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Italia, per Fitch nubi all’orizzonte, ma Milano chiude in rialzo

03 Settembre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • Il respiro è di mezzo sollievo, giacché il nostro debito pubblico è ancora investment grade, ma le previsioni peggiorano. Perché?

  • Il dettaglio delle motivazioni

  • L’importanza delle percezioni

  • Quali sono gli indicatori che invece sono rimasti stabili?

Fitch ha rilasciato il tanto atteso verdetto, i “notch” non sono stati scalati ma l’outlook peggiora. Ecco i dettagli e la parola dell’esperto Marco Cecchi De Rossi, dall’alto della sua lunga esperienza come country manager per Fitch

Non è stata una bocciatura, ma la preannuncia. Eppure i mercati lunedì 3 settembre hanno sostanzialmente ignorato quanto accaduto venerdì: Piazza Affari ha aperto in leggero rialzo e ha scongiurato il temuto effetto panico, chiudendo ai massimi di seduta dopo che il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha dichiarato che la Legge di Bilancio “sarà rispettosa di tutte le regole” e che “farà pagare meno tasse agli italiani”. Inoltre, il differenziale di rendimento fra Btp e Bund si è attestato a 288 punti base dai 291 di venerdì 31 agosto.

Fitch

L’ultima serata di agosto ha regalato il tanto atteso verdetto di Fitch sul rating dell’Italia. Il respiro è di mezzo sollievo, giacché il nostro debito pubblico è ancora investment grade, ma le previsioni peggiorano. Da stabili a negative. Le obbligazioni di Stato restano dunque BBB, evitando un disastroso collasso verso lo status di junk bond, ma l’outlook dell’agenzia si incupisce a causa delle seguenti ragioni.

Le motivazioni

  • Politiche non coerenti con i vincoli di bilancio e il livello di debito, potrebbero condurre a un allentamento fiscale. Così l’indicatore di sostenibilità del debito pubblico passa da “stabile” a “negativo”.
  • Inversioni nelle riforme strutturali in atto nel Paese;
  • Previsioni del rapporto debito/Pil per il 2018 pari all’1,8% (+0,2% rispetto a quanto stimato dal Governo).Valore che sale al 2,2% per il 2019, tornando quindi quasi al livello dello scorso anno (2,3%). Se poi si guarda al 2020, le previsioni salgono al 2,6%.
  • Previsioni di elezioni anticipate già nel 2019 a causa delle divergenze politiche strutturali fra le due forze al governo. Anche l’indicatore del rischio politico muta da “stabile” a “negativo”.

La dichiarazione ufficiale

“Ci aspettiamo un sentiero più lungo di aggiustamento del debito pubblico, con il debito pubblico che si ridurrà quasi impercettibilmente dal 131,8% del Pil nel 2017 al 130,4% nel 2020. Questo manterrebbe l’Italia fra i paesi più pesantemente indebitati fra quelli considerati da Fitch, ed è coerente con la mediana del 37,8% dell’attuale rating ‘BBB’. Un aumento ulteriore dell’allargamento fra il deficit fiscale strutturale e il costo di emettere nuovo debito mina le dinamiche del debito, lasciando l’Italia esposta ai rischi di ribasso e riducendo la portata e l’efficacia delle politiche fiscali anticicliche”.

La parola all’esperto

Quali saranno le prospettive? Il Paese sarà “più esposto a potenziali shock” dice chiaramente il report. Ma l’outlook dell’agenzia controllata dal colosso editoriale Hearst sorprende? No. Nel caso dell’Italia “sarebbe stato strano il contrario – dice Marco Cecchi De Rossi  grande  esperto di rating (per molti  anni  country manager proprio di Fitch Italia) – Quella dell’agenzia è infatti una “decisione sulle percezioni”, perché “quando si vedono i numeri può essere troppo tardi. I mercati non hanno tempo, devono gestire i portafogli degli investitori e le loro aspettative”. Aggiungendo poi che “la prospettiva dipende dal tipo di asset”. Per inquadrarla, le agenzie “devono capire verso dove si muove il profilo di rischio” del nostro Paese, in questo caso.

L’analisi di Fitch tuttavia ridimensiona decisamente le sparate elettorali relative a un’uscita dall’Euro e alla creazione di una moneta parallela. Come la storia italiana ha insegnato ad oggi, “i fatti sono più pesanti della tattica e delle intenzioni politiche”, afferma Cecchi De Rossi. Speriamo sia così anche questa volta.

Gli indicatori che nel report restano stabili

  • la flessibilità del finanziamento fiscale;
  • la vulnerabilità esterna;
  • la forza del sistema bancario;
  • la credibilità e la coerenza dello scenario macroeconomico;
  • la competitività e l’ambiente di business;

Si tratta però a onor di cronaca di fattori che hanno un peso basso, low, nella ponderazione del parametro di rischio paese globale. Cosa che li differenzia invece dai fattori di sostenibilità del debito e incertezza politica, che invece hanno un peso medio, medium, e hanno perciò influito sull’outlook dello Stivale, facendolo passare da stabile a negativo.

Restano ora da attendere le pagelle delle agenzie colleghe S&P’s e Moody’s  per vedere se la fiducia degli investitori internazionali nei confronti del Belpaese sia davvero scemata o se si tratti solo di nubi.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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