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È tornata la “Fomo" mania sui mercati?

È tornata la “Fomo" mania sui mercati?

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

24 Giugno 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • In finanza, la cosiddetta “Fomo” acronimo di “fear of missing out” viene generalmente associata al comportamento investitori in fase di rally dei mercati azionari

  • L’intevista a Enrico Maria Cervellati, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di finanza comportamentale

Il 24 giugno, i principali listini hanno registrato profonde perdite. Ma nei giorni precedenti avevano messo a segno importanti rialzi, tanto che si è tornati a parlare di “Fomo” mania. Enrico Maria Cervellati (Università Ca’ Foscari) spiega le caratteristiche di questo fenomeno dal punto di vista della finanza comportamentale

Mercoledì 24 giugno è stata una giornata da dimenticare per Piazza Affari, che è crollata quasi del 3,5%, terminando gli scambi a 19.162 punti. Dai minimi di fine marzo, però, l’indice ha fortemente recuperato tanto da far tornare a parlare della cosiddetta “Fomo” mania, acronimo di “fear of missing out”. Un fenomeno che generalmente viene associato all’uso dei social media, ma che ritroviamo anche nel mondo della finanza in relazione al comportamento degli investitori in fase di rally dei mercati azionari. Dai minimi di fine marzo, infatti, l’S&P 500 ha guadagnato oltre il 30% e così anche il Ftse Mib. Tuttavia, molti investitori non sono riusciti ad approfittare del forte recupero delle borse. In attesa di capire cosa succederà ora sui listini, guardando indietro si vede come “nelle ultime settimane gli asset più ciclici e quelli di qualità più bassa abbiano recuperato, in quanto la «fear of missing out» (Fomo) si è impadronita degli investitori”, si legge in un report mensile di di Credit Suisse.

Ma cos’è la Fomo e quali sono i meccanismi che portano un investitore a entrare sul mercato per “paura di essere tagliato fuori”?  E, soprattutto, perché è considerato un errore dal punto di vista della finanza comportamentale?  Ne abbiamo parlato con Enrico Maria Cervellati, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di finanza comportamentale.

“In ambito finanziario (ndr, la cosiddetta “Fomo”) si riferisce al fatto che, quando il mercato è ripartito com’è successo in questi mesi, hai paura di perdere un’opportunità. Da un lato rimpiangi di non essere già entrato sul mercato, ma dall’altro non vuoi perdere ulteriori occasioni.” spiega Cervellati a We Wealth, evidenziando che, dal punto di vista della finanza comportamentale c’è chi vede la Fomo come un errore cognitivo, legato all’avversione alla perdita, in questo caso una perdita di opportunità, e chi la associa invece alla sfera emotiva, quindi al rammarico per aver perso un’occasione.

“Sempre più investitori sono soggetti a questo atteggiamento, e sono entrati sul mercato non perché guardano ai fondamentali ma perché hanno paura di non cogliere un’occasione”. Il problema, spiega Cervellati, è che questo fenomeno “va a gettare ulteriore benzina sul fuoco in una fase di rialzo come in questo caso che non è supportata dai fondamentali. È un meccanismo che si auto-rafforza” sottolinea il professore. La Fomo, continua Cervellati, porta a quello che gli economisti definiscono “sunk cost fallacy” ovvero l’illusione dei costi sommersi. Nello specifico si tratta di un errore in cui si cade quando “per prendere una decisione vieni influenzato dal fatto che hai subito un costo in passato o in questo caso un mancato guadagno” spiega Cervellati, e ribadisce: “razionalmente non devo farmi influenzare dal fatto che non ho partecipato al rally di mercato altrimenti si rischia di commettere errori di timing”.

Ma come può un consulente “curare” la Fomo del cliente? Secondo Cervellati, il compito del consulente in questo caso è quello di “far ragionare il cliente sulle reali prospettive del mercato in quel momento e di tornare alle basi e ricontestualizzare in base al cliente e ai suoi obbiettivi”. “Soprattutto con quei clienti che tendono a seguire quello che fanno gli altri, bisogna ricordargli che magari gli altri lo fanno perché hanno altre esigenze o un’altra propensione al rischio” conclude il professore.

Virginia Bizzarri
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