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Eurobond e coronavirus, schiaffo tedesco: nessun accordo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • La proposta italiana era (ed è) quella di emettere obbligazioni garantite da tutti i paesi dell’Unione europea in modo da finanziare le spese per il contenimento del coronavirus. D’accordo anche Francia, Spagna, Portogallo

  • A gelare gli animi ci ha pensato però il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier: “Occorre prudenza quando si presentano presunti nuovi geniali concetti”

  • Il portoghese Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, a fine riunione ha affermato però che c’è un “ampio sostegno” per gli “strumenti esistenti” del Mes

Volano parole pesanti all’Eurogruppo sulla proposta italiana di emettere eurobond per fronteggiare l’emergenza da coronavirus. Peter Altmaier, ministro dell’Economia tedesco, definisce queste proposte “vecchie idee abiette”

Nulla di fatto all’Eurogruppo nella serata del 24/3/2020. I ministri economici dei Paesi dell’eurozona hanno lasciato la loro conference call senza trovare nemmeno un accordo di massima in merito alle opzioni che i leader Ue potranno vagliare nella riunione del 26/3.

L’Italia sperava fortemente in un accordo che aprisse la strada all’emissione di eurobond (c.d. “coronabond”) da parte del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), “senza alcuna condizionalità”, per dirla come il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Eurobond per battere la crisi da coronavirus: un’arma che non piace ai “nordici”

La proposta italiana era (ed è) quella di emettere obbligazioni garantite da tutti i paesi dell’Unione Europea in modo da finanziare le spese per il contenimento del coronavirus. Conte l’aveva messa sul tavolo già in occasione dell’ultimo vertice Ue, per poi rilanciarlo in una lunga intervista al Financial Times. La proposta piace anche a Francia, Spagna, Portogallo.

A gelare gli animi ci ha pensato però il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier. “Occorre prudenza quando si presentano presunti nuovi geniali concetti”. La proposta italiana proprio non va giù al titolare delle Finanze tedesche. Almaier si spinge infatti a definire le proposte dei colleghi europei “vecchie idee abiette. C’è già lo scudo della Bce, non si conducano dibattiti fantasma.” Nessuna conclusione congiunta dunque. Il “no” tedesco si aggiunge a quello dell’Olanda, La palla passa adesso al consiglio dei leader Ue di giovedì prossimo.

Il portoghese Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, a fine riunione ha affermato che c’è un “ampio sostegno” per gli “strumenti esistenti” del Mes. Come la Enhanced credit lines”. Le “condizionalità [sarebbero] vincolate all’emergenza Coronavirus nel breve termine”, con il vincolo “nel lungo termine di tornare alla stabilità”. La sortita del ministro tedesco pone però qualche ombra sulla prospettiva di contrarre nuovo deficit in Italia nel decreto che il governo varerà ad aprile.

Non era questo il risultato che si sarebbe aspettato alla vigilia dell’incontro il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Invito tutti ad un atteggiamento pragmatico e concreto”, aveva detto Gualtieri, specificando però che la sfida “fortunatamente si appoggia sulla centralità della Bce”, il cui “riferimento alla possibilità di espandere ulteriormente gli acquisti per quanto necessario è importante”.

La stessa presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen si era dimostrata ultra aperta all’iniziativa. “Stiamo guardando a tutti gli strumenti e qualunque aiuto verrà utilizzato per mitigare le conseguenze economiche dell’epidemia. Questo vale anche per i coronabond: se aiutano e se sono correttamente strutturati, saranno usati”. Non resta che attendere il vertice di giovedì 26 marzo.

Teresa Scarale
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