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Fed e azioni emergenti, l'analisi di Robeco

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

29 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’effetto boomerang delle politiche della Federal Reserve sull’azionario statunitense

  • L’atterrazzio morbido della Fed e il rallentamento cinese. Quale “lentezza” avrà effetti benefici sugli Emergenti?

Non solo guerre commerciali e dazi. Ad influire sulle azioni delle economie emergenti sono anche le politiche monetarie della Fed. Che sono giunte però ad un punto di svolta

Non solo dazi. Anche altre dinamiche hanno pesato sull’azionario “non Usa” per buona parte del 2018. Come ad esempio la stretta della Fed, arrivata in un momento in cui la crescita internazionale era già messa a repentaglio dal protezionismo e dalle tensioni geopolitiche nei mercati emergenti e in Europa. La conseguente forza del dollaro ha infatti contribuito a rafforzare l’azionario statunistense versus quello emergente. E’ Fabiana Fedeli, global head of Fundamental equities di Robeco ad evidenziarlo nella sua recente nota di analisi.

Il boomerang Fed – mercati emergenti

In realtà, la forza del dollaro successiva alla stretta Fed si è rivelata letale per il premio al rischio dell’azionario statunitense, che ha raggiunto i minimi storici rispetto agli altri mercati azionari più importanti.

Al di fuori degli Stati Uniti, Emergenti, Europa e Giappone hanno tutti sottoperformato rispetto allo S&P500 nel corso del 2018. Pur considerando la sovraperformance di dicembre, tutti questi mercati hanno globalmente chiuso l’anno con uno scarto di circa 10% rispetto agli Stati Uniti. Contestualmente, il rischio geopolitico e la possibilità di una recessione in alcuni Paesi manterranno elevata la volatilità dell’azionario europeo nell’immediato futuro. Per quanto riguarda Giappone ed Emergenti però, Robeco vede molta meno incertezza all’orizzonte in quanto i possibili elementi negativi sono già stati incorporati nei prezzi dai mercati. Ad esempio, gli investitori stanno già scontando uno scenario “catastrofico” per le azioni emergenti e una sottoperformance del 17% rispetto all’azionario Usa negli undici mesi da inizio anno a novembre 2018.

L’outlook per le azioni emergenti (Fed permettendo)

La crescita degli utili nel mercato emergente sta rallentando e lo sviluppo economico cinese (qui il report McKinsey) continua a calare. Per questo motivo, c’è il rischio probabile di assistere ad altri risultati deludenti sugli utili. Ciononostante, la crescita degli utili prevista per il 2019 è pari al 9%, essendo buona parte dei dati negativi registrati negli ultimi mesi dovuti a conseguenze dirette e indirette delle guerre commerciali. Le società infatti sono state colpite dai dazi oppoure sono diventate più caute in materia di investimenti.

L’accordo fra Cina e Usa

Anche se un accordo non invertirebbe completamente le previsioni sugli utili, sicuramente eliminerebbe un importante fattore di incertezza. La crescita economica cinese continuerà a diminuire per ragioni strutturali. Ma il governo di Pechino potrebbe ancora garantire un “atterraggio morbido” grazie a una serie di misure di stimolo, come la recentissima immissione di liquidità da parte della People Bank of China.

L’atterraggio morbido della Fed

Allo stesso tempo, ogni altro rischio che ha pesato sull’azionario emergente nel 2018, se non è scomparso, ha comunque ridotto la propria rilevanza. Come noto, la Fed ha assunto una posizione più accomodante. Anche se la riduzione del bilancio in questa fase con tutta probabilità continuerà, il fatto che la Fed si stia muovendo con maggiore cautela è indicativa di una incipiente pausa del quantitative tightening.

In tale contesto, il dollaro dovrebbe smettere di rafforzarsi. Intanto, una serie di problematiche geopolitiche, come le elezioni in Brasile e in Messico, sono ormai trascorse.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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