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Fine quantitative easing e universo obbligazionario, su cosa puntare

02 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • La fine del Qe avrà una coda lunga o breve? Ad ogni modo, non brevissima. E nel tempo dei cambiamenti si nascondono i rendimenti

  • Si prospettano due scenari principali, con alcuni sostanziali punti in comune per quanto riguarda alcune asset class

Il Qe ha raggiunto il suo percorso finale. Nessuno però conosce l’esatto andamento di questo sentiero. Nel mentre, Pieter Jansen (NN Investment Partners) racconta due possibili scenari. Entrambi interessanti per gli investitori

1.900 miliardi. Questo l’eccesso di liquidità attualmente in carico alla Bce determinato dal quantitative easing iniziato nel marzo 2015. Questa situazione di disequilibrio è però destinata a normalizzarsi probabilmente nel 2021/22, per poi terminare fra il 2023 e il 2026. Secondo Pieter Jansen, senior strategist multi asset di NN Investment Partners, due scenari sono possibili.

Fine del quantitative easing. Due scenari

Primo scenario

Tra il 2022 e il 2026, si potrebbe assistere ad una graduale normalizzazione del quantitative easing. Il contesto sarà di crescita e inflazione positiva. Questo scenario avrà un impatto consistente per gli asset sicuri e con duration lunga, come i titoli di stato tedeschi. Per quanto riguarda i corporate bond, è probabile che la Bce rinnovi molto lentamente il proprio portafoglio di obbligazioni societarie. Questo perché le condizioni economiche consentono una normalizzazione per gradi, in linea con la Fed. Pertanto, il premio sui prezzi delle obbligazioni societarie generato da Qe si ridurrà probabilmente solo molto lentamente su un orizzonte di lungo termine, nel primo scenario.

Secondo scenario

La normalizzazione avverrà in modo più aggressivo e rapido, tra il 2021 e il 2023. In questo caso i bund saranno sottoposti a pressioni ancora maggiori. L’equilibrio tra l’esposizione alla crescita e l’esposizione a lungo termine sarà ancora più consistente. In altre parole, la divergenza fra il rischio di credito e il rischio di tasso di interesse aumenterà sensibilmente. Per quanto riguarda i corporate bond, in un contesto economico positivo e con tassi d’interesse in aumento, sono da preferire le obbligazioni societarie con duration inferiore e quelle che beneficeranno maggiormente della crescita economica.

In entrambi gli scenari

Per quanto riguarda l’obbligazionario emergente, gli spread appaiono piuttosto interessanti, soprattutto se si considera la correzione di quest’anno. Il tutto, combinato con una crescita positiva e una graduale normalizzazione dovrebbe essere positiva per queste economie, in entrambi gli scenari.

In entrambi gli stati del mondo, le obbligazioni ad alto rendimento e le obbligazioni convertibili dovrebbero fare meglio del credito investment grade, che a sua volta dovrebbe superare i titoli di stato sicuri e con lunga duration.

Sapersi adattare all’ambiente

La normalizzazione della politica monetaria richiederà molto tempo ed è possibile che la Bce debba affrontare un rallentamento o una recessione ad un certo punto del processo.

Il grado di frenata dell’economia determinerà se la Bce rallenterà a sua volta la normalizzazione, oppure se rilancerà speciali programmi per stimolare la crecita.

In caso di rallentamento

L’obbligazionario reagirebbe senz’altro. Si assisterebbe ad un flight to safety e ad un calo dei rendimenti dei titoli di stato sicuri. I tassi di default, in particolare per gli asset a più alto rischio come l’high yield, aumenterebbero. Gli effetti però sarebbero diversi a seconda della causa:

Una crisi negli emergenti

Colpirebbe più duramente gli asset di quelle economie rispetto a quelli europei.

Una crisi sovrana europea

Avrebbe il maggiore impatto sugli asset europei nel loro complesso e probabilmente meno su quelli periferici. Infatti, la sensibilità degli emergenti all’attività della Bce è sensibilmente minore a quella della Fed. Quest’ultima ha già normalizzato la propria politica monetaria dall’avvio degli aumenti dei tassi di interesse nel 2015. Anche se vi sono alcuni rischi a breve termine e un’elevata volatilità dei mercati, le condizioni generali fondamentali sono positive per gli emergenti, che negli ultimi anni hanno beneficiato di afflussi costanti, di una crescita economica positiva e di una bassa inflazione.

L’advisory di NN IP

Potremmo assistere a un modello di ricerca di rendimento in cui, come già in passato, con l’avanzare della recessione o del rallentamento, i tassi di default si sono normalizzati con l’allentamento della politica monetaria. Ciò sottolinea l’importanza di avere un portafoglio bilanciato con asset sicuri e a lungo termine per posizionarsi in modo più difensivo in un contesto di mercato più debole, nonché la flessibilità necessaria a modificare l’asset allocation in caso di necessità.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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