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Fischio d’inizio per la Serie A, volano i club quotati

Fischio d’inizio per la Serie A, volano i club quotati

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

29 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dopo aver toccato i 2,055 punti il 17 febbraio ed essere crollata a 0,736 punti il mese successivo, la Lazio ha recuperato oltre il 50% del movimento

  • “Il settore è estremamente meno volatile rispetto a quello che si possa pensare, è decorrelato dagli indici, e ogni società vive di vita propria”, spiega Nunziata

  • Secondo uno studio di Deutsche Bank, il lockdown ha già provocato per i principali 20 club europei una contrazione del fatturato tra il 10 e il 30% per la perdita degli incassi legati ai diritti televisivi

Scatta l’ora della ripartenza anche per il calcio italiano. Il 20 giugno suonerà il fischio d’inizio della Serie A, anticipata dalla Coppa Italia il 13, 14 e 17 del mese. Volano i club quotati a Piazza Affari. Secondo Nicolò Nunziata di Marzotto Investment House, le società calcistiche si sono mostrate tra le più resilienti al covid

Dopo l’attesa, il barlume della ripartenza inizia a brillare anche per il calcio italiano. A conclusione del vertice con la Figc e dopo un consulto con il premier Giuseppe Conte, il ministro dello sport Vincenzo Spadafora ha annunciato che il 20 giugno suonerà il fischio d’inizio della Serie A, anticipata dalla Coppa Italia il 13, 14 e 17 del mese. Una notizia che fa sentire immediatamente il suo eco sui club quotati a Piazza Affari, che aprono in deciso rialzo la seduta del 29 maggio.

Il via libera è arrivato subito dopo il semaforo verde del Comitato tecnico scientifico anche se, nel caso in cui la curva del contagio dovesse tornare a salire, potrebbe essere necessaria una nuova sospensione, ma la Figc ha assicurato “di avere un piano B e un piano C, ovvero i playoff e i playout o la cristallizzazione dei campionati”, spiega Spadafora.

Nel frattempo, le società quotate festeggiano. “Il calcio ha evidenziato una buona tenuta al covid, rispetto agli indici italiani in generale”, spiega Nicolò Nunziata, strategist azionario di Marzotto Investment House. La Lazio, precisa l’esperto, è una delle poche small cap che “ha continuato a salire e a fare nuovi massimi di periodo”. Dopo aver toccato i 2,055 punti il 17 febbraio ed essere crollata a 0,736 punti il mese successivo, “ha recuperato oltre il 50% del movimento”. Sulla stessa linea d’onda anche la Juventus, che è tornata a sfiorare i massimi pre-effetto Ronaldo. Quanto alla Roma, invece, “il titolo viaggiava intorno allo 0,5 prima dei rumors sulla cessione della società a Dan Friedkin, poi ha sfiorato lo 0,7, ma ora è tornata ai livelli pre-rumors”, continua Nunziata. Nel complesso, dunque, il settore è “estremamente meno volatile rispetto a quello che si possa pensare, è de-correlato dagli indici, e ogni società vive di vita propria”.

Ripercorrendo le perdite

Intanto, arriva l’ora dei conti. Secondo lo studio Football: the divide between clubs will grow wider di Deutsche Bank, il lockdown ha già provocato per i principali 20 club europei una contrazione del fatturato tra il 10 e il 30% per la perdita degli incassi legati ai diritti televisivi e una percentuale analoga per gli sponsor. Considerato che l’attuale stagione sarà conclusa a porte chiuse, anche se “il pubblico fisico è una voce che pesa meno sui bilanci rispetto al passato”, spiega Nunziata, resta da vedere quali saranno gli effetti sui ricavi nella prossima stagione.

Secondo la ricerca, qualora le porte degli stadi venissero riaperte, le perdite si attesterebbero tra il 4 e il 13%, sfiorando nello scenario peggiore gli 1,1 miliardi. Qualora, invece, le partite venissero disputate ancora a porte chiuse, si potrebbe toccare una contrazione fino al 48% per 4,4 miliardi. Se si considerano le società italiane, la Juventus potrebbe sfiorare una perdita tra i 15 e i 55 milioni qualora i tifosi possano tornare sugli spalti e tra i 120 e i 215 milioni in caso contrario. Per la Roma, invece, si parla di 90 milioni nello scenario peggiore, preceduta dall’Inter con 170 milioni e seguita dal Napoli con 70 milioni.

Ricordiamo che, a prescindere dagli effetti del covid-19, per la prima volta il calcio italiano non rientra nella classifica delle 10 società principali a livello europeo per valore d’impresa. Secondo la quinta edizione del Football clubs’ valuation: the european elite di Kpmg, nonostante una crescita annua nel 2019 del 12%, la Juventus è scalata all’undicesima posizione. L’Inter, invece, guadagna il 14esimo posto con un +42%, mentre il Milan è l’unico club in decrescita dal 2016 con il -5%. Alla vetta della classifica si conferma il Real Madrid, seguito da Manchester United e Barcellona, che quest’anno torna al terzo posto superando il Bayern Monaco.

Rita Annunziata
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