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È finito il tempo degli ‘effetti di calendario’ sull’azionario

È finito il tempo degli ‘effetti di calendario’ sull’azionario

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Francesca Conti
Francesca Conti

02 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo lo studio un tempo alcune anomalie avevano davvero delle conseguenze. Il lunedì, ad esempio, dal 1920 al 1980 ha registrato rendimenti tendenzialmente più prevedibili

  • Per i ricercatori la prima metà del Ventesimo secolo è stata l’”età dell’oro” delle anomalie di mercato

Rally dell’azionario tutti i lunedì? Forse era vero 60 anni fa, ma oggi non più. Uno studio americano mostra che le anomalie di mercato sono ormai acqua passata. Tranne l’effetto ‘Halloween’

Puoi organizzare il tuo patrimonio per catturare i migliori rendimenti comprando più titoli il venerdì? E se invece fosse meglio farlo a fine mese? O nei giorni festivi, quando gli investitori potrebbero festeggiare in vista di un lungo weekend di vacanze? Forse 60 anni fa, ma oggi non più. La riposta è quella di uno studio del North American Journal of Economics and Finance, che ha analizzato le anomalie di mercato per il Dow Jones tra il 1900 e il 2018.

Un’anomalia del mercato si verifica quando il movimento dei prezzi differisce da quello atteso. Alcune si verificano una tantum, mentre altre appaiono con una certa regolarità sui grafici. Tra le anomalie più comuni si annoverano i cosiddetti effetti di calendario, che si verificano in determinati periodi dell’anno o in determinate date. L’effetto lunedì, noto anche come ‘effetto fine settimana’, è ad esempio la tendenza dei prezzi dei titoli a chiudere in ribasso il lunedì rispetto al venerdì precedente. L’effetto gennaio, invece, riguarda l’aumento del volume delle negoziazioni, e quindi di quelli dei prezzi, nell’ultima settimana di dicembre e nelle prime settimane di gennaio.

Secondo l’analisi del North American Journal un tempo, alcune di queste anomalie avevano davvero delle conseguenze. Ad esempio, spiega la survey, dal 1920 al 1980, il lunedì ha registrato praticamente sempre rendimenti più prevedibili rispetto ad altri giorni e i rendimenti medi dell’ultimo giorno prima di un festivo tendevano per gran parte del secolo ad essere maggiori. Ma secondo il rapporto oggi i mercati sono maggiormente efficienti e tutte le anomalie sono storia passata.

Per il gruppo di ricercatori guidati da Alex Plastun, professore di economia all’Università Statale di Sumy, in Ucraina l’'”età dell’oro” degli effetti di calendario si è registrata nella prima metà del Ventesimo secolo. Questi effetti sarebbero poi in gran parte scomparsi dal 1980. Gli autori hanno esaminato dozzine di studi precedenti, alcuni condotti su una varietà di indici e su diversi periodi di tempo. Un esame degli indici azionari compiuto in 19 paesi dal 1988 al 2000 ha rilevato che quasi il 90% dei rendimenti mensili è stato effettuato nell’arco di quattro giorni del mese. 

Un risultato avvalorato da altro report focalizzato sugli Stati Uniti secondo il quale i rendimenti di fine mese avevano superato quelli dell’intero mese. Quello che alla fine i ricercatori hanno scoperto è che questi effetti sono svaniti negli anni 2000. Allo stesso modo, i risultati medi dell’ultimo giorno di contrattazione prima di una vacanza tendevano a essere molto più alti tra il 1900 e la fine degli anni ’70. Ma da allora l’effetto correlato alle feste è scomparso dai mercati statunitensi.

“I risultati di questo studio forniscono prove convincenti del fatto che il mercato azionario statunitense si sia evoluto dall’essere inefficiente – con un certo numero di anomalie del calendario – all’essere efficiente, in modo tale che è impossibile trovare ‘buchi’ nelle dinamiche dei prezzi che possono generare profitti sfruttabili”, scrivono gli autori del report.

Ma lo stesso gruppo ha successivamente esaminato quello che chiamano “effetto Halloween“, in base al quale gli investitori hanno adottato la posizione sell-in-May (sell-in di maggio), mantenendo la liquidità fino a novembre nel tentativo di evitare rendimenti inferiori alla media. Gli autori hanno scoperto che il fenomeno è reale e presente e che si riflette in una differenza di rendimenti tra novembre-aprile e maggio-ottobre. Il fenomeno, spiega il report, è diventato più pronunciato a partire dagli anni ’60.

Francesca Conti
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