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Economia cinese, già leader al tempo di Giulio Cesare

Economia cinese, già leader al tempo di Giulio Cesare

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Contributor, fabrizio galimberti

09 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Dal 2014 l’economia del paese asiatico è la più grande del mondo superando quella degli Stati Uniti di più del 12 per cento

Un recente e ponderoso studio ha concluso che l’economia cinese è di circa il 12% più piccola rispetto a quanto dicono le statistiche ufficiali. Il che è anche verosimile, ma non cambia
un dato di fatto: cioè il primato, per quanto riguarda la stazza economica, della Cina, che già dal 2014 è la più grande economia del mondo, sopravanzando la seconda – gli Usa – di ben più del 12 per cento.

Questo, naturalmente, sol che si calcoli la grandezza di un’economia in base alle parità di potere d’acquisto: un tasso di cambio particolare che, a differenza dei cambi di mercato, tiene conto del diversi livelli di prezzo nelle economie da comparare.

C’è da stupirsi di questo primato? Molti se ne stupiscono, perché pensano che la volata della Cina, che si è portata in testa al plotone di testa nella HiParade del Pil, è dovuta alla
meteorica crescita degli ultimi decenni, da quando Deng XiaoPing, dando un calcetto (non un calcio) alle ideologie (“Non m’importa se un gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i
topi”) aveva aperto all’economia di mercato.

Tuttavia, la primazia cinese viene da lontano. Traguardata nella tela dei secoli, l’economia cinese era da millenni la più grande del mondo (vedi grafico) e perse questo primato solo a metà dell’Ottocento. Quando Romolo e Remo (se mai siano esistiti) non erano ancora nati, le dinastie Shang e Zhou dominavano un impero già più vasto di quanto Roma avesse mai – prima e dopo – dominato.

A scuola ci insegnano la storia in modo molto eurocentrico’, ed è raro ci dicano che, al tempo in cui il Mediterraneo era un ‘lago romano’, e le legioni occu-pavano Inghilterra e Medio
Oriente, un altro grande impero, di cui i romani non sapevano nulla (e viceversa)
dominava l’Oriente. Ci insegnano (giustamente) come la potenza dell’impero romano non fosse
solo militare, ma anche civile (la rete stradale che permetteva gli spostamenti di truppe e derrate) e amministrativa (il diritto romano). Allo stesso modo, sotto la dinastia Han (che corrisponde grosso modo al tempo della tarda Repubblica romana e del successivo Impero), la
burocrazia cinese (composta da dignitari selezionati) decretava minuziosamente la larghezza degli assi di carri e carrozze, così che, in tutte le strade dell’impero, potessero adeguarsi ai
solchi tracciati.

A questo punto sorge spontanea una domanda. Come si fa a dire che ai tempi dell’impero romano il Pil cinese era il più grande del mondo? La domanda è legittima, tanto più che il Pil è oggi sotto accusa perché fornisce una visione solo parziale del benessere di una nazione. E in ogni caso, tutto l’apparato statistico che oggi ci permette di calcolare il prodotto interno lordo, è
un’istituto recente. Tuttavia, per quanto riguarda il benessere materiale, è possibile farsi un’idea dei Pil antichi ‘retropolando’, a partire dai dati più completi oggi disponibili, le serie statistiche sulla base di una congerie di altri indicatori, dai censimenti alle stime di derrate alimentari e non, dai chilometri di strade al numero di carri e di navi, di armi e aratri, alle misure dei raccolti, ai dati storici di carestie e di abbondanze, alla coniazione di monete, alle fusioni di metalli, a registri catastali, a codici e pergamene di compravendite…

C’è chi ha dedicato una vita intera a mettere assieme, con pazienza certosina, i cocci di dati e
misure, di iscrizioni e miniature, di resoconti degli storici antichi, di anagrafi e pietre tombali, per correlare il tutto a quella che oggi chiamiamo ‘attività economica’. Il principale esponente di questi studi è Angus Maddison (scomparso qualche anno fa) e i risultati di questa eroica
retropolazione (che si ferma all’anno 1, ma c’è chi si è spinto alla preistoria) dicono che alla nascita di Cristo l’economia cinese valeva più del doppio rispetto all’economia dell’intera Europa occidentale.

Questo primato (che presumibilmente valeva anche da molto prima dell’anno 1) fu mantenuto
per milleottocento anni. Fu solo con la rivoluzione industriale che partì dal tardo Settecento in
Europa e si andò dispiegando nell’Ottocento, che l’economia cinese, probabilmente troppo
irreggimentata, perdette colpi, e fu sopravanzata dapprima dall’Europa e poi, già nel tardo Ottocento, dall’America. La rincorsa cinese, che data dal tardo XX secolo e che è culminata,
come ricordato più sopra, col recente sorpasso, è da vedersi insomma non come una sorpresa,
ma come il ritorno a una ‘storica normalità’. Ed è una ‘normalità’ che durerà a lungo. I fondamentali dell’economia cinese vedono una graduale sostituzione di fattori tangibili – basso costo del lavoro, quantità di capitale umano e iniezioni massicce di capitale – con i cruciali
fattori intangibili: qualità del capitale umano, ricerca, capacità innovativa…

Le polemiche pro e contro l’adesione italiana alla ‘Via della Seta’ devono tener conto di questa rivoluzione nelle classifiche della ‘Ricchezza delle Nazioni’…

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Contributor , fabrizio galimberti
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