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Feduf, con la crisi l’educazione finanziaria non è più rimandabile

Feduf, con la crisi l’educazione finanziaria non è più rimandabile

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Livia Caivano
Livia Caivano

20 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 39% dei pagamenti dei giovani è gestito in contanti, il restante 61% passa invece attraverso forme dematerializzate di denaro, tra cui carte (32%), app di pagamenti (12%) e altre forme (17%)

  • Il 64% dei ragazzi però non conosce la differenza tra carta di credito e carta di debito ed è diffidente nell’uso delle nuove app di pagamento

Non lavorare sulla formazione finanziaria delle nuove generazioni è un lusso che non ci possiamo permettere. In un momento storico in cui connessioni, rapporti online e pagamenti digitali aumentano vertiginosamente, per la generazione nativa digitale ignorare i fondamenti economici e finanziari è un grosso rischio. Ne abbiamo parlato con Giovanna Boggio Robutti, direttore generale Feduf

Un recente rapporto Ocse – Pisa dipinge i giovani italiani come impreparati nell’educazione finanziaria di base. Oltre un quinto (20,9%) dei giovanissimi italiani presenta carenze gravi nelle conoscenze finanziarie basilari. A raggiungere un livello eccellente di preparazione è solo il 4,5% degli studenti mentre a livello internazionale, la media è più che doppia. Ci siamo chiesti allora è così anche per i millennials? A che punto siamo oggi in Italia in fatto di educazione finanziaria? Ne abbiamo parlato con Giovanna Boggio Robutti, direttore generale della Fondazione per l’educazione finanziaria e del risparmio (Feduf).

“Che vi sia un’urgenza sul fronte dell’educazione finanziaria dei giovani lo conferma anche un’indagine Bva-Doxa realizzata in collaborazione con Feduf nel 2019”, ricorda Robutti. “Per il report sono stati intervistati 500 ragazzi tra i 18 e i 25 anni sulla loro relazione con il denaro dematerializzato. E’ risultato, nel complesso, che se il 39% dei loro pagamenti è gestito in contanti, il restante 61% passa invece attraverso forme dematerializzate di denaro, tra cui carte (32%), app di pagamenti (12%) e altre forme (17%)”. La stessa rilevazione evidenzia però allo stesso tempo che “ben il 64% dei ragazzi non conosce la differenza tra carta di credito e carta di debito e che vi è una forte diffidenza nell’uso delle nuove app di pagamento. Se la generazione digitale per eccellenza ha una grande dimestichezza con la parte tech ma una scarsa familiarità con la parte fin, con la quale sarà sempre più chiamata a interagire, significa che una decisa accelerata sull’educazione finanziaria è una condizione non più rimandabile”.

Non va meglio nel mondo degli adulti: secondo il Global Financial Literacy Excellence Center, “l’istruzione finanziaria degli italiani è più simile a quella dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che a quelli Ocse”. Quali sono allora le iniziative di educazione finanziaria in atto? Prosegue il direttore generale: “La platea degli utenti di servizi finanziari è in continua espansione e nessuno, oggi, può considerarsi esente dalla necessità di interagire con il mondo finanziario in una delle sue molteplici forme, dal risparmio al credito ai sistemi di pagamento. Il moltiplicarsi degli strumenti – prosegue Giovanna Boggio Robutti – e la sempre maggiore facilità di accesso rendono assolutamente necessario un buon livello di educazione finanziaria per poterne fare un uso consapevole”. Prendiamo ad esempio il caso dei pagamenti digitali: in questi mesi l’Italia, uno dei Paese europei più restii all’abbandono del contante, sta affrontando quel cambiamento di paradigma che tanto faticosamente si stava tentando di promuovere anche prima della pandemia. “L’uso di carte e app aumenta, e questo è un bene da molti punti di vista, ma è fondamentale che gli utenti che ne apprezzano le opportunità siano consapevoli anche dei potenziali rischi. In questo contesto di cambiamento nelle abitudini degli italiani l’educazione finanziaria è una competenza davvero indispensabile, un elemento che deve far parte del bagaglio culturale di ogni persona”.

Conversazioni smart

Diffondere l’educazione finanziaria non è impresa facile – lo sappiamo bene noi che di finanza scriviamo ogni giorno. “Gli argomenti che le sono propri vengono percepiti come complessi e inarrivabili dalla maggior parte delle persone. Per superare questa barriera psicologica la Feduf ha deciso di partire dalla parola smart e dagli insegnamenti della finanza comportamentale. Oggi è smart tutto ciò che è reso più comodo, efficace e veloce grazie alla tecnologia (smartphone, smartwatch, ecc.), ma la parola inglese smart significa in prima istanza intelligente, brillante: SmartTalk il nuovo format di FEduF eTaxi1729, nasce dunque con l’obiettivo di coinvolgere il grande pubblico, con una serie di eventi digitali e sui temi che condizionano la nostra vita quotidiana di cui troppo spesso non conosciamo gli aspetti più importanti”.

Giovanna Boggio Robutti, direttore generale Feduf

In questo momento il serio problema di salute pubblica legato al covid-19 si è accentuato sul fronte finanziario a causa delle gravissime conseguenze economiche causate dall’epidemia”, prosegue il direttore generale di Feduf. “I mercati sono velocissimi ad incorporare ogni notizia negativa o positiva e reagiscono a volte in maniera violenta, come in questi giorni. Analisti e gestori di tutto il mondo rivedono le prospettive di crescita economica, alla luce delle ripercussioni sulle singole società quotate. È il momento di liquidare il mio investimento? In molti si pongono questa domanda, ma non c’è una risposta giusta. È infatti necessario comprendere con quali occhi stiamo guardando all’investimento per avvicinarci ad una risposta il più corretta possibile: lo stiamo facendo con l’ottica del professionista che segue i mercati ogni giorno o con l’ottica dell’investitore? Questo è un elemento importante su cui riflettere poiché il punto di vista del risparmiatore è diverso e non deve sostituirsi a quello del professionista della finanza”.

Livia Caivano
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