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Eurogruppo, vince (anche) l'Italia: 1000 miliardi per rinascere

Eurogruppo, vince (anche) l'Italia: 1000 miliardi per rinascere

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Grazie all’iniziativa italiana l’agenda europea è cambiata. Si è passati così da un’unica proposta, il Mes con condizionalità leggere, “a un pacchetto di quattro proposte”

  • Il pacchetto include anche 200 miliardi della Bei, 100 miliardi del nuovo programma SURE per finanziare la cassa integrazione e la proposta italo-francese di un Fondo per la Ripresa finanziato da debito comune europeo (eurobond, coronabond? Cambia il nome ma la sostanza è la stessa)

  • Quello che si è raggiunto è un accordo, che in quanto tale ha degli aspetti compromissori. L’Italia può dirsi vincitrice perché è passata la sua linea di finanziamento comune del debito. Il nome utilizzato nella bozza non è quello di “coronabond” o “eurobond”, ma si tratta solo di terminologia

Storica conclusione per l’Eurogruppo, trovata l’intesa sul pacchetto di misure contro gli effetti della pandemia: passa la linea di Italia, Francia, Spagna, in compromesso con il fronte del nord

“L’Eurogruppo ha trovato l’accordo. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L’Europa è solidarietà”. Sono passate da poco le 22 di giovedì 9 aprile 2020 quando il tweet del commissario all’Economia Paolo Gentiloni sancisce una giornata storica per l’Italia e per l’Europa.

Un pacchetto da quattro proposte

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri fa sapere che “sul tavolo” ci sono “i bond europei”, mentre spariscono “le condizionalità del Mes [approvato nel 2012 dal governo Berlusconi IV, ndr]. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla”. Il ministro aggiunge che l’Italia “si batterà con determinazione perché le decisioni del Consiglio siano all’altezza della sfida che l’Europa sta affrontando”. Sottolinea poi che grazie all’iniziativa italiana l’agenda europea è cambiata. Si è passati così da un’unica proposta, il Mes (240 miliardi) con condizionalità leggere, “a un pacchetto di quattro proposte“. 200 miliardi dalla Bei, 100 miliardi del nuovo programma SURE per finanziare la cassa integrazione e proposta italo-francese di un Fondo per la Ripresa finanziato da debito comune europeo. E’ in questo fondo per la ripresa che dovrebbero entrate i tanto auspicati (da parte di Italia, Francia, Spagna) coronabond / eurobond.

Questo piano per la ripresa che avrà un valore indicativo di circa 500 miliardi, che si sommano agli altri 540 delle prime tre misure. Esso avrà un oggetto specifico e sarà limitato nel tempo. Restano per ora da definirne le modalità di finanziamento. Tutte le opzioni sono aperte e tra queste ci potrebbe essere un debito comune fatto attraverso emissioni di titoli da parte della Commissione Ue o altre formule innovative.

Gli fa eco il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra su Twitter. “I giorni scorsi sono stati intensi, ma abbiamo raggiunto un buon risultato all’Eurogruppo. Abbiamo trovato un accordo sensato per i Paesi Bassi e per l’Europa, per far fronte alle conseguenza del coronavirus”.

Le conclusioni dell’Eurogruppo sono la salvezza per l’Italia e per tutta l’Europa

“Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19. “La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”.

Quello che si è raggiunto è un accordo, che in quanto tale ha degli aspetti compromissori. L’Italia può dirsi vincitrice perché è passata la sua linea di finanziamento comune del debito. Il nome utilizzato nella bozza non è quello di “coronabond” o “eurobond”, ma si tratta solo di terminologia. Qualcuno vuole leggerci la furbizia tutta italiana di cambiare nome a certe cose per renderle accette. In questo caso, si è trattato di un grande lavoro negoziale che potrebbe cambiare per sempre (in meglio) l’Unione europea, rendendola veramente tale.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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