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Emergenti e Asia: sempre più un tema di portafoglio

Emergenti e Asia: sempre più un tema di portafoglio

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

22 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il 2020 è stato un anno da record per gli afflussi di capitali nei paesi emergenti. Solo nell’ultimo trimestre sono defluiti dai mercati sviluppati 77 miliardi di dollari

  • Tra i mercati emergenti quelli a maggiore crescita sia da un punto di vista di economia che di performance finanziarie sono i mercati asiatici e il nuovo accordo commerciale potrà dare ancora nuova linfa

  • Secondo Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, un buon portafoglio dovrebbe essere caratterizzato da “mercati sviluppati come core dell’esposizione e inclusione dei mercati emergenti, specialmente quelli asiatici, nell’universo investibile, con un ruolo sempre più importante nel portafoglio”

In questo 2020 i flussi di capitale hanno seguito un’unica corrente che dai mercati sviluppati li ha portati a quelli emergenti. Su tutti l’Asia è l’area che promette meglio sia per crescita economica che per prospettive di investimento

Laddove c’è crescita, c’è anche denaro. E qualora non ci fosse ancora, niente paura: arriverebbe presto. È quello che sta succedendo in una certa parte del mondo, chiamata emergente. Più precisamente in una certa parte di questa parte di mondo: l’Asia. Il pil dei paesi asiatici è da anni che viaggia e ancora viaggerà: secondo le stime, tre delle quattro più grandi potenze economiche parleranno una lingua orientale. Ma anche restringendo il campo visivo il quadro non cambia: questi paesi, rispetto al resto del mondo, mostrano una parziale immunità al covid, economicamente parlando. Il risultato è che sempre più investitori stanno spostando i capitali ad oriente. È ora di rivedere la quota di portafoglio destinata all’emergente?

Il denaro viaggia direzione mercati emergenti

Il 2020, nonostante tutto, potrebbe essere stato l’anno dei paesi emergenti, almeno da un punto di vista di flussi finanziari. Secondo i dati del Financial Times si tratta di un vero e proprio esodo dei capitali dai mercati azionari e obbligazionari dai paesi sviluppati. 95 miliardi di dollari, nel solo marzo. 243 miliardi di dollari, nei primi quattro mesi dell’anno. Il ritmo di deflusso è in seguito rallentato per riprendersi nelle ultime battute del 2020. Solo nell’ultimo mese gli investitori esteri hanno investito 37 miliardi di dollari nel debito emergente e 40 nell’azionario emergente. Nel suo complesso l’ultimo trimestre ha segnato il record, da sette anni a questa parte, di afflussi di capitale in questi paesi . Allora era l’inizio del 2013, appena prima del “Taper Tantum”, con la quale la Fed, con l’annuncio di porre fine alla sua politica ultra accomodante, scatenò un enorme deflusso di capitali dagli Stati Uniti.

Il baricentro dei mercati si sta spostando ad oriente

Secondo Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, il covid non ha ribaltato i rapporti di forza tra i paesi ma solamente rafforzato un trend già in atto. “Uno di questi è lo spostamento del cuore pulsante dell’economia globale verso Oriente. La diversa gestione dell’epidemia, ad oggi, lascia intuire che nei prossimi anni la crescita del pil globale proverrà prevalentemente da quei paesi che stavano già emergendo con forza nel panorama internazionale e che quest’anno hanno anche saputo gestire meglio l’economia. La Cina sembra oggi uscire vincitrice dalla lotta al virus e le stime di organizzazioni sovranazionali e istituti di ricerca lo confermano” afferma Rossignoli. In questo scenario la recente firma del RCEP, accordo commerciale che mira a rafforzare i rapporti economici tra 15 Paesi dell’area del Pacifico, potrà giocare un ruolo importante nell’ascesa asiatica.   “L’accordo, il più ampio mai ottenuto, interessa più di 2 miliardi di persone con un Pil combinato di circa 26 miliardi di dollari americani” spiega Rossignoli.

Non ci può essere portafoglio senza emergenti

Quali dunque le implicazioni di questa crescita economica sui mercati? Nel loro complesso i mercati emergenti sono cresciuti del 14% quest’anno, stando all’indice MSCI Emerging Markets. Ma quando si parla di allocazione di portafoglio bisogna tenere bene a mente che quello emergente è un mondo molto eterogeneo. “La giusta allocazione nei portafogli di investimento dovrà tenere presente una nuova definizione di economia emergente e, quindi, trovare un bilanciamento tra l’esposizione ad aree con prospettive di crescita migliori e l’esposizione a mercati con maggior accessibilità dei capitali e investibilità” spiega Rossignoli. Sopra la media dell’indice, senza sorpresa, si trovano le economie asiatiche, sotto la media gli altri paesi. Per esempio i mercati azionari di Russia e Brasile sono stati in contrazione del 18% e del 21%. Non per questo non potrebbero essere opportunità di investimento per il 2021, soprattutto se il prezzo del petrolio ritornerà ai livelli pre-crisi. In conclusione: “un buon investimento in ottica di portafoglio potrebbe quindi significare Stati Uniti e mercati sviluppati come coredell’esposizione e inclusione dei mercati emergenti, specialmente quelli asiatici, nell’universo investibile, con un ruolo sempre più importante nel portafoglio

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