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Equity 2019, le incertezze non offuscano le opportunità

12 Gennaio 2019 · Giulia Schiro · 5 min

  • Le inevitabili incertezze politiche in Europa si rivelano opportunità per comprare titoli azionari a livelli attraenti

  • La sovraperformance del mercato statunitense rispetto a quello europeo è destinata ad attenuarsi

  • In Cina gli investimenti devono guardare nella direzione delle compagnie il cui business model non è l’export ma che si rivolgono ai consumatori domestici

Dopo un 2018 pieno di aspettative disilluse per gli investitori, il 2019 si apre sotto il segno dell’incertezza: sarà un anno di ripresa o recessione? Hanno provato a rispondere gli esperti di Rothschild & Co durante le tappe del Multiasset Roadshow

Brexit, politica italiana, gilet gialli, trade war e recessione sono le parole chiave che hanno scosso gli animi degli investitori in questo inizio del 2019. Dopo un 2018 pieno di aspettative disilluse per gli investitori, come approcciare gli investimenti in questo contesto di incertezze geopolitiche?

Durante la tappa milanese del roadshow di Rothschild & Co, gli esperti della casa di gestione francese hanno provato a rispondere a questa domanda, premettendo senza remore che quasi tutte le asset class hanno prodotto risultati negativi nel 2018.

In Europa il mercato non ha creduto fino ad ora alla forza di utili e fondamentali che caratterizzano lo scenario aziendale del Vecchio Continente e ha seguito anzi un andamento diametralmente opposto. In un contesto in cui le nubi che si scorgono all’orizzonte sono comunque diverse.
In Italia, il contesto politico è sostenuto da venti populisti che non accennano a calmarsi e la morsa dei conti pubblici va sempre più stringendosi.
In mancanza di nuovi sviluppi, il 29 marzo si concretizzerà Brexit e il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. Questo sarà inevitabilmente fonte di volatilità per i mercati, indipendentemente che si tratti di uscita soft o hard Brexit.
Sono poi da considerare le tensioni francesi generate dalle proteste dei gilet gialli, scatenate inizialmente dall’aumento delle tasse sul gasolio e passate poi a una critica a tutto tondo sulle politiche del Presidente Macron.
Ultima ma non ultima, la scadenza, il 31 ottobre, del mandato di Mario Draghi come presidente della Bce e di Jean-Claude Juncker come Presidente della Commissione Ue.

In particolare Ludivine de Quincerot, gestore dei fondi R-co Alizes C e R-co Club C di Rothschild & Co, sostiene che l’Eurozona dovrebbe beneficiare di un positivo aumento del rapporto prezzo/utili, fermo negli ultimi due anni rispetto ad altre aree geografiche più dinamiche. Secondo il gestore francese sarà fondamentale, per investire in Europa, la ricerca di valore, che dovrebbe beneficiare del recupero dei temi ciclici e della positiva correlazione con i tassi di interesse, specie sul medio termine.
Le inevitabili incertezze politiche in Europa si rivelano dunque opportunità per comprare titoli azionari a livelli attraenti. I consumi domestici sono infatti in espansione.

Sempre sul fronte del mercato azionario, la sovraperformance del mercato statunitense rispetto a quello europeo è destinata ad attenuarsi, specie considerato il fatto che l’espansione del 2018 è stata per gran parte trainata dalla crescita dei price earnings americani – soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnologico.

Nonostante diversi elementi giochino a favore delle azioni americane – il tentativo del Presidente Trump di aumentare spesa pubblica e consumi da una parte e l’aumento degli investimenti infrastrutturali voluto dai democratici dall’altra – un tema in primo piano che sta contribuendo a rallentare i listini a stelle e strisce e a prezzare inadeguatamente una recessione, è sicuramente la guerra commerciale tra Usa e Cina.
Sebbene la trade war sembri sotto controllo, è prevista per il primo di marzo la fine della tregua commerciale e gli avvicinamenti tra gli attori principali non bastano per mettere la parola fine alla disputa.

Inoltre, sottolinea Yoann Ignatiew, gestore del fondo R-co Valor di Rothschild & Co, nel momento in cui l’accordo sui dazi dovesse venire raggiunto, avremmo un dollaro più debole, tutto a beneficio dei Paesi Emergenti e materie prime: nel 2018 sono state le tensioni a farlo crescere. Se dovesse venire meno il fattore ‘stress’ si realizzerebbe il movimento inverso e la valuta si sgonfierebbe.

Verso la metà dell’anno sarà infine possibile capire se le misure di stimolo fiscale potranno prolungare l’espansione economica oltre il 2019.
Nel 2018, sottolinea il gestore, la riforma Trump ha avuto un impatto positivo sugli utili: le compagnie dell’S&P 500 quest’anno registreranno una crescita dei guadagni del 23% – di cui l’8-9% si deve alla riforma. Questo effetto però non si protrarrà oltre.
Sui settori, secondo il gestore è bene concentrarsi sui titoli finanziari e le cosiddette società ‘consumer tecnologies’.

Guardando infine all’Asia, secondo Ignatiew, l’economia cinese rallenterà la sua cavalcata, passando da un range di crescita del 6-7% a un più modesto 4%.
Il presidente Xi Jinping sta tentando di trasformare l’economia, oggi basata sull’export, in una che guarda verso l’interno.
Di conseguenza gli investimenti devono guardare, secondo Rothschild &Co, nella direzione delle compagnie il cui business model non è l’export ma che si rivolgono ai consumatori domestici, come Alibaba, Tencent e Momo App.
Sul lungo termine, conclude il gestore, la Cina sarà sostituita nella sua capacità di esportazione dal Vietnam o Malaysia.

Giulia Schiro
Giulia Schiro
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