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Elezioni, coronavirus e bond bubble, ecco cosa spaventa gli investitori

Elezioni, coronavirus e bond bubble, ecco cosa spaventa gli investitori

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Redazione We Wealth
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20 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le aspettative di crescita globale scendono al 18% rispetto al 36% di gennaio

  • La crescita del pil cinese nei prossimi tre anni dovrebbe essere del 5,2%, la più bassa da settembre 2015

Secondo i dati dell’annuale ricerca di Bank of America sulle aspettative degli investitori, per il 2020 i fattori che spaventano di più sono le elezioni presidenziali americane, la bolla obbligazionaria e – senza sorprese – il coronavirus. Giù dal podio, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Secondo gli intervistati della Global Research di Bank of America, gli investitori per il 2020 sono principalmente preoccupati dalle elezioni presidenziali statunitensi (il 26% del campione), dalla bolla obbligazionaria (nel 22% dei casi) e dal coronavirus (21%). La guerra commerciale, grazie alla risoluzione delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, non è più un rischio per gli investitori.

Sul fronte macro economico, i dati dell’indagine condotta dal 6 al 13 febbraio, dicono che le aspettative di crescita globale scendono al 18% rispetto al 36% di gennaio, spinte dal calo delle aspettative di crescita della Cina. La crescita del pil cinese nei prossimi tre anni dovrebbe essere del 5,2%, la più bassa da settembre 2015.

Gli investitori intervistati hanno affermato che la modern monetary theory probabilmente aumenterà le aspettative di inflazione globale (26%), così come il piano di spesa per le infrastrutture del G7 (24%) e l’elezione di un candidato progressista liberale per la presidenza degli Stati Uniti (18%). Il 67% degli investitori intervistati prevede una crescita e un’inflazione al di sotto del trend nel prossimo anno, in aumento del 5% da gennaio.

Il 54% afferma che il dollaro americano è sopravvalutato, la seconda lettura più alta dal 2002.

L’allocazione alle azioni globali aumenta di un punto percentuale a un sovrappeso netto del 33%, il massimo degli ultimi 20 mesi. Gli investimenti in azionario statunitense salgono al 16%, il massimo da settembre 2018. L’allocazione ai titoli azionari dei mercati emergenti sale del 3% rendendo questa regione la preferita per il quarto mese consecutivo. Guardando ai settori, l’allocazione alla tecnologia sale del 9%, la più elevata tra gli investitori intervistati.

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