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Fmi, dall'Italia rischio incertezza per i mercati globali

Fmi, dall'Italia rischio incertezza per i mercati globali

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Francesca Conti
Francesca Conti

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Per il Fondo, uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati

  • Gli stimoli fiscali “potrebbero momentaneamente stimolare la crescita, anche se il forte aumento dello spread potrebbe mitigare tali eventuali effetti benefici”

  • Secondo le stime dell’Fmi il debito italiano si manterrà sopra il 130% fino al 2023

Secondo il report per l’Article IV dell’Fmi la crescita italiana è rallentata e il rischio recessione è aumentato. Una possibile crisi connessa a un rischio di contagio a livello globale

“La crescita in Italia è rallentata e il rischio recessione è aumentato”. Un monito cristallino, che viene dal Fondo monetario internazionale. L’Fmi affida allo staff report per l’Article IV, datato 18 dicembre 2018, una riflessione sull’Italia. Le debolezze strutturali dell’Italia sono alla base della performance economica del Belpaese, per il quale “i rischi sono significativi e sono al ribasso”. In caso di stress acuto dell’Italia l’effetto contagio potrebbe essere globale e significativo. “Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati”.

Gli stimoli fiscali messi in campo dal governo “potrebbero momentaneamente stimolare la crescita, anche se il forte aumento dello spread potrebbe mitigare tali eventuali effetti benefici nel breve terminee provocare un ulteriore indebolimento della crescita nel medio termine”, suggerisce il Fondo. Tuttavia, l’Fmi ritiene ci sia bisogno di una maggiore enfasi su riforme del lavoro e dei prodotti: l’Italia ha bisogno di ampliare la sua base imponibile, razionalizzando altre spese fiscali, evitando condoni fiscali e introducendo una moderna tassa sulle prime case e di ridurre il cuneo fiscale.

In merito a una flat tax sui redditi personali, che non “nella bozza della manovra” ma era “nel programma di politiche della coalizione, una sua introduzione”, molto costosa e molto regressiva “con un costo stimato di 80-90 miliardi di euro”. Rispetto invece alle regole per il pensionamento anticipato, in Italia sono state “allentate notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici”.

L’istituzione punta il dito anche sul debito italiano, che “è elevato:nel 2019 si attesterà al 130,9%, in calo rispetto al 131,4% del 2018. Il debito si manterrà sopra il 130% fino al 2023”. Al Paese, secondo il Fmi, “serve un risanamento credibile per portare il rapporto debito-pil su una stabile traiettoria di calo”. Il debito “resta alto e resta una perenne fonte di debolezza”, osserva l’Fmi.

Francesca Conti
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