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Borsa e pmi: l’età conta, anche negli investimenti

Borsa e pmi: l’età conta, anche negli investimenti

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Francesca Conti
Francesca Conti

04 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo i ricercatori, investire in titoli quotati tra i 10 e 20 anni fa potrebbe – in media – aumentare i rendimenti attesi

  • I rendimenti sono aumentati all’aumentare dell’età, tranne che (leggermente) per l’ultima fascia considerata, la più ‘anziana’

  • L’acquisto di azioni più vecchie e la riduzione in portafoglio di quelle più giovani, spiega lo studio, migliorano i rendimenti di circa il 4% annuo

Detenere in portafoglio società che si sono quotate tanti anni fa (riducendo le più ‘giovani’) può rendere in media il 4% in più all’anno. Lo studio di alcuni ricercatori dell’Università della Florida

Anche in finanza l’età conta e investire in titoli più ‘vecchi’ potrebbe valere di più. Secondo uno studio di 4 ricercatori della alla School of Accounting and Finance dell’Università di Waterloo, in Florida, investire in titoli quotati tra i 10 e 20 anni fa potrebbe – in media – aumentare i rendimenti attesi. “È opinione diffusa che le società più piccole generalmente superino le grandi aziende sul mercato azionario”, ha dichiarato Tony Wirjanto, uno dei relatori dello studio. “Ma abbiamo scoperto che negli ultimi 20 anni, l’età di un titolo ha avuto un effetto molto più incisivo sul rendimento atteso. Non si dovrebbe solo guardare alle dimensioni, ma anche all’età degli stock, se si vuole davvero fare bene sul mercato”.

L’effetto ‘età’ emerso dallo studio, suggerisce che le società più vecchie superino in valore le più giovani. In questo caso l’età è però relativa, nel senso che viene calcolata dal momento in cui una società sbarca per la prima volta in Borsa e questo può succedere anche diversi anni dopo la sua effettiva costituzione. I ricercatori hanno notato che i rendimenti sono aumentati all’aumentare dell’età, tranne che (leggermente) per l’ultima fascia considerata (la più ‘anziana’). “L’effetto legato al fattore età non è monotono”, si legge nel report. “È vero per la maggior parte della vita di una società, ma può essere ribaltato nella fascia più anziana. Quindi la nostra ipotesi è coerente anche con la constatazione che le imprese siano meno redditizie in età avanzata”, anche se ‘molto’. L’acquisto di azioni più vecchie e la riduzione in portafoglio di quelle più giovani, spiega lo studio, migliorano i rendimenti di circa il 4% annuo.

Il perché di questo ‘effetto età’ non è del tutto chiaro. I ricercatori dell’Università della Florida ipotizzano che sia dovuto a effetti di selezione naturale. Le società meno solide, nel tempo scompaiono dai listini o finendo in bancarotta o per via di un’acquisizione e quindi le aziende più vecchie – inteso: quotate da più anni – tendono ad avere risultati migliori. Per gli studiosi le società più longeve avrebbero dalla loro parte anche una maggiore esperienza rispetto alle capacità di gestione aziendale. La scoperta del ‘fattore età’ come condizionatore dei rendimenti azionari apre nuovi orizzonti per gli studi di settore e sarà interessante vedere se nuove ricerche replicheranno i risultati degli studiosi Usa. Così come sarà indispensabile, in caso di conferme, trovare gli strumenti adatti – Etf o meno – a sfruttare il potenziale di questa strategia.

Francesca Conti
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