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Fed, nuovo rialzo ma ancora prudenza. La view degli analisti

27 Settembre 2018 · Redazione We Wealth · 3 min

La Federal Reserve alza i tassi: fine della politica monetaria accomodante. Seguiranno nuovi rialzi? E se sì, quando? Il commento degli analisti.

Nessuna sorpresa dalla Federal Reserve. Nella riunione del 26 settembre la banca centrale americana ha infatti annunciato la decisione di alzare i tassi sui Fed Funds al 2-2,25%, dall’1,75-2%. La politica monetaria non è più espansiva. Il Comitato ha rimosso il riferimento alla politica monetaria accomodante e riporta che il Fomc ritiene che il tasso politico si stia avvicinando alla neutralità. Tuttavia, si chiarisce, sarà necessario un ulteriore inasprimento.

Lombard Odier IM

Charles St Arnaud, senior investment strategist di Lombar Odier IM, continua a credere “che la Fed alzerà i tassi durante il prossimo meeting di dicembre. Tuttavia – prosegue nel commento – a nostro avviso, gli investitori non stanno più concentrando la propria attenzione sulla politica monetaria della Fed ma, piuttosto, sulla probabilità che la Banca Centrale stia andando troppo in là nel ciclo di inasprimento monetario, fattore potrebbe scatenare la prossima recessione e non i tempi del prossimo rialzo. Riteniamo che la Fed continuerà a inasprire la propria politica monetaria in risposta al continuo aumento dell’inflazione sottostante, ma è improbabile che un’inversione della curva si verifichi prima della metà del 2019, il che significa che è molto difficile che negli Stati Uniti si manifesti una recessione nei prossimi 12 mesi, salvo lo shock per l’economia statunitense”.

Schroders

Keith Wade, chief economist & strategist per Schroders sul rialzo dei tassi di ieri da parte della Federal Reserve spiega che “il commento alla decisione ha mantenuto un tono ottimistico sull’economia, affermando che l’attività è salita a un ritmo solido e che i timori relativi al potenziale impatto delle guerre commerciali, al dollaro più forte e alla volatilità dei mercati emergenti restano contenuti”. Nel corso della conferenza stampa “il presidente Powell ha preso atto delle preoccupazioni delle aziende per le guerre commerciali, ma ha notato che questi timori non sono ancora riflessi nei dati. La Fed ha eliminato il riferimento alla politica monetaria ‘accomodante’, segnalando così di ritenere che i tassi siano vicini al livello di neutralità. Manteniamo la nostra view secondo la quale la Fed alzerà i tassi altre tre volte, per portarli al 3% entro la metà del 2019. In quella fase, la crescita dovrebbe raffreddarsi, in quanto l’economia risentirà degli effetti dei tassi più elevati e del venir meno dello stimolo fiscale. Inoltre, i dazi più alti probabilmente peseranno sull’attività economica, permettendo alla Fed di arrestare la propria azione”, conclude Wade.

State Street

Anche secondo Lee Ferridge, head of multi-asset strategy per State Street Global Markets “la Fed ha lasciato le porte aperte per un’ulteriore mossa in dicembre.  Anche se a dispetto delle aspettative dei ‘tori’ americani, il Fomc si è trattenuto dall’aggiungere ulteriori strette all’agenda 2019. Sono state diverse le speculazioni a proposito di un ulteriore rialzo per I prossimi anni, a causa della forte crescita e ai segnali della ripresa dell’inflazione. Ma forse l’escalation della Guerra commerciale dei dazi ha spinto la banca centrale a temporeggiare. È probabile che il dollaro subisca ora la pressione dell’euro, che negli ultimi tempi  stato più vivace, mentre potrebbero anche diminuire i tassi a più lungo termine. La mancanza di un messaggio FOMC più aggressivo dovrebbe costituire un sollievo per le valute dei mercati emergenti “.

Redazione We Wealth
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