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Emergenti: riforme e stabilità le scelte degli elettori

30 Maggio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Cinque trimestri consecutivi di crescita a doppia cifra, una rapidissima espansione dei servizi finanziari di base: è l’India, che prima fra i mercati emergenti ha scelto di continuare sulla strada delle riforme

  • L’Indonesia possiede la terza foresta tropicale più vasta al mondo oltre ad essere il principale produttore mondiale di olio di palma. Il Sudafrica è ricco di oro, platino, uranio. Le opportunità di investimento sono tante, a patto che le riforme continuino, rassicurando i mercati

India, Sudafrica e Indonesia sono gli emergenti che nelle recenti elezioni hanno confermato i governi uscenti, tutti impegnati sul fronte delle riforme: un segnale forte per i mercati. Ne parla il cio di Lombard Odier, Stéphane Monier

Una volta risolta la tensione tariffaria, il potenziale degli emergenti potrà esprimersi appieno. E’ quanto osserva Stéphane Monier, cio di Lombard Odier Private Bank all’indomani dei risultati delle elezioni in Sudafrica, Indonesia e soprattutto India. Queste economie con il voto dei propri cittadini hanno mostrato di voler impegnarsi per un vero cambiamento condiviso.

Gli emergenti sulla via delle riforme

L’India

Il primo ministro uscente Modi ha riportato una vittoria schiacciante nella più grande consultazione popolare di sempre, grazie al programma elettorale incentrato sulla sicurezza e il sostegno all’economia. Le riforme di Modi hanno interessato le imposte, i movimenti finanziari, il diritto fallimentare e societario. La produttività del Paese è aumentata (si veda, “Dall’aratro alla biometria“), di pari passo con gli investimenti diretti esteri. E i risultati non si sono fatti attendere: l’India ha registrato cinque trimestri consecutivi di crescita a doppia cifra. Non sorprende allora che la consultazione elettorale di maggio abbia dato un responso forte e chiaro: le riforme devono continuare. La nuova classe media e i giovani domandano stabilità per gli anni a venire.

Indonesia e Sudafrica

Il primo è il più grande produttore di olio di palma, nonché territorio della terza foresta tropicale (si veda l’articolo “profumo di soldi“) più estesa al mondo. Il presidente Joko Widodo (detto Jokowi) in particolare sta approntando un registro catastale dei terreni per risolvere le numerose dispute in atto nel Paese delle 17.000 isole. In Sudafrica, Cyril Ramaphosa è attivo nella lotta alla corruzione e con questo mandato dovrebbe riuscire a modificare la costituzione per portare avanti le riforme di cui il Paese ha un disperato bisogno. Il Sudafrica infatti ha un elevato debito pubblico, una disoccupazione ad oltre il 27% e una crescita non esaltante per essere un emergente (le previsioni per quest’anno parlano di un 1,5%). Ma l’urgenza maggiore risiede forse nella necessità di riformare il settore minerario: oro, platino e uranio.

Dollaro, l’incognita sugli emergenti nonostante le riforme

Malgrado le buone prospettive “di intenzioni” nei mercati emerging, Stéphane Monier dichiara di aver ridotto l’esposizione azionaria agli emerging, tornando su posizioni neutrali. Il motivo è la mancata soluzione della guerra sui dazi fra Usa e Cina. L’asset manager è convinto di uno scioglimento della disputa, ma in tempi più lunghi di quanto prospettato in precedenza. In particolare, si pensa ad una conclusione nell’ultima parte dell’anno, se non nel 2020. Solo allora “ci saranno opportunità per gli investitori di ricostruire le proprie posizioni in portafoglio”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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