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Eurozona, inflazione quasi a zero. Si attende ora la Bce

Eurozona, inflazione quasi a zero. Si attende ora la Bce

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

29 Maggio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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In attesa del meeting della Bce del 4 giugno, i dati mostrano per l’Eurozona un’inflazione in frenata. Per alcuni, si tratta del punto di minimo prima di una lenta risalita

L’inflazione dell’Eurozona è in frenata allo 0,1% anno su anno. Ad influire sono soprattutto i prezzi dell’energia e dei generi alimentari. I dati core – ossia quelli depurati da alimenti, bevande ed energia – sono rimasti fermi allo 0,9%. Jacob Nell, Joao Almeida e Markus Guetschow di Morgan Stanley ritengono che nei prossimi mesi l’inflazione in Europa rallenterà ulteriormente. Ciò potrebbe richiedere “uno stimolo monetario più forte”, con un potenziamento del Pepp di ulteriori 500 miliardi di euro la prossima settimana, affermano gli analisti.

Le previsioni per l’inflazione dell’Eurozona

Weil, analista di Commerzbank, dice che “la pressione al rialzo sui prezzi core si sta effettivamente indebolendo”. Tuttavia, “nella seconda metà dell’anno l’effetto di smorzamento dei prezzi dei prezzi dell’energia dovrebbe svanire”, con il tasso di inflazione nuovamente in aumento.

Il dato attuale comunque presenta un valore ben al di sotto dell’obiettivo della Banca centrale europea: poco meno del 2%. Alcuni analisti affermano che i dati di maggio potrebbero segnare il minimo del livello dei prezzi al consumo per il 2020.

Altri aggiungono che i rischi a breve termine sono orientati verso un’inflazione più lenta nell’Eurozona. Tuttavia, alcuni aspetti come i prezzi degli alimenti potrebbero esercitare una pressione al rialzo nel medio termine. Il dato è sintesi di andamenti divergenti delle componenti più volatili. I prezzi degli alimentari freschi sono in crescita: vi i pesano problemi di raccolta.

L’Ufficio studi di Confcommercio ai dati Istat dal canto suo commenta come segue. “E’ peraltro evidente che il vuoto di domanda complessiva da parte delle famiglie e delle imprese rappresenta un elemento che rischia di prolungare e amplificare le dimensioni della deflazione. Questo fenomeno si andrebbe a sovrapporre a una recessione la cui gravità è sempre più evidente, come certificato oggi dall’Istat con la revisione al ribasso del Pil nel primo trimestre, soprattutto per quanto riguarda la domanda interna, il motore, adesso spento, della possibile crescita futura”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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