il Fmi – riflette un primo trimestre migliore del previsto per via di un aumento pre-Brexit delle scorte”. Il fondo precisa che le sue previsioni “implicano una Brexit ordinata seguita da una transizione graduale a un nuovo regime”. Tuttavia, sottolinea il fondo, resta “altamente incerto” qualunque sarà il tipo di Brexit.

Il I trimestre dà slancio alle previsioni di crescita Usa

Il Fondo monetario internazionale ha migliorato dello 0,3% a un +2,6% le sue stime sulla crescita degli Stati Uniti nel 2019 e ha lasciato a un +1,9% quelle per il 2020. L’istituto di Washington spiega che la revisione per l’anno in corso “riflette una performance migliore del previsto nel primo trimestre”, quando l’economia Usa si è espansa del 3,2%. “Sebbene il dato sia stato forte grazie a esportazioni robuste e a un aumento delle scorte, la domanda interna è stata un po’ più debole di quanto atteso come anche le importazioni, in parte riflesso dell’effetto dei dazi” imposti. “Questi sviluppi”, sottolinea il fondo, “puntano a un rallentamento per il resto dell’anno”.

Taglio alla crescita di Emergenti e Paesi in via di sviluppo

I mercati dei Paesi emergenti e in via di sviluppo dovrebbero crescere del 4,1% nel 2019 e del 4,7% nel 2020. Le previsioni per il 2019 e il 2020, spiega il Fmi, sono rispettivamente inferiori di 0,3 e 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile. Un taglio che riflette revisioni al ribasso registrate in tutte le principali regioni. L’Asia dovrebbe crescere del 6,2% nel 2019-2020. La previsione è inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla view di aprile per entrambi gli anni e sconta “in gran parte l’impatto delle tariffe sul commercio e sugli investimenti”.

I dazi pesano soprattutto sulla Cina

In Cina, “gli effetti negativi dell’aumento delle tariffe e dell’indebolimento della domanda esterna hanno aggiunto pressione a un’economia in cui era già in corso un rallentamento strutturale”, spiega il Fmi. Per “frenare l’elevata dipendenza dal debito” è stato necessario un “rafforzamento della regolamentazione”, aggiunge il fondo. Per questo per la seconda economia al mondo, il fondo stima un rallentamento del Pil al 6,2% per il 2019 e al 6% nel 2020, 0,1 punti percentuali in meno per entrambi gli anni rispetto alle stime di aprile.

Francesca Conti
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