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Dall’euro forte alla deflazione, le nuove sfide della Bce

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Da sei mesi, l’euro ha continuato ad apprezzarsi. Con tenacia, la valuta europea è passata dagli 1,06 dollari di marzo agli 1,20 della prima settimana di settembre

  • Un euro forte andrebbe a sostituire il dollaro a livello di riserve valutarie globali (come in parte sta già accadendo). Ma i contro sono superiori ai pro di una simile forza

  • “Un dollaro debole rispetto all’euro è negativo per le nostre imprese, che diventano meno competitive. Le quali, per far fronte alla bassa domanda del contesto attuale dovranno abbassare i prezzi”. Innescando ulteriormente la spirale deflazionistica già in atto

  • Dalla Bce fanno sapere che il recente apprezzamento della valuta europea è “innaturale” e che “non c’è immediata necessità di agire forzatamente”. Del resto, “come diceva Mario Draghi, l’obiettivo di politica monetaria della Bce non è quello del tasso di cambio, ma la stabilità dei prezzi”

Super euro e deflazione siedono al tavolo della nuova riunione Bce. Sembrava che con il programma di acquisto pandemico Francoforte avesse innescato il pilota automatico, ma la pausa estiva è intervenuta rafforzando gli elementi avversi dello scenario

Una potenza di fuoco da 1350 miliardi di euro – questo l’ammontare complessivo del programma di acquisto titoli Bce per l’emergenza pandemica – pareva sufficiente a regalare ai funzionari dell’Eurotower un periodo di relativa tranquillità. Poi, nuovi elementi sono intervenuti a complicare il quadro decisionale. L’euro ha continuato ad apprezzarsi. Con tenacia, la valuta europea è passata dagli 1,06 dollari di marzo agli 1,20 della prima settimana di settembre. E le già persistenti remore all’inflazione hanno lasciato spazio alla deflazione, per la prima volta da quattro anni a questa parte. Infine, è arrivata la Federal Reserve, con la sua svolta epocale di Jackson Hole: anni di monetarismo mandati al macero.

Dello stesso avviso è Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia. “Le parole di Jerome Powell hanno avuto un forte impatto sui mercati e sulle attese degli osservatori della politica monetaria”. In assenza di Jackson Hole, “quello di domani sarebbe dovuto essere un non evento”. Ma le cose sono andate diversamente. Il nuovo obiettivo di inflazione media (“average inflation targeting”) della Fed permette di aumentare le aspettative di inflazione sul lungo periodo. “L’obiettivo non è più il 2% ma una media. Se anche per vari anni l’inflazione resta prossima allo zero, vuol dire che per altrettanti anni il suo valore potrebbe essere elevato, al 4% per esempio”. Alzare all’indefinito le aspettative di inflazione indebolisce la valuta americana.

Ciò ha degli aspetti positivi se si guarda alle riserve valutarie mondiali: una valuta europea robusta andrebbe a sostituire quella statunitense a livello globale (come in parte sta già accadendo). Ma i contro sono superiori ai pro di un euro troppo potente. “Un dollaro debole rispetto all’euro è negativo per le nostre imprese, che diventano meno competitive”, ne soffrono le esportazioni, prosegue Diodovich. Le quali, per far fronte alla bassa domanda del contesto attuale dovranno abbassare i prezzi. “Come ha ricordato qualche giorno fa Philip Lane del comitato direttivo Bce, un tasso di cambio euro/dollaro elevato provoca pressione deflazionistica”. Quali mosse allora attendersi dalla Bce nel suo meeting settembrino? Filippo Diodovich non si aspetta azioni eclatanti, ma ritiene auspicabili toni molto decisi nel discorso che Christine Lagarde terrà alla stampa. “La presidente dovrà essere molto ferma nell’enunciare le sue linee di politica monetaria per i mesi a venire”.

In generale, gli osservatori internazionali prevedono che Christine Lagarde taglierà ulteriormente gli obiettivi di inflazione, attualmente “al si sotto del 2%”. Il mercato sta prezzando un ulteriore taglio dello 0,1% sul tasso di deposito (-0,5%) a partire dal prossimo anno, fanno sapere da Nomura. Gli stessi analisti prevedono che il consiglio dell’Eurotower non taglierà ulteriormente i tassi, ma che amplierà ancora il programma d’acquisto titoli d’emergenza.

Molti investitori dal canto loro riconoscono che la Bce potrà fare ben poco per influenzare il tasso di cambio dell’euro. Ricorda però Diodovich “come diceva Mario Draghi, l’obiettivo di politica monetaria della Bce non è quello del tasso di cambio, ma la stabilità dei prezzi”.

Intanto, un funzionario della Bce ha dichiarato in via rigorosamente anonima al Financial Times che il recente apprezzamento della valuta europea è “innaturale” e che “non c’è immediata necessità di agire forzatamente”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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