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Ecco la mappa economica per orientarsi nel mondo del 2050

Ecco la mappa economica per orientarsi nel mondo del 2050

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

13 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “An Economist’s Guide to the World in 2050” è un report a cura di Bloomberg, che, sulla base di stime sul pil, ha analizzato quali saranno i nuovi rapporti di forza economici

  • Le economie emergenti di oggi saranno quelle sviluppate di domani, arrivando a pesare sulla produzione mondiale per il 60%

  • A rischio anche il libero mercato e la democrazia, su cui prevvaranno economia di stato e regimi autoritari

Asia, in particolar modo Cina, economie di stato e regimi autoritari. Il domani sarà molto diverso dall’oggi. Ecco il mondo nel 2050

Chi ha davvero vinto la guerra fredda? Probabilmente la Cina. Inizia con questo botta e risposta lo studio “An Economist’s Guide to the World in 2050”, a cura del centro studi di Bloomberg, che ha stimato il pil potenziale di 39 paesi, dagli Stati Uniti al Ghana, per il 2050. Tra trent’anni la Cina, entrata a fare parte dei grandi proprio grazie alla tensione e poi alle macerie della guerra fredda, sarà già da tempo l’indiscusso egemone economico. Ma, più in generale, in questo mondo futuro, ma prossimo, il sole sorgerà e tramonterà ad oriente.

Il secolo asiatico

I mercati sviluppati di domani saranno quelli emergenti di oggi. Stando alle stime di bloomberg, il pil dei paesi emergenti sta aumentando a un ritmo molto sostenuto. Se nel 2000 queste economie contavano appena per circa un quinto della produzione mondiale, il sorpasso sui paesi avanzati in termini di contribuzione al pil mondiale avverrà nel 2042 fino ad arrivare otto anni dopo a pesare per il 60%. Oltre alla Cina, questa grande crescita degli emergenti sarà dovuta in larga parte alle economie asiatiche. L’India diventerà la terza economia più grande al mondo nel 2033, mentre l’Indonesia arriverà ai piedi del podio nel 2050. Risultato? Tre delle quattro economie più grandi al mondo saranno asiatiche.

Mappa 2050

Più stato, meno mercato, meno democrazia

Con il trasferirsi da occidente ad oriente del centro di gravità economico del mondo, probabilmente si assisterà anche al prevalere dell’economia di stato sul libero mercato. Ad inizio millennio le economie liberalizzate contavano per il 57% del pil mondiale, entro il 2050 tale quota si contrarrà fino ad arrivare al 33%. Le economie a forte controllo statale invece assurgeranno, passando dal 12% al 43%. Ma non è tutto. Potremo osservare anche il tramonto della democrazia in favore di regimi autoritari. Le società democratiche che, all’alba del nuovo millennio, erano gli egemoni economici, contando per il 86% della produzione globale, nell’arco dei prossimi trent’anni perderanno terreno fino ad arrivare alla quota del 60%. A guadagnarci saranno le società solo in parte democratiche, ovvero con quadro di diritti politici e libertà civili incompleto, e quelle autoritarie, che nel 2050 conteranno per il 40% del pil mondiale.

Uno scenario non certo roseo, ma di cui non avere necessariamente paura. Un po’ come la guerra fredda, preannunciata come un’apocalisse, ma, come si è visto, inizio di un nuovo capitolo. In altre parole: “Per le imprese, gli investitori e i governi, la storia non è finita. è appena iniziata” concludono gli autori.

 

 

Lorenzo Magnani
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